Troise (presidente Anaao): “Guidare il cambiamento per riempirlo di contenuti”
Un sindacato, dunque, forte, che Troise ha definito “capace di farsi portatore di istanze diverse e di tutelare interessi legittimamente differenti. Un sindacato che è stato, ed è, protagonista nella storia della sanità italiana, convinto che i Medici condividono con i cittadini un destino comune che tiene insieme il diritto alla cura ed il diritto a curare”.
Il presidente dell’Anaao ha quindi evidenziato come nel corso di 60 anni “la storia delll’Anaao si è sempre intrecciata con quella del SSN, le sue leggi e le sue riforme, la difesa della sanità pubblica con la difesa dei valori professionali, la lotta alle diseguaglianze di salute con quella a privilegi e rendite corporative, la tutela di legittimi interessi e delle aspettative delle categorie professionali con quella di un grande patrimonio civile e sociale che abbiamo contribuito prima a fare crescere, poi a difendere”.
Una storia fatta di “uomini e di donne che hanno impegnato parte della loro vita, non solo professionale, al servizio di una passione civile che ha percorso documenti, assemblee, sit-in, scioperi, fino a manifestazioni di massa, per usare un termine oggi desueto. Al servizio di quell’articolo 32 della Costituzione che ha sempre rappresentato la stella polare delle nostre politiche”.
“Oggi – ha osservato l’Anaao – ci troviamo alle prese con nuovi teatri di gioco e nuovi attori”. Tra i cambiamenti, quelli professionali, rappresentati, tra gli altri, nell’aumento della componente femminile, “ormai le donne quasi maggioranza nella professione e tra gli stessi iscritti”, e i giovani, “per i quali è stato istituito, evitando il riflesso del novismo come palingenesi e panacea, un settore, incubatore di energie nuove, un laboratorio di under 40”.
Troise ha evidenzia, dunque, come l’Anaao sia cambiato negli anni per riuscire ad ascoltare e dare risposte a tutte le componenti professionali. Ma le sfide continuano. E “toccherà ancora all’Anaao un esercizio di leadership per dare un nuovo ruolo sociale e politico alla categoria, superando la frammentazione della rappresentanza, fattore strutturale di debolezza, e recuperando l’attuale smarrimento dell’identità professionale. Con l’orgoglio di quello che siamo stati e coerenti con i doveri e le responsabilità che ci siamo assunti 60 anni or sono, possiamo farcela. E ce la faremo”.
12 Dicembre 2019
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