Il compromesso impossibile sulle Dat. Cosa dovrebbe fare chi l’ha approvata alla Camera

Il compromesso impossibile sulle Dat. Cosa dovrebbe fare chi l’ha approvata alla Camera

Il compromesso impossibile sulle Dat. Cosa dovrebbe fare chi l’ha approvata alla Camera
Ci sono punti dirimenti sui quali vi è una contrapposizione ideologica che impedisce di raggiungere qualsiasi compromesso che possa essere ritenuto accettabile dagli schieramenti in campo. L’unica possibilità di avere una legge sulle DAT è che il provvedimento venga portato direttamente in Aula ed il Senato si impegni ad approvarlo nel testo già licenziato dalla Camera. Coerenza e rispetto vorrebbero quindi che almeno i senatori di PD, M5S, Si-Sel esprimessero con chiarezza la loro volontà a votare la legge nello stesso testo approvato a Montecitorio.

Il disegno di legge sul testamento biologico, dopo la sua approvazione alla Camera, sembra ormai destinato ad una lenta e silenziosa "eutanasia" (non volontaria) al Senato. Al momento, nonostante gli appelli da parte della relatrice per la Commissione Sanità, Emilia Grazia De Biasi (Pd), sul superamento dell'ostruzionismo culminato con la presentazione di oltre 3mila emendamenti lo scorso luglio, la situazione è rimasta di fatto bloccata.
 
A poco sono serviti gli appelli e la minaccia da parte di De Biasi di dimettersi dal suo ruolo. Ad ogni modo, la relatrice ha deciso di aspettare la ripresa dei lavori la prossima settimana, e il parere sugli emendamenti da parte della Commissione Bilancio, prima di decidere il da farsi. In caso di mancato ritiro di larga parte delle attuali proposte di modifica potrebbe chiedere alla capigruppo l'invio del testo direttamente in Aula senza mandato del relatore.
 
Questo il quadro dell'attuale situazione. C'è però da fare chiarezza su alcuni punti. La mediazione che, in maniera del tutto legittima, la presidente della Commissione Sanità sta cercando di portare avanti per far proseguire i lavori in commissione, è di fatto impossibile da trovare. Ci sono punti dirimenti sui quali vi è una contrapposizione ideologica che impedisce di raggiungere qualsiasi compromesso che possa essere ritenuto accettabile dagli schieramenti in campo.
 
Basti pensare alla nutrizione e idratazione artificiale: trattamento sanitario per alcuni e sostentamento alla vita per altri. Le conseguenze delle due diverse visioni sono del tutto ovvie: se riconosciute come trattamento sanitario, così come dal testo approvato dall'altro ramo del Parlamento, il paziente può chiederne l'interruzione. Di contro, la libertà di scelta del paziente verrebbe meno dal momento che il semplice sostentamento vitale non potrebbe essere interrotto dal medico curante. Da qui lo snaturamento della norma.
 
O ancora, la richiesta di modifica del titolo da "Disposizioni anticipate di trattamento" a "Dichiarazioni anticipate di trattamento", lungi dall'essere una precisazione meramente lessicale, porta con sé un depotenziamento della volontà del paziente che, a quel punto, potrebbe essere disattesa da parte del medico curante.
 
Questi sono solo alcuni esempi di quei 'nodi' del dibattito sui quali una conciliazione appare onestamente quasi impossibile da trovare. A questo punto, dopo aver perso l'intero mese di settembre, se c'è la volontà di portare a termine i lavori sul provvedimento non resta che una sola strada percorribile: l’unica possibilità di avere una legge sulle DAT è che il provvedimento venga portato direttamente in Aula ed il Senato si impegni ad approvarlo nel testo già licenziato dalla Camera senza nessuna modifica.
 
Una responsabilità, questa, che ricade in prima istanza su quelle forze politiche che già l’hanno votato nell'altro ramo del Parlamento. Mettendo da parte opportunismi, diffidenze e calcoli elettorali e, in modo coerente verso i cittadini (che ricordiamolo, in maggiotanza si sono espressi in diverse occasioni sempre a favore di una legge di dignità sul fine vita) e verso la loro stessa scelta fatta solo pochi mesi fa a Montecitorio.
 
Coerenza e rispetto vorrebbero quindi che almeno i senatori di PD, M5S, Si-Sel esprimessero con chiarezza la loro volontà a votare la legge nello stesso testo approvato dalla Camera. Se lo facessero e si comportassero di conseguenza al momento del voto avremo una buona legge, non certo la migliore di questo mondo, ma almeno una prima legge chiara su un tema, quello del fine vita, che da troppi anni attende un atto di responsabilità da parte del Parlamento.
 
Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

29 Settembre 2017

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