La sentenza “Venturi”, i Codici deontologici e le inutili illusioni

La sentenza “Venturi”, i Codici deontologici e le inutili illusioni

La sentenza “Venturi”, i Codici deontologici e le inutili illusioni

Gentile Direttore,
l'intervento di Cavicchi sul "caso Bologna"
, come sempre fluviale ma questa volta insolitamente pacato, consente di proseguire il confronto, non per amor di polemica ma per discutere temi fondamentali della professione. Divido la questione in più parti.
Il merito.
Il task schifting è un'invenzione di chi vuol difendere (e pessimamente) l'occupazione dei medici. In tutta Italia i medici e gli infermieri si accordano percorso per percorso su chi fa che cosa, valutando le competenze di ognuno. Le querelles sono ad alto livello non alla base.
L'idea che una delibera oppure una riforma possa regolamentare i rapporti professionali all'interno della sanità è ingenua e fuorviante. Occorre creare una cultura dal basso il che si fa non litigando ma, come ho detto, accordandosi sulle cose da fare, tenendo ovviamente conto dei livelli cognitivi. Questo è sempre stato il mio pensiero e posso dire che i risultati li ho visti.
 
La sanzione.
La ratio ultima della radiazione è favoreggiamento all'esercizio abusivo della professione, illecito per il quale la legge prevede un anno di sospensione dall'albo. La radiazione di un incolpato incensurato come si giustifica? Forse perché il Presidente dell'Ordine quella sera era assente.
Cavicchi sintetizza la ratio del provvedimento bolognese nel "danno alla deontologia". Perché allora gli altri 105 Ordini (ambulanze infermierizzate esistono ovunque) non hanno neppure aperto un'inchiesta? Ivan accusa di "conformismo" coloro che hanno apprezzato questa sentenza della Corte Costituzionale. Quindi, per non essere tacciati di conformismo, bisogna essere conformi al pensiero unico.
 
La decisione della Corte.
La Corte si riferisce agli art. 117 e 118 Costituzione (sommessamente anche il 124 c.4). La Corte, sostiene Cavicchi, si interpone tra Regioni e Stato, la CEPS tra medici e altri. Ora, siccome dire che si è giudicato il medico e non la delibera è un artificio che neppure il più fantasioso dei retori avrebbe immaginato, semplicemente si afferma che la CEPS conta più della Corte Costituzionale.
 
I limiti disciplinari.
"Si è giudicato il medico e non l'Assessore". Il Ministro della Giustizia è un avvocato; se firma una legge che agli avvocati non piace sarà radiato. Questo è uso politico del potere disciplinare e stabilisce un'iniquità tra cittadini perché i professionisti iscritti a un albo rischieranno il proprio lavoro nel dedicarsi all'amministrazione pubblica. La medicina non è una religione e il codice è un insieme di norme comportamentali.
 
La L.3/18 è contraddittoria perché in un comma sostiene che il potere disciplinare si esercita nei confronti di tutti gli iscritti (lo chiese la FNOMCeO per includervi i dipendenti) e in un altro afferma che la vigilanza si attua su tutti gli iscritti "in qualsiasi ruolo giuridico esercitino la loro attività professionale".
 
Appunto "attività professionale": la condizione di amministratore pubblico non è un ruolo giuridico ma un mandato popolare.
Infine in che modo una "decisione politica" è anche una "decisione medico sanitaria" come sostiene Ivan? Il motivo per cui la Corte a suo tempo decise (sentenza 284/86) per la sussistenza del potere disciplinare degli Ordini, in contrasto con gli art. 102,103 e 108 della Costituzione, risiede nella peculiarità della professione non certo nella volontà di creare una sorta di enclave extraterritoriale per gli iscritti a un albo (ora anche gli infermieri).
 
Illusioni.
Non si possono rimpiangere i bei tempi andati perché la legislazione ordinistica è nata con scopi di mera sussidiarietà (a proposito l'Ordine poteva ricorrere al TAR in difesa di un eventuale interesse leso); si lamenta una "deontologia amministrata". Ma il Codice dei medici può esondare dalla Costituzione? Mi sembra che si stiano fomentando soverchie illusioni nei medici che hanno i loro gravi problemi, che si possono affrontare in molti modi, ma non certo con affermazioni avventate e poco riflettute, fino a sostenere che"se Venturi fosse stato condannato nessuno avrebbe più osato fare delibere contro la deontologia". Caspiterina! avrebbe detto mia nonna.
 
Antonio Panti

13 Novembre 2019

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