Cefalea cronica. Dopo l’intesa su Linee indirizzo ora spetta alle Regioni attuarle

Cefalea cronica. Dopo l’intesa su Linee indirizzo ora spetta alle Regioni attuarle

Cefalea cronica. Dopo l’intesa su Linee indirizzo ora spetta alle Regioni attuarle
"Il 22 marzo è stata sancita l'intesa sullo schema di decreto concernente l'adozione delle Linee di indirizzo per realizzare i progetti regionali volti a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea. Non emerge alcuna ulteriore iniziativa a livello centrale, ulteriori precisazioni tecniche o indicazioni organizzative attengono alla competenza delle regioni". Così il sottosegretario Gemmato rispondendo all'interrogazione di Zanella (Avs).

“La legge n. 81 del 2020, recante ‘Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale’ ha il merito di aver garantito in modo uniforme e sistematico sul territorio nazionale, il trattamento della cefalea primaria cronica come malattia sociale.

Il 22 marzo è stata sancita l’intesa sullo schema di decreto concernente l’adozione delle Linee di indirizzo per realizzare i progetti regionali volti a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea. Non emerge alcuna ulteriore iniziativa a livello centrale, ulteriori precisazioni tecniche o indicazioni organizzative attengono alla competenza delle regioni”.

Così il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, rispondendo ieri in Commissione Affari Sociali alla Camera all’interrogazione sul tema presentata da Luana Zanella (Avs).

Di seguito la risposta integrale del sottosegretario Gemmato.

“La legge n. 81 del 2020, recante «Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale» ha il merito di aver garantito in modo uniforme e sistematico sul territorio nazionale, il trattamento della cefalea primaria cronica come malattia sociale, nelle forme di: emicrania cronica e ad alta frequenza, di cefalea cronica quotidiana con uso o senza uso eccessivo di farmaci analgesici, di cefalea a grappolo cronica, di emicrania parossistica cronica, di cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione nonché emicrania continua. La cefalea cronica primaria costituisce una patologia invalidante.

Va, comunque, sin da subito fornita ogni rassicurazione sul Servizio sanitario nazionale, nel senso che lo stesso già garantisce l’assistenza sanitaria, la cura e la presa in carico, anche ai fini del monitoraggio dell’evoluzione della malattia.
Svolte le considerazioni di carattere generale, come noto il 22 marzo u.s. è stata sancita l’intesa sullo schema di decreto concernente l’adozione delle Linee di indirizzo per realizzare i progetti regionali volti a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea, prevista dall’articolo 1, comma 2, della citata legge n. 81.
Atteso il riparto di competenza tra lo Stato e le regioni, le linee di indirizzo adottate devono ispirare le iniziative regionali per la realizzazione dei menzionati progetti, ferma restando la competenza regionale in materia.
Pertanto, nel rispetto del quadro normativo vigente, non emerge alcuna ulteriore iniziativa a livello centrale, nel senso che non è previsto che siano adottate ulteriori precisazioni tecniche o indicazioni organizzative, che attengono invece alla competenza delle regioni.
Da ultimo, per quanto attiene al riconoscimento della patologia in esame ai fini dell’invalidità, all’esito di specifica istruttoria con gli Uffici del Ministero del lavoro e dell’INPS, si osserva quanto segue.
L’INPS per il riconoscimento di condizioni invalidanti – per il caso in esame della patologia dell’emicrania al fine di assegnare valutazioni percentuali per l’attribuzione di benefici assistenziali – fa ordinariamente riferimento alle disposizioni del decreto legislativo 23 novembre 1988, n. 509, recante «Norme per la revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti, nonché dei benefici previsti dalla legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, della legge 26 luglio 1988, n. 291», e al decreto del Ministero della sanità del 5 febbraio 1992, rubricato «Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti».
Nella suddetta tabella, ordinata per organi e apparati, non sono esplicitamente riportate voci riconducibili all’emicrania. Tuttavia, poiché è indicato che: «La tabella elenca sia infermità individuate specificatamente, cui è attribuita una determinata percentuale “fissa”, sia infermità il cui danno funzionale permanente viene riferito a fasce percentuali di perdita della capacità lavorativa di dieci punti, utilizzate prevalentemente nei casi di più difficile codificazione, ne consegue, che per molte infermità ancorché non tabellate, in ragione della loro natura e gravità, è possibile valutarne il danno con criterio analogico rispetto a quelle tabellate».
L’INPS ha concluso affermando che il proprio operato, nel rispetto dei profili di competenza, si basa sul principio di analogia e nel rispetto dei decreti citati”.

Luana Zanella (Avs), ringraziando il sottosegretario per la risposta fornita, ribadisce in sede di replica le proprie preoccupazioni in ordine all’applicazione disomogenea sul territorio nazionale della legge n. 81 del 2020, sulla cefalea cronica, che a suo avviso dipende anche dalla mancanza di un adeguato impulso proveniente dal livello centrale. Tale impulso consentirebbe di mettere alle strette le regioni ancora inerti, e consentirebbe di evitare che, permanendo tale inerzia, le risorse stanziate vengano sprecate. Sollecita il Governo ad adottare misure specificamente dedicate alla cefalea anche in ordine alla questione del riconoscimento delle condizioni invalidanti, poiché la mancanza di norme riferite a questa patologia non garantisce ai soggetti coinvolti le dovute certezze giuridiche.

25 Maggio 2023

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