“Lascio la Camera per questione di rispetto e credibilità”. La lettera di dimissioni di Ilaria Capua (Sc)

“Lascio la Camera per questione di rispetto e credibilità”. La lettera di dimissioni di Ilaria Capua (Sc)

“Lascio la Camera per questione di rispetto e credibilità”. La lettera di dimissioni di Ilaria Capua (Sc)
La virologa, prosciolta dalle accuse di aver diffuso il virus dell'aviaria per fare soldi con l'offerta di un vaccino, spiega in una lettera i motivi per i quali ha deciso di lasciare Montecitorio e l'Italia. "È stata una decisione sofferta e ponderata, che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola 'rispetto'". Il Parlamento accetta le dimissioni: 238 sì e 179 no.

Ilaria Capua (Sc) ha rassegnato le sue dimissioni dalla Camera. La virologa, nota in tutto il mondo per essere stata la prima a isolare il virus H5N1, quello dell'influenza aviaria umana, ha preso la sua decisione dopo esser stata prosciolta dalle accuse di aver diffuso proprio il virus dell'aviaria per fare soldi con l'offerta di un vaccino. "Una decisione – ha spiegato – sofferta e ponderata, che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola 'rispetto'". Il Parlamento ha accettato le dimissioni: 238 sì e 179 no.
 
Di seguito il testo completo della lettera di dimissioni di Capua indirizzata a Montecitorio.
 
Gentile Presidente, Cari colleghi,
oggi rassegno le mie dimissioni da Deputato della Repubblica italiana. È stata una decisione sofferta e ponderata, che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola «rispetto». Quando sono entrata alla camera dei Deputati ero una scienziata conosciuta e stimata per gli studi che avevo svolto in virologia, ero piena di buoni propositi e assolutamente determinata a sollecitare quei cambiamenti nel mondo della ricerca di cui l’Italia ha un disperato bisogno. Avevo una missione, avevo a cuore un obiettivo, uno solo. Ho rivestito con orgoglio, determinazione e credo con equilibrio la carica di vice presidente della commissione Cultura, Scienza ed Istruzione della Camera cercando di essere rigorosa ed imparziale come uno scienziato deve essere.

Dopo circa un anno dalla mia elezione sono stata travolta da una indagine giudiziaria risalente agli anni duemila (1999-2007) che mi accusava di reati gravissimi, uno dei quali punibile con l’ergastolo. È stato per me un incubo senza confini ed una violenza che non solo mi ha segnata per sempre, ma che ha coinvolto e stravolto anche la mia famiglia. L’effetto più devastante che queste accuse hanno avuto sul mio ruolo di parlamentare, è stato quello di aver minato la mia credibilità, ed è proprio in questo particolare della vicenda che entra in gioco la parola rispetto. Un parlamentare che non è credibile non è in grado di portare avanti con forza le istanze nelle quali crede. Il parlamentare che non è credibile viene attaccato, anche in maniera strumentale e le sue battaglie perdono energia vitale. Un parlamentare che non è credibile non viene preso sul serio. Nell’affrontare ogni giorno in questa Camera la mia nuova condizione di «persona non credibile», e oltretutto accusata di crimini gravissimi, ho vissuto sulla mia pelle per oltre due anni, come la mancanza di credibilità non mi stesse permettendo di portare avanti quello per cui mi ero impegnata con i miei elettori. E qui torno alla parola rispetto – perché è proprio la combinazione del rispetto per i miei elettori ed il rispetto per me stessa che – come se fossero parte di un algoritmo – mi ha fatto comprendere che in quelle condizioni non stavo utilizzando al meglio il tempo che avevo a disposizione.
 

Sì, perché non ci piace pensarlo, ma ognuno di noi ha un tempo limitato che gli resta da vivere – e utilizzare al meglio quel tempo è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Anzi un dovere. Ho sentito quindi, che fosse giunto il momento di tornare ad usare il mio tempo al meglio, di tornare nel mondo scientifico, purtroppo non in quello italiano, in un ambiente nel quale non avessi mai perso la credibilità e nel quale fossi riconosciuta ed apprezzata. Ho accettato, su richiesta di una organizzazione internazionale, un incarico di Direttore di un Centro di Eccellenza all’Università della Florida. Ho deciso di trasferire la mia famiglia negli Stati Uniti per proteggerla dalle accuse senza senso ma nel contempo infamanti che mi portavo sulle spalle.
Perché una mamma ed una moglie deve farsi carico anche di questo. Proteggere. E aggiungo, una donna di scienza nel quale questo Paese e l’Europa hanno investito ha il dovere di non fermarsi. Ha il dovere di continuare a condurre le proprie ricerche nonostante tutto, perché la scienza è di tutti ed è strumento essenziale per il progresso.
 

Venti giorni dopo il trasferimento negli Stati Uniti la Procura di Verona in sede di udienza preliminare ha smontato il castello accusatorio pezzo per pezzo, prosciogliendomi dai molteplici capi d’accusa perche «il fatto non sussiste». Secondo la giudice una sola accusa meritava di essere eventualmente approfondita in dibattimento, ma il presunto reato era ormai prescritto da tempo e quindi sarebbe stato inutile proseguire. La sentenza è passata in giudicato e nessuno l’ha impugnata. Nessuno. Ora che è finita, potrei tornare indietro, ma vi dico la verità, non me la sento. Devo recuperare forze, lucidità e serenità, devo lenire la sofferenza che è stata provocata a mia figlia e a mio marito. Devo recuperare soprattutto fiducia in me stessa, appunto perché voglio usare al meglio il tempo che ho a disposizione. Lo devo ai miei genitori che mi hanno fatto studiare, ai miei maestri, ai miei amici e ai miei allievi di ieri e di domani.

Paradossalmente, penso che se questo mio passaggio di vita come rappresentante del popolo italiano, lascerà un segno, non riguarderà la scienza o la ricerca. Riguarderà la giustizia. Quello che è successo a me accade troppo spesso in Italia, e potrebbe succedere a chiunque. In occasione di questo momento voglio dar voce a tutte le persone innocenti accusate ingiustamente, che attendono – impotenti, che la giustizia faccia il suo corso. Perché anche loro meritano rispetto. Cari colleghi, ci sono molti cambiamenti all’orizzonte nel nostro Paese, e sono certa che attraverso di voi e attraverso l’operato del governo l’Italia diventerà un Paese più innovativo e più giusto. Ora, infatti, le questioni che più mi stanno a cuore sono due, e non più una sola. Torno al mio posto, a fare quello che so fare meglio, all’ estero, ma sempre con lo sguardo rivolto verso l’Italia.

29 Settembre 2016

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