La depressione è il disturbo mentale più diffuso. In Italia ne soffrono 2,8 mln di persone. Più colpiti i ceti bassi. I numeri Istat

La depressione è il disturbo mentale più diffuso. In Italia ne soffrono 2,8 mln di persone. Più colpiti i ceti bassi. I numeri Istat

La depressione è il disturbo mentale più diffuso. In Italia ne soffrono 2,8 mln di persone. Più colpiti i ceti bassi. I numeri Istat
Pubblicato il nuovo report che fotografa lo stato della salute mentale nel nostro Paese. Rilevato come i disturbi ansioso-depressivi si associano a condizioni di svantaggio sociale ed economico. Alzheimer e demenze problema impellente: colpito il 4,7% degli anziani. Rimane basso il tasso di suicidi rispetto all’Europa. 800 mila persone ogni anno usufruiscono dei servizi dei Dsm. IL REPORT

“La depressione è il disturbo mentale più diffuso: si stima che in Italia superino i 2,8 milioni (5,4% delle persone di 15 anni e più) coloro che ne hanno sofferto nel corso del 2015 e siano 1,3 milioni (2,5%) coloro che hanno presentato i sintomi della depressione maggiore nelle due settimane precedenti l’intervista”. È questo l’esito del report Istat 2015-2017 ‘La salute mentale nelle varie fasi della vita’ che ha messo sotto la lente un grandissimo problema della nostra società.
 
Ma rispetto ad Europa in Italia depressione è meno diffusa.
“Rispetto alla media dei paesi europei – rileva l’Istat – , in Italia la depressione è meno diffusa tra gli adulti e tra i 15-44enni (1,7% contro 5,2% media Ue28) mentre per gli anziani lo svantaggio è di 3 punti percentuali”.
 
“La depressione – ricorda l’istituto – è spesso associata con l’ansia cronica grave. Si stima che il 7% della popolazione oltre i 14 anni (3,7 milioni di persone) abbia sofferto nell’anno di disturbi ansioso-depressivi. Al crescere dell’età aumenta la prevalenza dei disturbi di depressione e ansia cronica grave (dal 5,8% tra i 35-64 anni al 14,9% dopo i 65 anni). Rispetto agli uomini, lo svantaggio delle donne emerge in età adulta e si acuisce oltre i 65 anni di età”.
 
I disturbi ansioso-depressivi si associano a condizioni di svantaggio sociale ed economico.“Rispetto ai coetanei più istruiti, raddoppiano negli adulti con basso livello di istruzione e triplicano (16,6% rispetto a 6,3%) tra gli anziani, fra i quali risultano però meno evidenti i differenziali rispetto al reddito”.
 
Il fenomeno nella scuola.
“In Italia nell’anno scolastico 2016/2017 – scrive l’Istat – i due terzi degli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado presenta una disabilità di tipo intellettivo (oltre 170mila alunni). Si stima che i minori con disturbi mentali dell’età evolutiva ospiti dei presidi residenziali siano 11 su 100mila minori residenti”.
 
Condizione lavorativa fa la differenza.
Istat segnala come “per la salute mentale è rilevante la condizione lavorativa: inattivi e disoccupati tra i 35-64 anni riferiscono più spesso disturbi di depressione o ansia cronica grave (10,8% e 8,9%) rispetto ai coetanei occupati (3,5%). Il numero medio di giornate di assenza dal lavoro è tre volte superiore tra gli occupati se affetti da depressione o ansia (18 gg contro 5 gg nell’anno)”.
 
La questione dipendenze.
“Con riferimento alle dipendenze, nel 2016 i ricoveri per diagnosi droga-correlata sono 108 ogni milione di residenti (pari a 6.575, +10% rispetto al 2015), in aumento nell’ultimo triennio soprattutto tra i giovani di 15-34 anni”.
 
Alzheimer e demenze problema crescente.
“Con l’invecchiamento della popolazione, la malattia di Alzheimer e le demenze sono diventate patologie rilevanti per la salute pubblica – evidenzia l’indagine – . Si stima che circa il 4,7% della popolazione anziana ne sia affetta, in particolare le donne ultraottantenni (14,2%). Queste due malattie figurano tra le cause di morte in oltre 52 mila casi all’anno di decessi di anziani”.
 
Tasso suicidi molto più basso della media europea.
“Il tasso di mortalità – rimarca l’Istat – per suicidio in Italia è pari a 6 per 100mila residenti (più basso della media europea, pari a 11 per 100mila). Tale quota aumenta con l’età, passando da 0,7 nei giovanissimi (fino a 19 anni) a 10,5 negli anziani, con valori 4 volte maggiori nei maschi rispetto alle femmine. Nella classe di età tra i 20 e i 34 anni, il suicidio rappresenta una rilevante causa di morte (12% dei decessi)”.
 
Nel 2016 sono 800 mila gli italiani che hanno ricevuto trattamenti nei servizi dei Dsm.“Nel 2016 circa 800mila persone di 18 anni e più (161 per 10mila residenti) hanno ricevuto trattamenti nei servizi dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm). Tra gli uomini adulti il principale disturbo è la schizofrenia e altre psicosi funzionali; nelle donne le sindromi nevrotiche e somatoformi e, dopo i 35 anni, la depressione; tra gli anziani la depressione”.

26 Luglio 2018

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