Fase 2. Gli Assistenti sociali a Conte: “Pensare a esclusi e fragili”

Fase 2. Gli Assistenti sociali a Conte: “Pensare a esclusi e fragili”

Fase 2. Gli Assistenti sociali a Conte: “Pensare a esclusi e fragili”
In una lettera l’Ordine insieme all’Alleanza contro la povertà chiedono di “anticipare le risorse per il Fondo nazionale per le Politiche Sociali, la Non Autosufficienza e il Contrasto alla Povertà, unitamente al Fondo Infanzia e Adolescenza. Così come bisogna pensare alle risorse assegnate agli Ambiti Territoriali con il Patto di inclusione sociale 2019”. E poi la proposta: “In tutto il Paese almeno un assistente sociale ogni 3500 abitanti”.

Anziani, minorenni e persone con disabilità, gli “invisibili”, i senza dimora, coloro che soffrono di solitudine e disagio psichico e le loro famiglie, gli irregolari o chi ha un lavoro saltuario, le persone dimesse dalle carceri o con pene alternative, i bambini che richiedono tutela e il supporto a famiglie in difficoltà. Non un elenco di lamentele, ma un concreto piano di azione perché “chi già era indietro non si allontani sempre di più da una vita dignitosa, rendendo vano ogni successivo intervento”.
 
E’ questo il contenuto della lettera firmata dal presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali, Gianmario Gazzi e dal portavoce dell’Alleanza contro la povertà (che ha tra i soci fondatori, tra gli altri Acli, Anci, Ali, Cgil, Cisl, Uil, Caritas…), Roberto Rossini,  indirizzata al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Dall’ultima esperienza dei buoni alimentari al perenne taglio di risorse economiche e umane su politiche e servizi sociali, Gazzi e Rossini traggono una serie di proposte per interventi non più rimandabili.

“La prima  – scrivono – riguarda le risorse necessarie. Serve anticipare le risorse per il Fondo nazionale per le Politiche Sociali, la Non Autosufficienza e il Contrasto alla Povertà, unitamente al Fondo Infanzia e Adolescenza che andrebbe tra l’altro ampliato oltre le città riservatarie della L.285/97. Così come bisogna pensare alle risorse assegnate agli Ambiti Territoriali con il Patto di inclusione sociale 2019 garantendo i fondi per dare continuità almeno ai livelli occupazionali esistenti.  (…) Assieme a queste individuare una misura equa di sostegno al reddito che intercetti tutti coloro che sono esclusi da ammortizzatori sociali e Reddito di Cittadinanza”.

Queste risorse, spiegano chiedendo un tagliando alla legge Madia: “devono rinforzare definitivamente le strutture del servizio sociale territoriale: servono professionisti che non siano contratti a termine e vincolati sistematicamente in turnover, perché possano essere riferimenti per i territori e per le persone e personale amministrativo”.

Il secondo intervento riguarda l’unificazione sociale dell’Italia, realizzando quei livelli essenziali che almeno sulla carta sono assicurati sul piano sanitario: “Vorremmo, ad esempio, che in tutto il Paese ci fosse almeno un assistente sociale ogni 3500 abitanti come nelle regioni più sensibili, accompagnati in equipe multi professionale dagli altri operatori”.

 Insieme, Gazzi e Rossini, chiedono che non venga dimenticato “l’importantissimo mondo del Terzo Settore” che deve contribuire a co-progettare le politiche e non soltanto sostituirsi allo Stato dove questo non arriva: “I soggetti della società civile  – scrivono  – devono essere sostenuti col credito e con le garanzie al credito affinché siano in grado di affrontare i cambiamenti e sostenere l’occupazione”
“Noi ci saremo sempre”, concludono, ma l’allarme lanciato non permette altri rinvii.

30 Aprile 2020

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