Beata la società che non ha bisogno di eroi…perché piangerli ora non li fa tornare in vita

Beata la società che non ha bisogno di eroi…perché piangerli ora non li fa tornare in vita

Beata la società che non ha bisogno di eroi…perché piangerli ora non li fa tornare in vita

Gentile Direttore,
soldati in trincea in una guerra dal nemico invisibile, ormai non si contano più i Medici di tutte le discipline che hanno perso la vita svolgendo il proprio lavoro. La nostra gente è commossa e ammirata dal loro sacrificio, giornali e tv narrano storie di dedizione e di impegno fino al sacrificio estremo. Commozione, ammirazione ma anche rabbia. Perché è ormai evidente a tutti gli italiani che oggi raccogliamo i frutti avvelenati di decenni di abbandono dei Medici al loro destino, nella stupida illusione che tanto non succederà mai nulla e nella tronfia sicurezza di avere il migliore sistema sanitario del mondo.
 
Al di là delle attestazioni di ammirazione e di vane promesse sull’arrivo dei dispositivi per la protezione (lo sentiamo dire da più settimane), nessuno ha fatto nulla per gli operatori sanitari mandati allo sbaraglio a “mani nude”, senza protezione, senza difese. Si ha quasi l’impressione che questo sia normale e ci si stia arrendendo al pericoloso fatalismo dell’ineluttabilità della tragedia e della convinzione che tanto non si può fare di più.
 
Per questo mi rivolgo alla politica (quella che ha un’anima), ai Ministri, alla Protezione Civile che aveva e ha il compito di reperire e distribuire il materiale sanitario perché è grande la sofferenza di noi Medici ed è ancora più grande l’indignazione della gente.
 
“Sarà la storia a giudicare il nostro operato” ha detto il Presidente Conte nel suo intervento in Parlamento. Sono un medico e rappresento, come Presidente dell’Ordine, migliaia di medici della provincia di Vicenza e non intendo esulare dal mio compito avventurandomi, con plauso o con critiche, nell’ambito delle decisioni politiche.
 
Ma mi permetto di affermare, che non è necessario attendere la storia per definire superficiale, inadeguato e colpevole l’inqualificabile ritardo delle Autorità nel mettere in guardia e proteggere con gli adeguati ausili i medici che dovevano rappresentare il primo baluardo contro l’epidemia.
 
Un ritardo che è il primo responsabile delle morti dei nostri Medici e dell’averci trasformato da curanti a diffusori del virus.
 
La storia si basa sui fatti e i fatti sono già chiari ed evidenti. Mi chiedo: dal 31 gennaio quando è stato dichiarato lo stato di emergenza “in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, (Gazzetta Ufficiale 1 febbraio 2020 pag. 7 e 8) al primo provvedimento della Protezione Civile del 25 febbraio per fronteggiare la pandemia, che cosa è stato fatto? Che misure sono state prese per proteggere il personale sanitario? Quali protocolli sono stati decisi e come sono stati informati e allertati i Medici?
 
I Medici si sono fidati delle dichiarazioni del 27 gennaio del Presidente del Consiglio secondo il quale l’Italia era “prontissima” ad affrontare l’emergenza perché erano state adottate misure cautelative “all’avanguardia” e messi a punto adeguati “protocolli di prevenzione”.
 
Concordo con chi dice “col senno di poi” è troppo facile criticare e quindi non mi avventuro sul sentiero della polemica. Ritorno però alla storia, ai fatti, a quei 25 giorni che dovevano essere sfruttati per dotare tutti i medici dei necessari presidi sanitari. A quei primi 4,6 milioni di euro per “incrementare il personale medico” e non per proteggerlo. Come fossimo carne da cannone da sostituire, via via che cade, con altri contingenti. Ci si è attivati per aumentare le forze in campo e reclutare nuovi medici (compresi medici e infermieri cubani o russi), ma poco ci si è impegnati a proteggere e difendere i sanitari impegnati in prima linea.
 
Perché, signori del Governo? Lo dirà la storia? No, lo dicono le decine di Medici morti anche a causa di quei 25 giorni di vergognoso ritardo nel dotarli dei doverosi presidi per poter sopravvivere. Piangerli ora e chiamarli “eroi” non li fa ritornare in vita.
 
Attendete pure il giudizio della Storia, ma nell’attesa sia chiaro quello dei Medici che, pur con grande preoccupazione per la propria incolumità e quella dei propri cari, non si tirano e non si tireranno mai indietro.
 
Beata quella società che non ha bisogno di eroi perché può contare su politici affidabili e preparati!
 
Michele Valente
Presidente Ordine Medici di Vicenza

29 Marzo 2020

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