Toscana. Governo clinico, bioetica e comitati etici. Le disposizioni per il nuovo assetto non soddisfano gli infermieri

Toscana. Governo clinico, bioetica e comitati etici. Le disposizioni per il nuovo assetto non soddisfano gli infermieri

Toscana. Governo clinico, bioetica e comitati etici. Le disposizioni per il nuovo assetto non soddisfano gli infermieri
L'Ipasvi di Firenze evidenzia una presenza poco incisiva della rappresentanza infermieristica, paventando le conseguenze che questo sbilanciamento porterà nei processi decisionali. "Il documento mostra una facciata di rappresentatività multiprofessionale che in realtà è ben poco rappresentativa e che non troverà occasione di confronto, di discussione e quindi di crescita per il benessere del cittadino e l'innovazione socio sanitaria".

Il Collegio Ipasvi di Firenze fa il punto sulla proposta di legge regionale “Disposizioni in merito al nuovo assetto organizzativo delle funzioni di Governo Clinico regionale, della Commissione regionale di Bioetica e dei Comitati Etici della Toscana”. Attraverso una lettera aperta ai membri del Consiglio Regionale della Toscana, l’ente, nato per tutelare i cittadini e rappresentare i professionisti del settore (infermieri, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia) sottolinea la presenza, all’interno del documento, di alcuni punti in cui figura dell’infermiere non è presa nella dovuta considerazione, evidenziando una presenza poco incisiva della rappresentanza infermieristica. Uno sbilanciamento che potrebbe portare delle conseguenze nei processi decisionali.
 
"Ad esempio – dicono da Ipasvi Firenze – l’ufficio di coordinamento: non si comprende perché si vogliano inserire quattro medici e un solo infermiere; una sola presenza non garantisce equità di dialogo e di visioni costruttive tra professioni diverse, ma sinergiche. Anche il comitato tecnico scientifico diventa a esclusivo indirizzo medico. Infatti non è ben chiaro a quali professionisti ci si rivolga con la dicitura ‘dodici professionisti esperti’. Se si parla di rappresentatività, la quota degli infermieri non può essere minima. Le università toscane nominano di nuovo solamente medici, benché debbano la loro attività in gran parte al sostegno economico derivante dai corsi di laurea e post laurea delle professioni sanitarie non mediche. Diventa ancora una volta strumentale inserire ben dieci medici in una commissione di bioetica quando in realtà gli argomenti di natura bioetica coinvolgono esperti trasversali a ogni disciplina tecnica scientifica; una scelta che non lascerebbe spazio etico al confronto".
 
Ipasvi Firenze chiede quindi "che nel Comitato tecnico scientifico (ART 49 sexies comma 1 lettera b) sia presente un numero di infermieri proporzionale alla reale forza in campo nel SSR, che non potrà essere inferiore a sei provenienti dalle varie aree (territoriale, RSA, emergenza, ospedaliera chirurgica-medica-pediatrica, sanità privata)".
 
Sollecita inoltre "la presenza di almeno tre infermieri nella Commissione etica (da normativa gli infermieri sono responsabili dell’assistenza); la presenza di almeno due infermieri nella commissione terapeutica, in quanto, come citato al punto 1 dell’Art. 16 che richiama Art.81 Lr40/2015, ‘gli obbiettivi per il raggiungimento di elevati livelli di sicurezza, appropriatezza e di economicità nell’impiego dei medicinali e dei dispositivi medici vedono coinvolti gli infermieri primi utilizzatori dei dispositivi e presidi, ma anche osservatori che rilevano gli effetti delle terapie prescritte’".
 
Essenziale infine "la presenza di infermieri nel Comitato etico regionale per la sperimentazione clinica in quanto l’infermiere partecipa attivamente alla ricerca nel rispetto dei valori etici e deontologici; la presenza di almeno due infermieri nel Centro regionale per la gestione del rischio clinico e sicurezza del paziente, in quanto responsabili nell’area sicurezza e qualità dell’assistenza alla persona".

"Pur appoggiando l’integrazione e il libero confronto – concludono i rappresentanti di Ipasvi Firenze – è chiaro che il documento mostra una facciata di rappresentatività multiprofessionale che in realtà è ben poco rappresentativa e che non troverà occasione di confronto, di discussione e quindi di crescita per il benessere del cittadino e l'innovazione socio sanitaria".

30 Settembre 2016

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