L’eccellenza sanitaria: il prezzo di tutto, il valore di niente

L’eccellenza sanitaria: il prezzo di tutto, il valore di niente

L’eccellenza sanitaria: il prezzo di tutto, il valore di niente

Gentile Direttore,
il titolo è ispirato dalle parole di Oscar Wilde, particolarmente adatte a sintetizzare lo stato in cui versa il sistema sanitario Nazionale e nel caso specifico regionale dell'Emilia Romagna. È noto come l’'Emilia Romagna, assieme a Veneto e Toscana, rappresenti, nella narrazione quotidiana, un'eccellenza nel panorama sanitario nazionale, rappresentando, per molti pazienti, una certezza di cure all'avanguardia, ed una certezza di una presa in carico effettuata da personale medico ed infermieristico preparato e professionalmente ineccepibile. Lo confermano gli innumerevoli attestati di stima da parte delle persone, spesso provenienti da altre regioni, che trovano qui la risposta migliore che cercavano, in termini di cura, per i propri cari.

Sui media, riportando le parole dei responsabili delle Istituzioni, vengono magnificati i successi sanitari della nostra Regione, passando, per esemplificare, da un trapianto di corpo vertebrale ad un intervento di chirurgia robotica ed infine alle innovative opzioni terapeutiche per la cura della leucemia.

Chi permette questa eccellenza? La risposta è semplice quanto disattesa. L’eccellenza è garantita dal personale medico e dagli interi reparti che sopperiscono con estrema professionalità e disponibilità, spesso anche oltre l’umana possibilità, alle scellerate scelte politiche e manageriali attuate sul sistema sanitario regionale; scelte che hanno progressivamente e rapidamente svuotato i reparti, nell'esclusiva ottica del risparmio e del contenimento dei costi. Queste scelte riducono, sempre di più, allo stremo delle forze, il personale medico (che per garantire questa eccellenza, e contrariamente alla legislazione europea e nazionale, si obbliga a turni fino a 50- 60 ore /settimanali, e dona ore di straordinario non retribuito alle proprie AUSL); questa disponibilità individuale, sopperisce alle numerose inefficenze organizzative, ed è l’unica possibilità per garantire quei magnificati servizi eccellenti.

Alcuni esempi della dicotomia tra organizzazione ee efficienza sono ad esempio reparti in cui la cura è garantita da medici che in tre garantiscono il lavoro di un organico strutturato su sei medici. Altro esempio è riferito a servizi di fondamentale importanza, come l' oncologia di una particolare AUSL della regione Emilia Romagna, che vede un solo medico garantire cure e professionalità a pazienti oncologici di un territorio vasto e disagiato come quello dell’Appennino Bolognese. L’inefficacia ed inefficienza organizzativa è, però, talmente diffusa che non sempre l’eroica disponibilità individuale sopperisce a tale negligenza; risultato sempre più evidente di questa situazione sono le aggressioni in aumento di medici ed infermieri, da parte di pazienti e familiari, sempre più esasperati per le lunghe attese in PS o in ambulatorio.

Risulta, altresì, evidente di come l'aumento della burocrazia abbia contribuito al dilatarsi dei tempi reali di visita, non considerati dai mirabolanti quanto fantasiosi standard pretesi dalle amministrazioni (stimati circa al 25% di quelli necessari).

L’eccellenza emiliana-romagnola, possiamo affermarlo senza rischio di smentite, si basa, quindi, sull’eccellenza delle persone che operativamente e quotidianamente la permettono. Ma le persone sono appunto persone. E necessitano del rispetto che si deve all’essere umano. Erogare il maggior numero di prestazioni nel minor tempo possibile è rispettoso di queste persone?

I turni massacranti a cui sono sottoposti, sono rispettosi di queste persone? Sono rispettosi delle persone i ricatti psicologici operati talvolta da primari,vittime anche loro del sistema gerarchico (si segnalano in drastica crescita i casi di colleghi sottoposti a cure psichiatriche per malessere organizzativo e relazionale)?

È rispettoso delle persone il continuo quanto ottuso obiettivo del “taglio” delle risorse umane? L'assessore alla Sanità Venturi, ha affermato che sarebbe preferibile avere in organico due infermieri al posto di un medico; tale affermazione (cit.“costano la metà”) segue una logica monetaria, incapace di riconoscere e comprendere le differenze in termini di competenza e valore professionale.

Non esiste niente di più distante dal mantenere un’eccellenza che si fonda sulla disponibilità delle persone, del monetizzare, in un triste mercimonio, la professionalità e la competenza.

Concludo con un appello per chi deve compiere scelte e decisioni: se non siete in grado di farlo per il doveroso e supremo rispetto che meritano le persone ed i professionisti del Sistema sanitario regionale, fatelo per concedervi ancora, in futuro, la possibilità di magnificare i risultati che vi danno lustro, ora, grazie alla nostra disponibilità.

Serve un cambio di direzione netto ed evidente; riconoscere prima il valore, rispettarlo profondamente e poi stabilirne il prezzo. L’eccellenza delle persone che operano quotidianamente nel sistema sanitario regionale meritano di più di chi conosce il prezzo di tutto e il valore di niente. Appunto.
 
Dott. Roberto Marigo
Segretario Aziendale CIMO AUSL Bologna

06 Novembre 2019

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