Digitalizzazione in sanità. Sempre più Asl e ospedali ci puntano ma mancano i finanziamenti. La Ricerca Fiaso

Digitalizzazione in sanità. Sempre più Asl e ospedali ci puntano ma mancano i finanziamenti. La Ricerca Fiaso

Digitalizzazione in sanità. Sempre più Asl e ospedali ci puntano ma mancano i finanziamenti. La Ricerca Fiaso
Ripa di Meana: “Big data, Intelligenza artificiale, IoT ed anche applicazioni mobile per il personale medico possono davvero supportare l’attività dei medici e della ricerca e permettere una maggiore efficacia delle cure e della assistenza. Occorre, quindi, recuperare risorse da convogliare sui grandi progetti di frontiera, mettendo in campo incentivi e agevolazioni per gli investimenti per l’innovazione digitale”.

Aziende sanitarie sempre più integrate in reti Hub&Spoke e organizzate in funzione dei bisogni assistenziali dei pazienti, con una attenzione particolare alla vasta area della policronicità, attraverso la creazione di pool multispecialistici. E’ una evoluzione che incontra anche i principi della Value Based Healthcare (ossia del buon rapporto costo-beneficio) quella in atto nelle Aziende sanitarie pubbliche, rilevata dall’indagine “La sanità italiana alla prova della VBHC”, condotta da FIASO, la Federazione di Asl e Ospedali e l’Osservatorio eHealtLab.

L’integrazione in reti Hub&Spoke è oramai una realtà diffusa nell’85% delle Aziende, mentre ben il 44% è organizzata secondo modelli di intensità di cura e logiche di multispecializzazione e multidisciplinarietà, che oltre a garantire un’assistenza più aderente ai bisogni dei pazienti è tra le priorità dell’Agenda della VBHC. Del resto la Value è già stata applicata o è in via di applicazione nel 56% delle Aziende, soprattutto a Nord.

Sempre nel segno della VBHC è l’adozione di Percorsi  Diagnostici Terapeutici e Assistenziali per i pazienti cronici  e la creazione di pool multispecialistici, che permettono di seguire i pazienti fragili e con cronicità lungo l’intero percorso terapeutico potendo contare su team composti oltre che da specialisti della singola patologia da una pluralità di figure specialistiche, come psicologi, dietisti, fisioterapisti, infermieri specializzati, case manager e altre, funzionali a una piena presa in carico del paziente. Entrambe queste linee di azione sono indicate dai manager intervistati in cima alle priorità in grado di generare valore rispetto ai principi della VBHC.
 
Che l’evoluzione del sistema sia all’insegna dell’integrazione lo dimostra anche il fatto che Il 44% delle Aziende sta creando sinergie tra i processi delle singole specializzazioni ospedaliere e le componenti sanitarie e sociali, collocandosi quindi ad un gradino superiore di integrazione.
Nella fase successiva si trova il 29% del campione, che opera almeno rispetto ad alcune patologie in logica di unità di assistenza integrata, cercando di seguire il paziente nel percorso di cura. Il 24% dei casi dichiara che la logica integrata riesce a coprire l’intero percorso di cura del paziente, anche sul territorio, grazie all’integrazione con le altre strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali presenti. In generale si può osservare che in una scala da 1 a 5, dove 5 è il massimo valore di integrazione possibile dei percorsi di cura, il campione si posiziona su un valore di 2,7, ovvero ha superato la metà del percorso verso l’integrazione organizzativa e dei processi relativi ai percorsi di cura del paziente.
 
“È evidente – commenta il Presidente FIASO, Francesco Ripa di Meana – come tutte queste evoluzioni si portino dietro anche la necessità di governare la Digital Transformation che necessariamente, prima o poi, coinvolgerà tutte le Aziende. L’innovazione digitale, infatti, può rivelarsi decisiva nella abilitazione dei sistemi di Value Based Healthcare e può essere un catalizzatore dell’integrazione dei processi e degli attori lungo l’intera filiera, permettendo di misurare gli outcome e i costi e, dunque, il valore delle cure e i benefici per i pazienti”. Per questo il 65% delle aziende ritiene opportuno disporre di una o più figure professionali dedicate all’analisi dei dati e in futuro pensa di dotarsi di data scientist. Nel frattempo il 26% ha definito i processi di raccolta dati, in funzione dei quali il 32% dispone di una piattaforma integrata e un datawarehouse per l’analisi dei dati stessi.

A frenare il processo di digitalizzazione della sanità e, conseguentemente, anche una maggiore facilità nell’adozione di logiche di VBHC, è però l’esiguità dei finanziamenti, nonostante la crescita degli ultimi anni ancora fermi all’1,4% della spesa sanitaria complessiva.
 
“Big data, Intelligenza artificiale, IoT ed anche applicazioni mobile per il personale medico – afferma Ripa di Meana – possono davvero supportare l’attività dei medici e della ricerca e permettere una maggiore efficacia delle cure e della assistenza. Occorre, quindi, recuperare risorse da convogliare sui grandi progetti di frontiera, mettendo in campo incentivi e agevolazioni per gli investimenti per l’innovazione digitale, grazie alla quale potremo mettere i bisogni di cura e di assistenza dei cittadini sempre più al centro del sistema”.

10 Ottobre 2019

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