Ddl Concorrenza. Audizione di Federfama in Senato: “Testo apprezzabile ma si può migliorare”

Ddl Concorrenza. Audizione di Federfama in Senato: “Testo apprezzabile ma si può migliorare”

Ddl Concorrenza. Audizione di Federfama in Senato: “Testo apprezzabile ma si può migliorare”
Le norme del ddl concorrenza che aprono la titolarità al capitale possono essere ancora migliorate con due interventi che introducano un tetto all’estensione delle catene e rendano obbligatoria la presenza del farmacista nell’assetto societario. Questa la posizione espressa da Federfarma ieri, nel corso delle audizioni in commissione Industria.

Le norme del ddl concorrenza che aprono la titolarità al capitale possono essere ancora migliorate con due interventi che introducano un tetto all’estensione delle catene e rendano obbligatoria la presenza del farmacista nell’assetto societario. Questa la posizione espressa da Federfarma nella mattinata di audizioni con cui, ieri, la commissione Industria del Senato ha raccolto sul ddl pareri e giudizi della filiera. "È importante che il legislatore abbia voluto mantenere inalterato l’assetto distributivo del servizio farmaceutico a tutela dei cittadini", ha detto la presidente del sindacato titolari Annarosa Racca, in aula con il segretario nazionale della Federazione, Alfonso Misasi, e il presidente del Sunifar, Alfredo Orlandi, "siamo però convinti che, sempre nella prospettiva dell’interesse pubblico, il testo possa essere ulteriormente perfezionato".
 
Nel suo intervento, in particolare, Federfarma ha espresso apprezzamento per le misure introdotte alla Camera allo scopo di preservare la “mission” sociale della farmacia, dalle incompatibilità a carico chi produce o prescrive farmaci fino agli obblighi di comunicazione su variazioni statutarie e azionarie delle società di capitale. Sarebbe tuttavia opportuno, è la richiesta che il sindacato ha rivolto alla Commissione, fissare un limite al numero delle farmacie che potranno essere integrate in una catena, in modo da evitare posizioni dominanti nella distribuzione finale del farmaco. Per lo stesso motivo, sarebbe auspicabile che il ddl imponesse la partecipazione del farmacista nell’assetto azionario delle società titolari. "Nella versione licenziata dalla Camera» ha fatto notare Misasi «il testo ammette che nella proprietà delle farmacie la professione possa mancare del tutto. Al contrario, all’articolo 41 lo stesso ddl riserva agli avvocati almeno il 60% delle società legali partecipate dal capitale. A noi andrebbe bene anche la sola presenza maggioritaria, ossia il 50% più uno, ma al di là di quote e percentuali quello che troviamo incomprensibile è l’assenza di una norma che assicuri comunque la voce della professione nella titolarità delle farmacie. Altrimenti, prevarrebbe soltanto la mera ricerca del profitto".
 
Richieste a parte, nell’audizione Federfarma ha passato in rassegna i “fondamentali” del comparto per metterne in luce le eccellenze: le farmacie formano una rete talmente capillare che ogni italiano dispone di un presidio a non più di cinque minuti da casa o dal lavoro; danno lavoro a 50mila farmacisti più 35mila non laureati, il 60,5% del loro fatturato è rappresentato dal farmaco e tagli di spesa più trattenute Ssn rendono oggi i loro margini tra i più bassi d’Europa. Anche per questo, quella deregulation dei farmaci con ricetta che la gdo continua a pretendere avrebbe effetti deflagranti sulla rete e in particolare sulle piccole farmacie. "Con la progressiva chiusura di caserme e uffici postali – ha ricordato Orlandi – i presidi rurali sono ormai l’unico servizio pubblico esistente in molti paesini. I loro titolari resistono, anche se in media il reddito delle loro imprese è anche più basso dello stipendio di un’insegnante di scuola media primaria; ma una legge che consentisse di aprire dovunque e vendere farmaci con ricetta, spingerebbe molti di loro a chiudere e trasferirsi in zone più appetibili".


 


Fonte: Federfarma.it

13 Novembre 2015

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