Hpv. Flop delle campagne di prevenzione: si vaccinano meno di 6 bambine su 10

Hpv. Flop delle campagne di prevenzione: si vaccinano meno di 6 bambine su 10

Hpv. Flop delle campagne di prevenzione: si vaccinano meno di 6 bambine su 10
Secondo i dati diffusi oggi dal Censis sta addirittura calando il ricorso alla vaccinazione gratuita contro il papilloma virus. Le ragazzine vaccinate erano il 62,2% nel 2008 ed oggi sono solo il 54,3%. Colpa di un'informazione generica, parziale e superficiale.

Generica, parziale e superficiale. L’informazione sulla prevenzione del papillomavirus umano (Hpv) resta ancora al palo, al punto che ben 4 donne su 5 sostengono che le indicazioni che circolano sull’Hpv e la vaccinazione non sono chiare. A puntare i riflettori sull’Hpv e la vaccinazione è una ricerca del Censis  presentata oggi a Roma da Ketty Vaccaro, responsabile del settore Welfare, che ha analizzato livelli di conoscenza e fonti d’informazione sul papilloma virus e la vaccinazione, indagando su atteggiamenti, comportamenti, paure e resistenze delle italiane.
Dallo studio – che ha coinvolto un campione nazionale di 3.500 donne dai 18 ai 55 anni – emerge che l’80% delle donne sa che cos’è l’Hpv (soprattutto quelle più istruite, residenti nel Centro-Nord e madri di una figlia nella fascia d’età interessata dalle campagne pubbliche di vaccinazione); il 94% che è responsabile di diversi tumori, soprattutto di quello al collo dell’utero, mentre l’83% sa che può causare altre patologie dell’apparato genitale. Ma meno della metà collega il virus ai condilomi genitali e quasi il 70% ritiene erroneamente che colpisca solo le donne. L’8% crede che sia il virus responsabile dell’Aids, il 7% dell’epatite. Inoltre, prevale l’idea che il virus si diffonda solo mediante il rapporto sessuale completo (67,5%) e che pertanto l’uso del preservativo rappresenti una protezione sufficiente. Solo meno del 20% sa che non è possibile eliminare completamente i rischi di contagio quando si è sessualmente attivi.

Luci e ombre sull’informazione. Emerge in particolare una mancanza di chiarezzasull’Hpv e la vaccinazione: la pensano così ben 4 donne su 5. In effetti, le principali fonti d’informazione sono i media: stampa e televisione vengono citate dal 30% circa delle donne. Piuttosto marginale risulta il ruolo dei professionisti della salute, tra i quali prevale comunque il ginecologo (12%). Tuttavia, le campagne di vaccinazione hanno raggiunto l’obiettivo: tra le madri che hanno fatto vaccinare le figlie dai 10 ai 15 anni, nel 62% dei casi emerge in modo netto il ruolo svolto dai servizi vaccinali delle Asl. Ma c’è anche un paradosso: le donne intervistate credono che i vaccini siano efficaci solo nelle 11enni, in quanto sono le uniche a cui la campagna gratuita si rivolge, e che il problema dell’Hpv non riguardi gli uomini.

I numeri delle vaccinazioni. In totale risulta vaccinato appena il 7,2% delle popolazione femminile considerando bambine, ragazze e donne fino a 55 anni. Un dato che varia a seconda dell’età e delle scelte sull’accesso gratuito alla vaccinazione per le 11enni compiute a livello nazionale e regionale. È vaccinato invece il 62,2% delle 14enni (cioè le ragazze che avevano 11 anni nel 2008, anno dell’avvio effettivo delle campagne vaccinali). La quota decresce tra le attuali 13enni (59,9%) e 12enni (54,3%). È scarsa la diffusione tra le donne adulte e al di fuori del regime di gratuità: la quota delle donne di 18 anni e oltre vaccinate è pari appena al 2,9%.

Promossa la prevenzione. È comunque positivo l’atteggiamento verso i comportamenti di prevenzione. Appena il 30% dice di non essere interessata, né per se stessa né per le figlie. E solo il 5% si dichiara contraria alle vaccinazioni perché le ritiene pericolose in generale. Il 28% è favorevole solo alle vaccinazioni obbligatorie. Il 44% ha un atteggiamento più prudente ed è orientato a valutare le singole situazioni facendosi guidare dal consiglio del medico. Anche la valutazione sulle campagne di vaccinazione gratuita è positiva: per l’81% dovrebbe coinvolgere anche le ragazze più grandi, per il 78% andrebbe estesa ai coetanei di sesso maschile.

03 Novembre 2011

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