Immunoterapia: la risposta è influenzata dalla composizione del microbiota intestinale. Attenzione agli antibiotici

Immunoterapia: la risposta è influenzata dalla composizione del microbiota intestinale. Attenzione agli antibiotici

Immunoterapia: la risposta è influenzata dalla composizione del microbiota intestinale. Attenzione agli antibiotici
Science questa settimana pubblica due diverse ricerche, una americana, l’altra francese, sull’argomento microbiota  e risposta all’immunoterapia. Il messaggio di fondo è che il sistema immunitario è certamente influenzato dai batteri che albergano nel nostro intestino (e non solo) e che la risposta all’immunoterapia, proprio per queste interferenze, può risultare facilitata o ostacolata dal microbiota. Dai due studi emergono come batteri ‘amici’ l’Akkermansia muciniphila e le Ruminococcaceae; al contrario, la somministrazione di antibiotici a ridosso dell’immunoterapia potrebbe ridurne sensibilmente gli effetti, andando ad alterare la composizione del microbiota.

L’immunoterapia, che ha rivoluzionato il trattamento di una serie di tumori, avrebbe un alleato insperato nella flora batterica intestinale. Il microbiota, stando i risultati di due diverse ricerche pubblicate su Science, sarebbe insomma in grado di influenzare l’esito di questa terapia.
 
Una scoperta importantissima che, come ricaduta immediata, si porta dietro il monito ad utilizzare gli antibiotici con grande oculatezza e parsimonia nei pazienti candidati all’immunoterapia. Uno di questi studi ha infatti evidenziato che le persone trattate con antibiotici per infezioni varie, presentano una ridotta risposta all’immunoterapia. A rischio sono soprattutto i farmaci in grado di bloccare le proteine PD-1 e PD-L1 , target dell’immunoterapia.
 
Le questioni che si aprono alla luce di queste evidenze, a questo punto sono due: è necessariomonitorare con attenzione l’uso degli antibiotici nei pazienti oncologici? È ipotizzabile chemanipolando in maniera opportuna il microbiota si riesca a potenziare l’effetto dell’immunoterapia?
 
Se è vero che in questo momento gli studi sul microbioma sono ‘di moda’ e vengono accolti favorevolmente sulle riviste scientifiche, va anche detto che l’accoppiata vincente microbiota-immunoterapia è stata tirata in ballo per la prima volta nel 2015, quando uno studio su modello animale (topo) ha evidenziato che un tipo particolare di batteri intestinali era in grado di aumentare la risposta ai farmaci aventi come target il PD-L1.
 
E’ questo lo studio che ha ispirato il disegno della ricerca condotta da Jennifer Wargo (University of Texas, MD Anderson Cancer Center, Houston, USA) e colleghi, autori di una delle ricerche pubblicate su Science. I ricercatori americani hanno raccolto un centinaio di campioni fecali di pazienti con melanoma in fase avanzata, prima dell’inizio del trattamento immunoterapico con agenti anti-PD-1; i soggetti con la maggior diversità del microbiota e con elevato numero di Clostridiales (in particolare di Ruminococcaceae) sono risultati avere la migliore risposta all’immunoterapia.
 
Il secondo è uno studio francese, firmato da Laurence Zitvogel e Guido Kroemer del Gustave Roussy Cancer Campus di Villejuif (Francia). Questa ricerca ha dimostrato che i pazienti oncologici, che ricevono una terapia antibiotica subito prima o dopo aver iniziato l’immunoterapia, rispondono meno agli agenti anti-PD-1. Al contrario, i soggetti (sia umani che topi) che nel microbiota albergano il batterio Akkermansia muciniphila presentano una migliore risposta all’immunoterapia. Si tratta di un risultato importante che può spiegare almeno in parte perché una grossa quota di pazienti oncologici non risponde all’immunoterapia; una delle cause di resistenza primaria agli inibitori dei checkpoint immunitari potrebbe dunque essere un’alterata composizione del microbiota intestinale.
 
Per quanto intriganti, si tratta di risultati preliminari, che meritano di essere vagliati attentamente prima di poter dare indicazioni precise sull’utilizzo degli antibiotici o sulla supplementazione di batteri ‘amici’ (come Akkermansia muciniphila) nei pazienti oncologici candidati all’immunoterapia.
Di certo, questi lavori e gli studi pionieristici che li hanno preceduti, hanno inaugurato un nuovo capitolo della ricerca nel campo dell’immunoterapia e porteranno ad un fiorire di ricerche su come i batteri intestinali possano influenzare il sistema immunitario e agire in maniera sinergica o antagonista all’immunoterapia.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

06 Novembre 2017

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