Batterio Killer. Il Ministero della Salute scende in campo: “In attesa dei dati da parte delle Regioni”

Batterio Killer. Il Ministero della Salute scende in campo: “In attesa dei dati da parte delle Regioni”

Batterio Killer. Il Ministero della Salute scende in campo: “In attesa dei dati da parte delle Regioni”
Da Lungotevere Ripa dopo i casi di alcuni sospetti decessi causati dal Mycobacterium chimaera “si è in attesa di ricevere riscontro dalle regioni e il ritardo è probabilmente dovuto al fatto che il lungo periodo di incubazione e la scarsa specificità del quadro clinico rendono complessa e laboriosa l’identificazione di casi possibili che devono, comunque, essere confermati da indagini di laboratorio specifiche, non sempre disponibili per i casi individuati retrospettivamente”. Al lavoro su raccomandazioni ad hoc.

Batterio killer, scende in campo il Ministero della Salute dopo i sospetti decessi verificatisi in Veneto ed Emilia Romagna.
 
“Il Mycobacterium chimaera – si legge sul sito del Ministero – , comunemente conosciuto come "batterio killer", è un batterio identificato per la prima volta nel 2004, diffuso in natura, presente soprattutto nell’acqua potabile e generalmente non pericoloso per la salute umana.
 
Casi invasivi di M. chimaera sono stati riscontrati in Europa, e non solo, e sono stati associati all’utilizzo di dispositivi di raffreddamento/riscaldamento (Heater-Cooler Devices, HCD) necessari a regolare la temperatura del sangue in circolazione extra corporea durante interventi cardiochirurgici, per lo più per contaminazione dei pazienti tramite aerosol proveniente dall’acqua delle taniche dei dispositivi. La prima identificazione di un caso di infezione associato a questo tipo di dispositivo risale al 2014, anche se attraverso indagini retrospettive è stato possibile riconoscere anche casi verificatisi precedentemente, a partire dal 2011”.
 
“Il periodo di incubazione – si evidenzia – dopo l'esposizione al M. chimaera risulta lungo, con una mediana di 17 mesi (range 3-72 mesi). Segni e sintomi sono generalmente aspecifici e comprendono affaticamento, febbre e perdita di peso. Non esiste una terapia stabilita e il tasso di mortalità è circa del 50%. Attualmente, l’entità dell’epidemia globale non è nota con esattezza.

Prima del decesso dell'anestesista di Vicenza, il 2 novembre scorso, l’Italia sembrava esclusa dall’emergenza di queste nuove infezioni”.
 
Il Ministero della Salute, ricorda che alcuni mesi fa, all’interno della cornice istituzionale rappresentata dal Piano Nazionale di contrasto dell’antibiotico-resistenza (PNCAR) 2017-2019, ha “avviato un’attività di valutazione del rischio per il nostro Paese allo scopo di emanare raccomandazioni specifiche”.
 
Questa fase preliminare include diverse azioni, tra cui:
un approfondimento dei dati raccolti a partire dal 2016 dall’ISS, che hanno evidenziato la circolazione del micobatterio anche in Italia
la richiesta alle regioni di dati relativi a eventuali casi, sporadici o in cluster, di infezione invasiva da Mycobacterium, anche attraverso un’analisi retrospettiva dei dati stessi
una verifica su Dispovigilance (sistema informativo per la rete nazionale di vigilanza sugli incidenti che coinvolgono dispositivi medici) di eventuali eventi riportati.
 
“Si è in attesa – conclude il Ministero – di ricevere riscontro dalle regioni e il ritardo è probabilmente dovuto al fatto che il lungo periodo di incubazione e la scarsa specificità del quadro clinico rendono complessa e laboriosa l’identificazione di casi possibili che devono, comunque, essere confermati da indagini di laboratorio specifiche, non sempre disponibili per i casi individuati retrospettivamente”.
 

21 Novembre 2018

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