Covid. Governo annuncia confronto no stop con le Regioni in vista del prossimo Dpcm

Covid. Governo annuncia confronto no stop con le Regioni in vista del prossimo Dpcm

Covid. Governo annuncia confronto no stop con le Regioni in vista del prossimo Dpcm
"Io non so se i 21 parametri diventeranno 5; questo penso debbano deciderlo i tecnici e, poi, la politica dovrà valutare quali sono le restrizioni più opportune per evitare che possa esserci una terza ondata. Per tenere bassa la curca dei contagi, decideremo con le Regioni qual è il metodo migliore". Così il ministro Boccia rispondendo all'interrogazione presentata da Molinari (Lega).

"Io non so se i 21 indicatori diventeranno 5; questo penso debbano deciderlo i tecnici e, poi, la politica dovrà valutare quali sono le restrizioni più opportune per evitare che possa esserci una terza ondata. Noi vogliamo tenerla ancora bassa la curva, vogliamo tenerla bassa nel mese di dicembre e, certamente, nel mese di gennaio. Per farlo decideremo con le Regioni qual è il metodo migliore. Colgo l'occasione per comunicare che già domani riprenderà il confronto con le Regioni in vista del prossimo Dpcm".
 
Così il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia rispondendo oggi alla Camera all'interrogazione sul tema presentata da Riccardo Molinari (Lega).
 
Di seguito la risposta integrale del ministro Boccia.
 
"Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Parolo e il gruppo della Lega per le domande che ci consentono di fare alcuni chiarimenti. No, non lo decide il Ministero della Salute in autonomia, ma quel modello di monitoraggio ogni venerdì è sul tavolo di tutti i presidenti di regione e arriva sul tavolo di ogni presidente di regione dopo un lavoro fatto dalla cabina di regia dentro la quale siedono tre rappresentanti delle regioni, tre tecnici, tre responsabili di una dinamica che è assolutamente scientifica. Questo avviene dal mese di maggio, il decreto ministeriale è del 30 aprile, ed è accaduto per evitare aperture indiscriminate nella prima fase, quando una parte del Paese, legittimamente, dopo il primo lockdown, duro, faticoso, dopo otto settimane chiedeva riaperture immediate.
 
Grazie a quel lavoro congiunto – ringrazio ancora le regioni per la leale collaborazione avuta in momenti anche difficili – abbiamo portato alla riapertura della mobilità tra le regioni al 3 giugno; grazie a quel modello di monitoraggio che poi, forse, non ha avuto più i riflettori del dibattito pubblico in estate – forse è stato anche un male – ma è sempre stato lì, ogni settimana, sul tavolo del Governo e dei presidenti delle regioni. Quando si è trattato di richiudere, c'è stato un momento di ulteriore confronto. Nella vostra interrogazione parlate dei 5 parametri. Io non so se i 21 diventeranno 5; questo penso debbano deciderlo i tecnici e, poi, la politica dovrà valutare quali sono le restrizioni più opportune per evitare che possa esserci una terza ondata.
 
Noi vogliamo tenerla ancora bassa la curva, vogliamo tenerla bassa nel mese di dicembre e, certamente, nel mese di gennaio. Per farlo decideremo con le Regioni qual è il metodo migliore. Colgo l'occasione per comunicare che già domani riprenderà il confronto con le Regioni in vista del prossimo DPCM (questo in vigore scade il 3 dicembre). Abbiamo chiesto alle Regioni una valutazione scientifica ulteriore. Oltre ai tre componenti che – vi ricordo – sono stati indicati dalla Regione Lombardia, dalla Regione Umbria e dalla Regione Campania, le Regioni hanno indicato altri dieci tecnici che si stanno confrontando con il professor Brusaferro con i tecnici e dell'Istituto superiore di sanità. Io penso che quegli elaborati debbano essere patrimonio collettivo, non sono patrimonio di parte e non portano a decisioni, soprattutto, politiche di parte ma sono decisioni a tutela della nostra condizione sanitaria e di una rigorosa difesa della salute".
 
Ugo Parolo (Lega), in sede di replica, ha dichiarato: "Prendiamo atto delle dichiarazioni ma purtroppo ci sembrano abbastanza generiche. C'è certamente una volontà di maggiore collaborazione e l'accogliamo positivamente ma, vede, sappiamo benissimo che ogni settimana l'ordinanza del Ministro della salute è emanata a seguito di una, diciamo, teorica intesa con le Regioni; ma, se l'intesa fosse effettiva, le Regioni mai sarebbero arrivate a chiedere questa semplificazione. Credo che misure così drastiche, così difficili da accettare dal punto di vista economico abbiano bisogno di assoluta trasparenza e condivisione".
 
"Qui – com'è già stato ricordato – non è in discussione il tema della salute e la priorità della salute ma è in discussione la possibilità per i territori, per i cittadini, per le imprese di poter capire cosa succede del loro destino e poter condividere le scelte. Vede, i sacrifici sono accettabili se avvengono all'interno di un percorso -come dicevo – che è comprensibile. Quello che sta succedendo sugli impianti di risalita – veniva ricordato poco fa dai colleghi che mi hanno preceduto – è l'esempio tipico di un percorso che non è stato assolutamente condiviso né trasparente. Si parla impropriamente di chiusura degli impianti di sci; in realtà, quello è l'asse portante di un sistema economico, di un intero sistema economico su cui si regge la montagna. Sarebbe signor Ministro – lei che è pugliese – come chiudere le spiagge, sbarrare le spiagge in Puglia nel mese di agosto, magari decidendo dieci giorni prima – forse sì, forse no – e dire banalmente si fa il bagno o non si fa il bagno. Significherebbe far saltare un sistema economico. Allora, se si decide questo, posto che la salute è prioritaria, i soldi ci devono essere e non solo promesse generiche".

25 Novembre 2020

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