L’altra metà del cielo e la medicina amministrativa

L’altra metà del cielo e la medicina amministrativa

L’altra metà del cielo e la medicina amministrativa

Gentile direttore,
L’altra metà del cielo sono gli uomini e le donne liberi e sinceri che lavorano per il bene dei più, compresi loro stessi. Sono, in campo medico, i Colleghi capaci ed esperti che non ottengono l’idoneo ascolto, quelli capaci e giovani che non trovano impiego, quelli responsabili che non accetteranno mai incarichi per i quali non si sentono all’altezza, quelli che riconoscono le competenze e sanno valorizzarle, le incompetenze e provano a ridurne il danno, quelli che sono aggrediti o vilipesi a causa di assurdità organizzative che comportano il mancato riconoscimento di situazioni di pericolo e quindi l’assenza di profilassi.
 
Non importa quale sia il loro genere. Occorre dirlo oggi, giornata dedicata alle donne, per fare davvero spazio alle qualità professionali utili, contro la medicina, più che amministrata, amministrativa il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti. La questione medica non si risolverà rendendo ancora più burocratico il sistema, ma facendo sì che diventi trasparente il reclutamento delle figure responsabili e delle matricole, di nuovo in maniera indipendente dal genere.
 
La trasparenza, ad esempio, non si ottiene costruendo giganteschi apparati di controllo, ma cominciando a riparare “le finestre rotte” dell’istituzione sanitaria. Così come New York, un tempo metropoli del crimine, è diventata una città frequentabile facendo pagare il biglietto della metropolitana a tutti e sistemando gli spazi degradati sotterranei, quindi di superficie, un sistema sanitario a pezzi dovrebbe ripartire dalla bonifica delle regole di ingaggio perché gli investimenti diventino appropriati e l’organizzazione del lavoro rispondente ai bisogni di salute.
 
Oggi viviamo in una struttura che al contrario burocratizza le attività tecniche, soffocandole, sperimentando su queste sedicenti facilitazioni operative che il più delle volte si rivelano impraticabili, giacché pensate da chi non svolge il lavoro sul quale dovrebbero trovare applicazione; una struttura che accentra compiti da declinare in maniera periferica, come sono, ad esempio, le funzioni preventive. Queste non si limitano, ovviamente, alle vaccinazioni e alla tutela della salute del lavoratore: dovrebbero essere predisposte azioni preventive specifiche per ogni campo della medicina. La cosa è, a mio parere e per inciso, meno avvertita dacché un organo a sé stante ha l’incarico di occuparsi di prevenzione in senso lato. 
 
Il ritorno al rispetto della dottrina e dell’arte medica, al cui servizio occorre che i quadri amministrativi si pongano -mentre non è così- sarà attestato dalla trasparenza e dalla correttezza dei metodi di assunzione e di conferimento delle cariche. E’ qualcosa di ben più alto e debito di ogni quota rosa, presentata da taluni come il contributo al restauro del sistema sanitario pubblico, mentre non è più di un obolo cencioso che come donna e medico rifiuto apertamente.

Certo dovranno essere segnalate e superate disparità di qualsiasi tipo (a cominciare da un confronto approfondito fra gli stipendi di medici donne e uomini, da una rivalutazione della tutela della maternità e dalla disamina di discriminazioni di ogni ordine e grado), ma l’errore più grande sarebbe quello di sposare l’idea di quote di rappresentanza di genere, a prescindere da nuovi criteri di reclutamento.  
 
Gemma Brandi
Psichiatra psicoanalista
Esperta di Salute Mentale applicata al Diritto

Gemma Brandi

08 Marzo 2018

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