Emilia-Romagna. Smi: “Regione e le Ausl non scarichino sui medici le carenze organizzative”

Emilia-Romagna. Smi: “Regione e le Ausl non scarichino sui medici le carenze organizzative”

Emilia-Romagna. Smi: “Regione e le Ausl non scarichino sui medici le carenze organizzative”

Il sindacato contro la proposta ai medici di assistenza primaria di estendere l’orario di ambulatorio fino alla copertura delle 12 ore del diurno feriale: “Vorrebbe dire pazienti senza appuntamento, persone di cui il medico non conosce la storia clinica, maggiore rischio professionale e peggioramento delle condizioni di lavoro”.

“Denunciamo una proposta economicamente penalizzante e professionalmente rischiosa per i medici di assistenza primaria. La Regione Emilia-Romagna, attraverso le rispettive AUSL, sta proponendo ai medici di assistenza primaria l’estensione dell’orario di ambulatorio fino alla copertura delle 12 ore del diurno feriale, dalle 08.00 alle 20.00, dal lunedì al venerdì”. Lo riferisce, in una nota, Michele Tamburini, segretario regionale Emilia-Romagna dello Smi.

Una proposta che il sindacato considera “grave, scorretta e dannosa per l’intera categoria, perché rischia di scaricare sui medici di famiglia carenze organizzative, responsabilità aggiuntive e costi che dovrebbero invece essere garantiti dal sistema sanitario regionale. L’estensione oraria, pari ad almeno un’ora al giorno, consentirebbe l’inserimento negli ambulatori di pazienti di altri medici, con accesso libero e non programmabile. Tutto questo verrebbe remunerato con appena 3 euro lordi all’anno per paziente scelto. Una cifra offensiva e del tutto inadeguata rispetto al carico professionale, organizzativo, clinico e medico-legale che si vorrebbe attribuire ai Medici di Famiglia”.

La proposta, ribadisce poi lo Smi, “comporterebbe una profonda alterazione dell’attività ambulatoriale ordinaria: sale d’attesa non più programmabili, pazienti senza appuntamento, persone di cui il medico non conosce la storia clinica, maggiore rischio professionale e peggioramento delle condizioni di lavoro”.

Un’operazione che peraltro, secondo Tamburini, “rischia di svuotare di fatto gli ambulatori AFT, che dovrebbero invece prevedere la co-presenza dell’infermiere AUSL, una strumentazione adeguata fornita dall’Azienda, il collegamento alla rete informatica aziendale, la possibilità di consultare la storia clinica dei pazienti e spazi dedicati diversi dall’ambulatorio personale del singolo medico”.

“Non è accettabile che ciò che dovrebbe essere garantito dall’organizzazione aziendale venga trasferito sulle spalle del singolo medico, trasformando il suo ambulatorio in un presidio improprio, senza adeguate garanzie strutturali, informatiche, professionali e medico-legali”, incalza lo Smi. “Anche sul piano economico la proposta appare fortemente penalizzante. Per un medico con 1.500 pazienti, la proposta AUSL garantirebbe: 3 euro lordi per paziente all’anno per 1.500 pazienti = 4.500 euro lordi annui. Applicando invece il compenso già previsto dall’Accordo Integrativo Regionale, pari a 38 euro lordi l’ora, lo stesso impegno orario produrrebbe: 38 euro per 6 ore settimanali x 52 settimane = 11.856 euro lordi annui- Con un compenso più adeguato e coerente con altre attività specialistiche, pari a 60 euro lordi l’ora, si arriverebbe a:60 euro per 6 ore settimanali x 52 settimane = 18.720 euro lordi annui. Già rispetto al minimo contrattuale, la proposta AUSL comporterebbe quindi una perdita di 7.356 euro lordi annui per medico”.

Lo Smi chiede all’assessore Massimo Fabi e alla Regione Emilia-Romagna: “Quale buco della sanità regionale si vuole coprire con questo ulteriore sacrificio imposto ai Medici di Famiglia? Perché, ancora una volta, si chiede ai medici di compensare con il proprio lavoro, i propri ambulatori e la propria responsabilità ciò che dovrebbe essere garantito dall’organizzazione sanitaria pubblica? Per queste ragioni, chiediamo alla Regione Emilia-Romagna e alle AUSL di ritirare questa impostazione e di aprire un confronto serio, trasparente e rispettoso del lavoro dei medici di assistenza primaria. Il lavoro medico va rispettato, organizzato correttamente e retribuito in modo adeguato”.

20 Maggio 2026

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