La mediocrazia in sanità: forse il problema sta soprattutto qui

La mediocrazia in sanità: forse il problema sta soprattutto qui

La mediocrazia in sanità: forse il problema sta soprattutto qui

Gentile Direttore,
dopo avere detto doverosamente che la vicenda umbra non può (almeno per ora) essere commentata nel merito, diciamo subito che in tanti ovunque hanno sentito quella vicenda come per certi versi familiare. È, infatti, esperienza diffusa di come sia da anni ormai dilagante in sanità nelle nostre regioni il fenomeno della mediocrazia, che fa altrettanti e non più danni della vera e propria “corruzione”. Questa ha rilevanza penale e va dimostrata. La mediocrazia è molto più strisciante ed è ormai di fatto molte volte legittimata.
 
Concorsi truccati e pensiero unico: se la “mediocrazia” contagia le università. Era questo il titolo dedicato da un post de Il Sole24 Ore online alla nota questione dei concorsi universitari “truccati”. Il termine mediocrazia viene ripreso dal fortunato libro di Alain Deneault che ha lo stesso titolo. Uno di quei libri in cui il titolo ti dice già tanto.
 
In sanità il contagio della mediocrazia si è trasformato in una curva epidemica molto facilmente documentabile. Prendiamo solo a titolo di esempio il Piano Nazionale delle Cronicità la cui declinazione regionale e quindi operativa richiede una managerialità diffusa e un completo riorientamento nella programmazione e organizzazione dei servizi. Richiede il cambiamento dei modelli culturali, dei ruoli professionali, dei modelli di formazione universitaria e di molto altro ancora.
 
Ma nei fatti di tutto questo in molte Regioni non c’è traccia, come documentato da Cittadinanzattiva se non sotto forma di Delibere di recepimento (per me termine da abolire proprio data la sua evidente inutilità). Ma con questo livello di competenza della politica e della componente tecnica che questa intende spesso reclutare come fa un tema così complesso come quello della cronicità ad entrare davvero nella agenda delle Regioni?
 
Sorgono spontanee alcune domande. Può un sistema sanitario essere migliore di chi lo governa? Può una organizzazione sanitaria essere migliore di chi la dirige? Si può vincere la sfida della sostenibilità della sanità in un quadro di mediocrazia diffusa?
 
Nei ringraziamenti iniziali del suo bel libro “La salute sostenibile: perché possiamo permetterci un Servizio sanitario equo ed efficace”, Marco Geddes da Filicaia scrive dell’arretramento del dibattito politico e del suo immiserimento come del principale elemento che impedisce la adozione di provvedimenti di buon senso, utili ed attuabili.
 
Purtroppo nell’attuale quadro di regole l’arretratezza e l’immiserimento della politica si alleano con la mediocrazia di cui quella politica ha bisogno. Basta questo in molte realtà ad aumentare dall’interno la sfiducia nel sistema al punto che in uno scambio di battute via whatsapp una collega mi ha scritto “Non contiamo nulla e non è necessario essere competenti”. E la sua non è certo la Regione messa peggio.
 
Il tentativo di partire in questo contesto dalla ridefinizione da parte della Conferenza Stato-Regioni dei  profili formativi dei Direttori Generali (come riportato oggi in questo quotidiano) non sembra la mossa vincente o comunque la più importante.
 
Claudio Maffei
Medico in pensione già Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Umberto I di Ancona, della ASL 3 di Fano e dell'IRCCS INRCA di Ancona

16 Aprile 2019

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