Il drammatico trade-off tra economia e salute della Fase 2

Il drammatico trade-off tra economia e salute della Fase 2

Il drammatico trade-off tra economia e salute della Fase 2
Un trade-off già proposto in salsa liberista già nei primi giorni del Covid da alcuni leader di Paesi appunto più liberisti, dove maggiore è il primato dell’economia di mercato (es: US and UK con la iniziale proposta immunità di gregge sia di Trump che di Johnson), poi messo temporaneamente in disparte di fronte all’insostenibile sovraccarico dei forni crematori nei cimiteri cittadini

Far ripartire l’economia è vitale. Riattivare quel basilare loop produzione-guadagno-consumo fermato improvvisamente quando il nostro “branco” antropologico da rassicurante e diventato pericoloso, trasformandoci tutti in anacoreti isolati poco consumatori e produttivi.
 
Cruciali al riavvio sono le politiche keynesiane di supporto pubblico all’economia, da anni bistrattate (“lo Stato non è la soluzione del problema ma “è” il problema”, M. Thatcher) dai tanti ultraliberisti fan della mano invisibile di Adam Smith, con cui oggi tendono il cappello per chiedere i denari allo Stato. O vedi anche la fragilità dimostrata nell’emergenza da quei sistemi sanitari a maggiore presenza privata nei modelli di finanziamento ed erogazione dei sevizi, come in USA o in Lombardia.
 
Ma che prezzo sanitario pagheremo per riaccendere l’economia, spicciola e grande? Tra la collettività allegramente consumatrice di prima ai tanti Simeone lo Stilita di scarsi consumi e produttivi, siamo ora alla ricerca di un equilibrio intermedio, una giusta distanza, quella dei porcospini di Schopenhauer, bisognosi di avvicinarsi, ovvero riprendere quel loop, ma non troppo vicini per non pungersi, ovvero innalzare i contagi e ripartire tragicamente dal via.
 
Perché il numero degli infetti attuali è oggi 10 volte maggiore rispetto al 9 Marzo, giorno del lockdown (78.475 vs. 7.985), e senza contare gli asintomatici, che sfuggono alle statistiche ma che nel tempo sono pure cresciuti logaritmicamente. Insomma, paradossalmente apriamo le porte quando là fuori quelli che ci possono contagiare sono decuplicati rispetto a quando ci eravamo chiusi dentro. Vuol dire che l’imminente liberi tutti moltiplicherà le occasioni d’incrocio e il rischio nel numero di nuovi contagiati. Limitati solo da regole comuni e responsabilità individuali.
 
Quindi scegliamo di riaprire all’economia e al lavoro, ma con un prezzo da pagare. È una valutazione comparativa di rischio-beneficio, o di costo-efficacia, un confronto tra due alternative: più lockdown con meno morti e più povertà oppure meno lockdown con più morti e meno povertà. Una scelta consapevole su quanti futuri malati e decessi siamo disponibili a subire a fronte di un certa quantità in più di PIL e aperitivi in centro.
 
Un trade-off già proposto in salsa liberista già nei primi giorni del Covid da alcuni leader di Paesi appunto più liberisti, dove maggiore è il primato dell’economia di mercato (es: US and UK con la iniziale proposta immunità di gregge sia di Trump che di Johnson), poi messo temporaneamente in disparte di fronte all’insostenibile sovraccarico dei forni crematori nei cimiteri cittadini.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

  

Fabrizio Gianfrate

14 Maggio 2020

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