Continuità assistenziale: no al depotenziamento spacciato per modernizzazione

Continuità assistenziale: no al depotenziamento spacciato per modernizzazione

Continuità assistenziale: no al depotenziamento spacciato per modernizzazione

Gentile direttore
continua la battaglia del Sindacato dei Medici Italiani contro le aggressioni alla guardia medica, al 118, nei Pronto Soccorso, negli ambulatori sul territorio, in particolare modo contro le donne, che rappresentano ormai la maggioranza dei medici di Continuità Assistenziale. E prosegue la lotta contro il precariato e i tagli alle indennità fatto da diverse regioni, tra queste la Basilicata e l’Abruzzo. 

Lo Smi denuncia la presentazione di proposte di smantellamento, ovvero depotenziamento, delle postazioni tanto in Campania, soprattutto a Napoli, quanto in Veneto, nella direzione di una assistenza non più H24, ma H16, scaricando compiti impropri sul 118 e, quindi, sul Pronto Soccorso. 

Si cerca di creare confusione sui compiti della ex Guardia Medica, ora definita Continuità Assistenziale, per esempio sulla gestione della cronicità, un orientamento sbagliato che, è stato appunto, anche recepito nella Convenzione siglata qualche settimana fa. Infatti il recente accordo nazionale, in assenza di risorse e di una moderna filosofia di sistema, ha un impianto debole e contraddittorio, per esempio, sulle sfide della presa in carico della cronicità e che scarica pesi impropri sulla Continuità Assistenziale, anche nella prospettiva di creare le condizioni per aprire le porte a soggetti privati esterni. È, invece, opportuno ricordare che il servizio di guardia medica è deputato ad effettuare interventi di natura indifferibile, quindi quei casi che non possono attendere l’assistenza dei medici di famiglia il mattino a partire dalle 8,00, altra questione è il giusto coinvolgimento del settore nella gestione coordinata diurna dei cronici. 

Garantiamo un diritto dei cittadini ad avere una assistenza h 24, è un LEA di cui lo Stato si deve fare garante. Le forze sindacali, devono vigilare su un diritto costituzionale che tutela tutti i cittadini, ricchi, poveri, anziani, giovani che siano. Il che avviene sempre meno, per colpa di alcuni, come a Napoli, dove si confonde la modernizzazione dei servizi con i tagli, la riduzione dell’assistenza H16, ne è la dimostrazione. In questo senso, lo Smi locale ha denunciato con decisione e puntualità questo processo della Regione Campania con il sostegno della Fimmg e con la ferma opposizione, per fortuna delle associazioni di difesa dei cittadini, come Federconsumatori 
 
È incredibile che una parte della classe dirigente sindacale e degli Ordini dei Medici, non abbia un sol pensiero rivolto a quei colleghi che lavorano da anni nel precariato assoluto. Tutte le altre categorie hanno intrapreso questa strada ma in ambito medico pare che solo lo SMI sia impegnato in tal senso: una nostra interrogazione al parlamento Europeo ha prodotto un documento tramite la commissione della Sanità comunitaria, che dà facoltà allo stato Italiano con un programma concreto di sciogliere questo nodo, a costo quasi zero. Ma come si suol dire non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e tutto resta nel limbo 
 
L’obiettivo di diverse Regioni sembra quello di fare scappare i medici del settore, colpiti da una situazione logistica deficitario, da un contesto organizzativo precario, spesso senza sistemi di sicurezza adeguati a norma di legge, e oggetto di continue aggressioni. Se a ciò aggiungiamo che in alcune realtà, a seguito di una discutibile segnalazione della Corte dei Conti, alcune Regioni, mi riferisco a Abruzzo e Basilicata, hanno deciso di tagliare illegittimamente le indennità previste dal contratto nazionale (convenzione), tra queste proprio quella di rischio, allora possiamo dire che oltre al danno c’è anche la beffa”. Il che dimostra ancora di più la necessità di rispondere con forza e con una seria mobilitazione in tutto il Paese. Nessuno ci prende in giro, serve rispetto 
 
In Campania a Napoli ma anche in Veneto i segnali sono ancora più evidenti si vuole tornare all’h16, scaricando compiti impropri sul 118, e quindi sul Pronto Soccorso. Ora basta, la nostra proposta è chiara: risorse per la messa in sicurezza del sistema, accordi ad hoc immediati in Basilicata e Abruzzo per garantire le giuste indennità contrattuali alle guardie mediche anche con valore retroattivo, lotta al precariato, infine no alla chiusura delle postazioni sul territorio, no a sperimentazione basate sull’H16, come si vuole fare a Napoli, con la benedizione della Fimmg di Scotti, sì all’assistenza H24. 
 
Alfredo Granito
Responsabile Nazionale Smi Continuità Assistenziale
Componente Direzione Nazionale SMI

Alfredo Granito (SMI)

18 Maggio 2018

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