Ddl concorrenza. Mnlf: “Governo e maggioranza riflettano su liberalizzazione Fascia C”

Ddl concorrenza. Mnlf: “Governo e maggioranza riflettano su liberalizzazione Fascia C”

Ddl concorrenza. Mnlf: “Governo e maggioranza riflettano su liberalizzazione Fascia C”
Per il Movimento nazionale liberi farmacisti la “verità inconfessabile” è che sin dall'inizio dell'iter del Ddl concorrenza esisteva un accordo per non toccare in alcun modo le farmacie. “Ora serve uno scatto d'orgoglio da parte di quei parlamentari che troppo spesso sono sottoposti a diktat contrari alle proprie convinzioni”.

La chiusura del Governo e del maggior partito della coalizione è razionalmente inspiegabile. Perché in un Paese che ancora non è uscito dalla crisi economica e che faticosamente cerca di far ripartire la crescita economica si rinuncia a 5000 nuovi posti di lavoro, a 600 milioni (Fonte Altroconsumo) di risparmio per i cittadini, a 300/3500 nuove aziende, a 700 milioni d'investimento privato, oltre ad un forte impulso ai farmaci generici? Tutto a costo zero per lo Stato. Quale motivo se non un accordo politico/corporativo impedisce di cogliere tanti vantaggi per il Paese?”. Così il Movimento nazionale liberi farmacisti ha commentato la bocciatura degli emendamenti riguardanti la liberalizzazione dei farmaci di Fascia C durante l’esame nelle commssioni congiunte Finanze e Attività produttive.

“In Commissione il relatore del ddl concorrenza, non riuscendo a motivare diversamente una scelta inspiegabile, arriva da affermare che quello non è il contesto dove inserire tali riforme. Dove si deve dibattere di tali argomenti se non nella legge annuale per la concorrenza quando la stessa Antitrust, la Banca d'Italia, il Fondo Monetario internazionale e la Commissione Europea avevano esplicitamente indicato di aumentare il livello di competizione nei servizi farmaceutici aprendo alla concorrenza nella distribuzione dei farmaci di fascia C? – prosegue il Mnlf -. Altri, come il responsabile salute del Pd Federico Gelli hanno negato che quanto approvato in Commissione possa trasformare un monopolio di fatto in oligopolio.


 


Peccato che sia lo stesso Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi a smentire le parole di Gelli: il documento portato in Consiglio dei Ministri subordinava l'entrata del capitale privato nelle società titolari di farmacie alla liberalizzazione del settore. il motivo è quasi elementare: se tolgo il limite delle 4 farmacie e faccio entrare il capitale privato senza aprire quel mercato pongo le condizioni per trasformare il monopolio in oligopolio senza alcun vantaggio competitivo per i cittadini/consumatori. Atri ancora negano la liberalizzazione dei farmaci di fascia C perché dicono se si liberalizzasse le piccole farmacie chiuderebbero. Come si possa chiudere una attività con una perdita stimata di 50 euro/giorno non è dato comprenderlo. Nemmeno la giustificazione relativa al precedente provvedimento del Governo Monti che voleva aumentare il numero delle farmacie sul territorio tiene, perché di fatto questo progetto è fallito e dopo tre anni nessuna nuova farmacia è stata ancora aperta e, se si arriverà alla fine dell'iter concorsuale, al massimo apriranno non più di mille sedi farmaceutiche, molte in aree scarsamente abitate. Meno del 7% delle attuali”.

“La verità inconfessabile è che sin dall'inizio dell'iter del Ddl concorrenza esisteva un accordo per non toccare in alcun modo le farmacie. Questo accordo è stato in pieno rispettato alla faccia del Parlamento. Ora serve uno scatto d'orgoglio – conclude la nota – da parte di quei parlamentari che troppo spesso sono sottoposti a diktat contrari alle proprie convinzioni, uno scatto d'orgoglio che approvi in aula il prossimo 21 settembre la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, non per fare un favore alle parafarmacie, ma perché utile all'interesse pubblico, utile alla crescita del Paese”.

15 Settembre 2015

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