Aggressioni medici. Attivare percorsi preventivi dalle “buone pratiche” orientate al genere

Aggressioni medici. Attivare percorsi preventivi dalle “buone pratiche” orientate al genere

Aggressioni medici. Attivare percorsi preventivi dalle “buone pratiche” orientate al genere
Occorre condividere gli approcci e le esperienze esistenti, e sviluppare un quadro unitario che possa servire da orientamento ai fini dell’integrazione delle problematiche di genere nelle politiche e nelle pratiche connesse alla Salute e Sicurezza sul Lavoro. Prendere in considerazione tutti i rischi. Alcuni rischi che interessano le donne hanno ricevuto meno attenzione, come il lavoro che richiede di stare a lungo in piedi e gli aspetti della sfera riproduttiva e sessuale al di fuori della gravidanza. 

Per combattere la violenza di genere sul posto di lavoro o limitarne i danni, in particolare nel comparto sanità, occorre puntare alla piena attuazione della prevenzione di genere invocata in maniera esplicita dalla vigente normativa in materia di Igiene e Sicurezza del Lavoro, senza però trovare ancora nei documenti di valutazione del rischio, elementi concreti cui poter fare costantemente riferimento. In ogni occasione richiamiamo l’attenzione su questa delicata questione, precisa Filippo Anelli, presidente FNOMCeO, convinti che la tutela della salute e sicurezza delle nostre colleghe è sempre più a rischio nel delicato lavoro ospedaliero.
 
Eppure in ben otto articoli del D.Lgs. 81/2008 (1,6,8,28, 40, 183, 190 202) il legislatore richiama il datore di lavoro a rivolgere un’attenzione particolare al genere femminile perché fosse particolarmente salvaguardato. Una studiosa canadese di medicina del lavoro, Karen Messing ha posto in più occasione diversi quesiti, ancora senza risposta, riguardanti la precarietà delle condizioni di lavoro femminili rispetto a quelle dei maschi: i problemi muscolo scheletrici delle donne sono meno riconosciuti; c’è ancora una discriminazione nell’accesso agli indennizzi; i maschi sono più indennizzati delle donne; le donne in lavori maschili hanno più infortuni; le donne che lavorano al computer sono più esposte degli uomini; i dispositivi di protezione individuali (DPI) non sono concepiti anche per il genere femminile; il seno delle donne non è considerato nella progettazione; non è studiata la relazione tra tossici industriali e menopausa.
 
A questo quadro vanno aggiunti altri aspetti di salute indiretti quali i diversi livelli di formazione nei due generi, in quanto alle donne il doppio carico (impegno familiare e lavoratrice) sottrae tempo per la formazione, anche per la salute e sicurezza e il tempo extralavorativo difficilmente può essere impiegato in questa direzione. Un’altra difficoltà per le donne sarebbe generata anche dalla diversa esperienza femminile nel mondo del lavoro, troppo recente per avere acquisito sufficiente “cultura” nei processi decisionali in un quadro di valori che può esprimere differenze da quello maschile generando maggiori conflitti.
 
Occorre partire per attivare idonei percorsi preventivi dalle “buone pratiche” orientate al genere, tenendo presente quanto sottolineato dal foglio 43 dell’Agenzia Europea (Osha-EU). In questo documento, ancora poco noto, vengono elencati i settori lavorativi dove l’elevata presenza femminile necessita di per sé un’attenzione specifica: rischio biologico (agenti infettivi, polvere organica e spore); rischio chimico (agenti detergenti, disinfettanti, gas anestetici, farmaci, coloranti, solventi, piombo, silice, pesticidi, ridotta qualità dell’aria); rischio fisico ( movimentazione manuale dei carichi, posizioni di lavoro faticose, cadute e scivolamenti, temperature fredde o calde, rumore, movimenti ripetitivi, posizione di lavoro fissa); rischio psico-sociale (lavoro che richiede impegno emotivo, lavoro in ore diverse da quelle socialmente condivise, violenze e aggressioni da utentiu, lavoro monotono e ripetitivo, lavoro frenetico, lavoro a prestazione, lavoro senza controllo, interruzioni frequenti).
 
Va inoltre considerato che, nell’ambito delle previsioni europee basate sul parere degli esperti sui rischi psicosociali, si sottolineano come rischi emergenti legati alla condizione femminile quali: le nuove forme di contratto di lavoro e l’insicurezza del posto di lavoro; l’invecchiamento della forza lavoro; l’intensificazione del lavoro e il già noto elevato coinvolgimento emotivo sul lavoro. Per finire occorre evidenziare quale elemento inconscio di insoddisfazione delle donne quello che svolgono, più spesso degli uomini, lavori non retribuiti come l’assistenza ai famigliari malati, nonché le cure parentali alle quali dedicano, mediamente, tre volte il tempo degli uomini. Ecco perché ai nove milioni di donne lavoratrici dovrà essere assicurato un percorso diversificato, rispetto ai loro colleghi uomini, per la valutazione del rischio sui posti di lavoro.
 
Spetta al medico competente, specialista in medicina del lavoro oppure in igiene o medicina legale, attivare un percorso al femminile, considerando anche le attività extralavorative che vengono svolte dalle donne, soprattutto in famiglia. Per la presidente di Federsanità ANCI Tiziana Frittelli è necessario promuovere e favorire un approccio sensibile alle specificità di genere. Le attività di ricerca e prevenzione, nonché gli interventi programmatici dovrebbero recepire, al loro interno, elementi di sensibilità rispetto al genere, onde contribuire a garantire una prevenzione efficace ed evitare discriminazioni tra uomini e donne nell’ambito della SSL.
 
Sarebbe altresì auspicabile che una prospettiva di genere venisse sistematicamente incorporata nelle attività di ispezione del lavoro, legislative e di orientamento, nonché nelle attività di valutazione e prevenzione dei rischi. Il personale medico e paramedico con competenze in tema di SSL ed altri soggetti impegnati, tra cui tecnici della sicurezza e i fisioterapisti, hanno bisogno di maggiore formazione relativamente a questi temi. E’ necessario, a tutti i livelli, prendere coscienza della necessità di un approccio sensibile al genere e di iniziative di supporto volte a conseguirlo.
 
Occorre condividere gli approcci e le esperienze esistenti, e sviluppare un quadro unitario che possa servire da orientamento ai fini dell’integrazione delle problematiche di genere nelle politiche e nelle pratiche connesse alla Salute e Sicurezza sul Lavoro (SSL). Prendere in considerazione tutti i rischi. Alcuni rischi che interessano le donne hanno ricevuto meno attenzione, come il lavoro che richiede di stare a lungo in piedi e gli aspetti della sfera riproduttiva e sessuale al di fuori della gravidanza.
 
Occorre maggiore attenzione in questo settore per considerare tali aspetti nel quadro delle attività di valutazione e prevenzione. Sarebbe opportuno adottare un approccio olistico alla SSL, che riconosca e prenda in considerazione problemi come il conflitto tra lavoro e famiglia, le molestie e le discriminazioni.

Domenico Della Porta
Delega Federsanità ANCI Sicurezza dei Lavoratori e Strutture Sanitarie 

Domenico Della Porta

17 Giugno 2018

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