Imprese farmaceutiche e dell’indotto. Dompé (Farmindustria): “Una sinergia virtuosa”
“L’Osservatorio Pharmintec ha permesso di far conoscere una realtà come l’indotto farmaceutico che è poco nota e far identificare in una business community che è molto partecipata” ha premesso Guido Corbella, responsabile dell’organizzazione della manifestazione fieristica Pharmintech e a.d. di Ipack-Ima. “Da almeno una decina d’anni – ha spiegato il responsabile del rapporto Giampaolo Vitali, segretario del Gruppo economisti d’impresa – l’industria farmaceutica italiana che prima faceva tutto al suo interno si è organizzata in maniera diversa, con un decentramento nel senso di acquisto di fasi di lavorazioni o componenti, un processo analogo a quello compiuto ancora prima da altri settori come l’automobilistico e il tessile. Così si riducono i costi, si aumenta l’efficienza e si investe nell’innovazione, quindi si regge meglio la concorrenza sul mercato internazionale. Come mostrano i dati del rapporto, l’indotto farmaceutico mostra una maggiore produttività della media industriale nazionale, un’alta qualità del lavoro, più investimenti ed esportazioni”.
Il valore e la dinamicità del settore sono emersi dal campione delle 113 imprese rappresentative dell’intero indotto che produce macchinari, materiali e servizi, e si è confermato in quello che è una novità di quest’edizione e cioè il confronto con imprese della business communty Ipack-Ima: “Un segmento affine per tipologia di aziende che producono per altri settori forti, quale l’alimentare. Le tendenze evidenziate per fatturato, occupazione, esportazioni e aspettative sono state simili”.
La ripresa appare dunque ben agganciata e l’ottimismo prevale, come mostrano sempre nel rapporto dell’Osservatorio Pharmintech le stime del primo semestre 2011. Le considerazioni positive vengono rafforzate dal commento del presidente di Farmindustria Sergio Dompé. “I dati dell’Osservatorio fotografano l’andamento positivo generato da imprese del farmaco e imprese dell’indotto. La farmaceutica ha un alto potenziale innovativo – 80% di aziende innovatrici contro la media del 40% dell’industria manifatturiera – e la capacità innovativa delle une aiuta le altre” ha sottolineato Dompé.
I numeri della farmaceutica e del suo indotto sono 130mila addetti con 6,5 miliardi di stipendi e contributi, 36 miliardi di produzione, 3 miliardi di investimenti in ricerca&sviluppo e produzione. “L’indice di esportazione medio della farmaceutica è salito oggi a più del 56% della produzione, e la farmaceutica è tra i settori a più alta intensità tecnologica, con 250 progetti di nuovi farmaci in sviluppo e investimenti da 2,4 miliardi all’anno. La percentuale dei laureati è molto alta e nella ricerca aumenta sempre di più la quota femminile, già al 54%, ma anche tra quadri e dirigenti, con il 20%. La sfida oggi è la competitività e per questo bisogna organizzarsi in network, ma occorrono anche politiche adatte a mantenere qui una presenza industriale che è un patrimonio per il paese: in questa direzione è positiva l’introduzione del credito d’imposta per la ricerca”.
Parlando di competitività è inevitabile pensare ai costi, ricordando anche che l’Italia ha un primato manifatturiero in Europa che le fa pagare di più la crisi. “Ci vuole un software nuovo per parlare aI futuro” ha concluso Dompé. “I costi c’entrano, ma sarebbe un grande errore non legare il costo al valore. Guardando i dati, il contributo al paese della farmaceutica e del suo indotto (investimenti, imposte, stipendi, ecc) è maggiore della spesa per i medicinali, e c’è poi l’export farmaceutico. La spesa farmaceutica convenzionata dal 2001 al 2010 è diminuita rispetto al Pil e i prezzi a ricavo dell’industria dei medicinali in Italia sono più bassi della media europea: con i conti in ordine, comprimere oltre misura i prezzi dei farmaci potrebbe portare alla chiusura impianti nel nostro paese, mettendo a rischio anche l’indotto, e ridurre la capacità di esportare”.
E.V.
31 Maggio 2011
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