Def 2013. Un vero e proprio attacco al Ssn nato dalle grandi riforme sociali

Def 2013. Un vero e proprio attacco al Ssn nato dalle grandi riforme sociali

Def 2013. Un vero e proprio attacco al Ssn nato dalle grandi riforme sociali
Una volta risolto il tema della sostenibilità finanziaria del SSN , da sempre agitato come lo spauracchio dei conti pubblici, oggi  si  vuole metter in discussione il principio della universalità delle prestazioni senza avere nemmeno il pudore di spiegare le motivazioni e le necessità di  quanto proposto

Cesare Fassari nel suo editoriale sulla nota di aggiornamento del  DEF 2013 mette in evidenza con grande chiarezza la contraddittorietà o per meglio dire l’ ambiguità di un documento che da un lato vuole puntare alla prevenzione e alla appropriatezza (con idee giuste ma stranote)  e dall’altro vuole introdurre un  criterio  finora inaudito: quello della “ selettività delle prestazioni” che giustamente Ivan Cavicchi giudica di estrema pericolosità  e foriero di una vera e propria controriforma.
 
E così una volta risolto il tema della sostenibilità finanziaria del SSN , da sempre agitato come lo spauracchio dei conti pubblici, oggi  si  vuole metter in discussione il principio della universalità delle prestazioni senza avere nemmeno il pudore di spiegare le motivazioni e le necessità di  quanto proposto. Motivazioni che però è fin troppo facile intuire in filigrana
 
Se infatti i conti della sanità sono in regola con le previsioni e se la spesa nel nostro paese è più bassa del resto di Europa (vedi ennesima conferma dal Rapporto Ceis/Crea presentato oggi a Roma),  proporre una contrazione del numero dei soggetti che possono esigere  le prestazioni sanitarie (in parte o completamente) significa forzare per la introduzione dl un pilastro assicurativo di natura privata a cui questi soggetti dovranno giocoforza rivolgersi. In linea con i governi precedenti che hanno svenduto il capitale pubblico con esiti disastrosi (valga per tutti la privatizzazione di Telecom e la vicenda Alitalia) anche il governo in carica vuole svendere i pochi assets pubblici rimasti per rimpolpare parte del nostro “capitalismo straccione” con introiti certi e sicuri,  atteso che le  capacità dei nostri  attori economici di competere su un mercato libero  e potenzialmente privo di barriere protettive sono ormai scivolate  negli ultimi posto in classifica tra i paesi industrializzati.
 
Capitalismo straccione e socialismo di stato a difesa dei soggetti economici improduttivi: questa è la vera cifra del paese che ha trovato  una conferma della straziante inchiesta di Presa diretta sul default industriale del paese e sulla desertificazione delle infrastrutture pubbliche dell’intero meridione come le ferrovie.
 
Il documento è dunque oggettivamente pericoloso e mistificatorio dal punto di vista epistemico  perché per sostenere  la  proposta in esso accennata,  dice il falso sulla qualità del nostro SSN.  A dimostrazione di una presunta superiorità dei nostro SSN, si continua infatti a citare il documento del WHO che è stato successivamente smentito dalla stessa WHO e ci si dimentica che altre organizzazioni internazionali come  Euro Health Consumer Index (EHCI), collocano il nostro SSN  a il 21° posto su 34 servizi sanitari europei ( 2012). 
 
E dunque  la situazione del  nostro unico sistema di protezione rimasto, dopo l’indecente riforma del mercato del lavoro e delle pensioni targata Fornero, è esattamente l’opposto di quanto raccontato  nel DEF. In gran parte del paese la sanità è in condizioni di sofferenza crescente  e per uscire dal guado  ha bisogno di un vero rilancio: di  risorse, di idee, di regole trasparenti e soprattutto di legalità per mettere al bando l’ingerenza della politica dal management del sistema. Bisogna potenziare il nostro sistema non dimetterlo e la nostra parola ordine deve ancora essere quella della inclusione di tutti i soggetti, e no  della esclusione dei cosiddetti “ non bisognosi”.
 
Se le capacità di programmazione del Governo sono quelle presenti nel documento allora c’è veramente poco da sperare e la situazione è  peggiore di ogni più infausta aspettativa.
Rimane l’amarezza che le grandi battaglie operaie degli anni ‘60 e ’70 che imposero la nascita del nostro SSN non sono più patrimonio di nessuno dei governi che costituiscono l’attuale maggioranza. Una uniformazione al ribasso in cui tutte le vacche diventano nere.
 
Roberto Polillo

Roberto Polillo

26 Settembre 2013

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