Terapie intensive e sub intensive. Realizzati meno della metà dei posti letto aggiuntivi. E alcune Regioni sono ancora ferme nonostante la scadenza al 2026 del Pnrr

Terapie intensive e sub intensive. Realizzati meno della metà dei posti letto aggiuntivi. E alcune Regioni sono ancora ferme nonostante la scadenza al 2026 del Pnrr

Terapie intensive e sub intensive. Realizzati meno della metà dei posti letto aggiuntivi. E alcune Regioni sono ancora ferme nonostante la scadenza al 2026 del Pnrr
Ad oltre quattro anni dal decreto 34/2020 che prevedeva l'incremento dei posti letto per le terapie intensive e semi intensive si scopre che le Regioni  hanno realizzato poco meno della metà dei posti letto aggiuntivi previsti dalla norma. Ma a colpire è soprattutto la grande differenza tra Regioni. L'Abruzzo, ad esempio, ha già completato al 100% l'obiettivo previsto per le terapie intensive. Di contro, il Molise è ancora fermo allo 0%. Non va molto meglio in Calabria, dove il dato sui posti letto aggiuntivi si ferma al 18% o in Valle d'Aosta dove si ferma al 20%.

Durante l’emergenza Covid il governo Conte emanò il decreto 34/2020 che prevedeva l’incremento dei posti letto per le terapie intensive e semi intensive. In quei giorni drammatici l’Italia scoprì infatti di avere una dotazione inadeguata per far fronte a quella situazione emergenziale. Da quella dura lezione avremmo dovuto imparare molto, eppure si scopre che le Regioni a quattro anni di distanza hanno realizzato appena il 47% dei posti letto aggiuntivi previsti dalla norma.

A far chiarezza sul punto è stato ieri il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, rispondendo in commissione Affari sociali alla Camera ad un’interrogazione sul tema presentata da Simona Loizzo (Lega). Le modalità per il riordino della rete ospedaliera in relazione all’emergenza da Covid, come ha spiegato il sottosegretario, “rientrano tra le competenze delle regioni e province autonome”. Tutti i Piani di potenziamento ospedaliero delle regioni e province autonome “sono stati approvati con decreto del Direttore Generale della Programmazione Sanitaria di questo Ministero e hanno superato le verifiche degli Organi di controllo”, ha aggiunto Gemmato.

Nonostante questo, al 31 luglio 2024 sono stati realizzati meno della metà dei posti letto aggiuntivi previsti dalla normativa. A colpire è soprattutto la grande differenza tra Regioni. L’Abruzzo, ad esempio, ha già completato al 100% l’obiettivo previsto dal decreto 34. Vicini al traguardo anche l’Emilia Romagna (96%) e la Provincia autonoma di Bolzano (93%). Di contro, il Molise è ancora fermo allo 0%. Non va molto meglio in Calabria, dove il dato sui posti letto aggiuntivi si ferma al 18% o in Valle d’Aosta dove si ferma al 20%.

Come si spiegano differenze così grandi?

Sarebbe importante capirlo e correre ai riparti visto che il progetto è confluito nel Pnrr con uno stanziamento di oltre 1,4 miliardi. Più in particolare, la componente M6C2 – Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale del Piano nazionale di ripresa e resilienza/Missione 6 Salute, prevede entro il 2026 la realizzazione di almeno 5.922 posti letto aggiuntivi, di cui 2.692 in terapia intensiva e 3.230 in subintensiva. Mancano dunque all’appello almeno 1.082 posti letto di terapia intensiva e 1.398 di semi intensiva da realizzare entro la scadenza del 2026. Lo stesso Pnrr tiene comunque ferma la programmazione definita dai Piani di riorganizzazione approvati dal Ministero della Salute con le Regioni e le Province Autonome, e dunque il numero complessivo di letti aggiuntivi previsto dal decreto 34/2020.

Intanto il tempo stringe e il ritmo di lavoro di alcune Regioni desta più di qualche preoccupazione.

G.R.

G.R.

23 Settembre 2024

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