Covid. Farmacie pronte alla vaccinazione. Pressing bipartisan per un loro tempestivo coinvolgimento nella campagna

Covid. Farmacie pronte alla vaccinazione. Pressing bipartisan per un loro tempestivo coinvolgimento nella campagna

Covid. Farmacie pronte alla vaccinazione. Pressing bipartisan per un loro tempestivo coinvolgimento nella campagna
Da Speranza a Salvini, da Tajani a Renzi. Ma anche presidenti di Regione e assessori alla sanità. Fino a chi lavora sul campo, negli ospedali, in prima linea contro il virus. L'appello al Governo per fare in fretta nel coinvolgimento delle farmacie nella campagna vaccinale contro il Covid è unanime. La misura, per essere operativa, necessita solo della stipula di specifici accordi con le organizzazioni sindacali rappresentative delle farmacie.

"In questo importante lavoro, come deciso dal Parlamento, saranno impegnate anche le nostre farmacie, che potranno mettere a disposizione spazi e professionalità capaci di rafforzare la nostra offerta vaccinale".
 
Con queste parole il ministro della Salute Roberto Speranza, riferendo al Parlamento sul nuovo Dpcm, ha ribadito anche oggi alla Camera il ruolo che investirà le farmacie italianenei prossimi mesi all'interno della campagna di vaccinazione di massa contro il Covid.
 
La misura, lo ricordiamo, è già prevista dal comma 471 della manovra approvata nelle scorse settimane. Tante le voci bipartisan che in questi giorni si sono alternate per richiedere quanto prima possibile la messa a punto della necessaria stipulazione di specifici accordi con le organizzazioni sindacali rappresentative delle farmacie per coinvolgerle quanto prima possibile nella campagna vaccinale.
 
Oltre al ministro della Salute, anche il leader della Lega Matteo Salvini è intervenuto così nei giorni scorsi su Rai 3 sul tema: "Grazie a delle proposte del Centrodestra, il Parlamento ha approvato una norma per la quale i 60.000 farmacisti che lavorano in 18.000 farmacie, da cui passano 4 milioni di italiani ogni giorno, possano vaccinare".
 
Concetto ribadito su Rai 1 anche da Antonio Tajani (FI) che ha ricordato come grazie alla proposta "del nostro responsabile alla sanità e presidente dell'Ordine dei farmacisti Andrea Mandelli sarà possibile utilizzare tutte le farmacie per vaccinare contro il Covid gli italiani".
 
Sempre in Forza Italia, questa volta su Rai 3, la vicepresidente del gruppo al Senato Lucia Ronzulli sottolineava come "'sicuramente sul personale per effettuare le vaccinazioni la programmazione a livello nazionale è stata sbagliata. Non ci sono infermieri a sufficienza e quindi dovranno essere i medici a effettuare i vaccini, questo comporterà anche un aumento della spesa. Sarebbe stato invece opportuno coinvolgere le farmacie, i militari, il personale sanitario in pensione, cosa che non è avvenuta ed evidenzia una certa criticità del piano del governo anche per quanto riguarda il reclutamento del personale addetto alla somministrazione".
 
Passando alla maggioranza, Matteo Renzi (IV) nel corso di una diretta su Rete 4 chiedeva: "Perché un domani, quando sarà il nostro turno, non possiamo andare a farci il vaccino anche nelle farmacie?".
 
Ma non solo la politica, anche gli scienziati sono in pressing per cogliere quanto prima questa opportunità. Il direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, nei giorni scorsi ha sottolineato come sia£ fondamentale, soprattutto nella prima fase della campagna vaccinale, nella quale occorrerà immunizzare le persone molto anziane, avere una capacità elevata di portare la vaccinazione a domicilio. Anche coinvolgere attivamente le reti dei medici di famiglia e delle farmacie può essere utile, soprattutto quando ci sarà maggiore disponibilità di vaccini".
 
Sulla stessa lunghezza d'onda, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova invitava ad evitare la centralizzazione delle vaccinazioni con una struttura unica che assume i medici, gli infermieri e gli assistenti sanitari. "Mentre dovremmo lavorare su ciò che c'è già coinvolgendo nelle vaccinazioni, con accordi, le farmacie e i medici di famiglia, usando le caserme e affidando alle Regioni la gestione dell'eventuale personale in più che potrebbe arrivare. La struttura commissariale fatta così com'è, ahimè, va poco lontano. Dobbiamo affidarci a chi è sul territorio".
 
Anche le Regioni fanno sentire su questo la loro voce. Dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che parlando dei vaccini come "la luce in fondo al tunnel", auspicava con il prossimo via libera al vaccino di Astrazeneca la possibilità di avere "più fronti vaccinali con i medici sul territorio le farmacie; fino all'assessore alla sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato che si ha sottolineato come nel territorio "siamo già pronti a vaccinare sette giorni su sette h24, a mettere in campo 4.500 medici di medicina generale e 1.500 farmacie".
 
Insomma un appello unanime al Governo per far presto.

13 Gennaio 2021

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