Malaria. I ricercatori del Network italiano scrivono a Lorenzin e Minniti, i casi diminuiscono ma resta un problema globale

Malaria. I ricercatori del Network italiano scrivono a Lorenzin e Minniti, i casi diminuiscono ma resta un problema globale

Malaria. I ricercatori del Network italiano scrivono a Lorenzin e Minniti, i casi diminuiscono ma resta un problema globale
La mortalità per malaria è diminuita del 60 per cento, ma nonostante i numeri incoraggianti resta un problema di salute globale. Per questo i componenti della rete nazionale di ricerca sulla malaria Italian Malaria Network (IMN), hanno lanciato un appello ai Ministri della salute, Beatrice Lorenzin, e dell’università e ricerca, Valeria Fedeli, chiedendo un sostegno concreto per la ricerca. LA LETTERA.

Un forte appello a sostenere con adeguati investimenti la ricerca italiana nella lotta alla malaria. A lanciarlo, attraverso una lettera aperta ai Ministri della salute, Beatrice Lorenzin, e dell’università e ricerca, Valeria Fedeli, sono gli studiosi della rete nazionale di ricerca sulla malaria Italian Malaria Network (IMN). Il network riunisce 10 tra le principali università, strutturate nel Centro Interuniversitario per la Ricerca sulla Malaria (CIRM), e l’Istituto Superiore di Sanità.
 
L’appello giunge “non casualmente alla vigilia della Conferenza sulla Salute organizzata dalla Presidenza Italiana del G7” e alla luce dei recenti fatti di cronaca nazionali oltre che della segnalazione da parte “dei colleghi britannici della Oxford Tropical Medicine Research Unit della diffusione nel sud-est asiatico di forme di malaria resistenti ai più recenti trattamenti farmacologici”, ricorda la lettera.
 
La malaria resta infatti oggi, nonostante un’importante riduzione della mortalità del 60% ottenuta dagli inizi del secolo, un problema di salute globale di dimensione planetaria e una fonte di ritardo nello sviluppo economico di molti Paesi, specialmente nell’Africa subsahariana”, continua il documento, ricordando come “l’Europa e l’Italia non sono un mondo a parte: l’intensità dell’attuale movimentazione globale di merci e persone espone anche i Paesi dove la malaria è stata eliminata al rischio che il trasporto di zanzare o persone infette possa reintrodurre questa malattia, sia con episodi isolati, ma non per questo meno gravi, come dimostrano le cronache recenti, sia, come nel caso della Grecia tra il 2010 e il 2013, con focolai epidemici sostenuti dalle zanzare autoctone”.
 
Il nostro Paese vanta una lunga tradizione di successi nella lotta alla malaria – basti ricordare la scoperta da parte di Giovan Battista Grassi, condivisa con l’inglese Donald Ross, della zanzara quale vettore della malattia. Come sottolineano i ricercatori: “organizzando la Conferenza sulla Salute del G7, che si terrà a novembre a Milano, [l’Italia] ha una grande opportunità per dimostrare il suo ruolo di leader nella ricerca e nell'innovazione su temi sanitari di impatto globale.
 
Il nostro Paese ha già contribuito all’ideazione, alla creazione e al successo del Fondo Globale per la lotta contro la malaria, la tubercolosi e l’Aids e lo scorso anno, durante la V Conferenza per il rifinanziamento del Fondo, si è distinto per aver incrementato più degli altri stati membri il proprio impegno finanziario con l’erogazione di 140 milioni di euro per il triennio 2017-19. L’Italia inoltre ha aderito all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, in cui la lotta alla malaria è inclusa nell’ Obiettivo 3 – Good health and well-being (target 3.3). Recentemente, in occasione di diversi appuntamenti internazionali, il nostro Governo ha confermato questo impegno dichiarando di considerare l’attenzione all’Africa una priorità, proponendo nuovi investimenti e interventi di sviluppo e cooperazione”.
 
“I ricercatori attivi in Italia nella lotta contro la malaria – prosegue la lettera – vi rivolgono questo appello dal momento che tutte le dichiarazioni e gli impegni internazionali continuano ad ignorare il fatto che oggi, in Italia, esiste ed opera, pur tra grandi difficoltà, un gruppo di malariologi con esperienza multidisciplinare, che si occupa di ricerca scientifica di base sul parassita e i vettori, di ricerca clinica integrata e farmacologica, nonché di attività di cooperazione e di formazione nel campo della lotta alla malaria. Vi chiediamo un concreto sostegno alla ricerca italiana per la lotta contro la malaria, che annunciato in concomitanza con la Conferenza di Milano costituirebbe un segnale importante, in linea con le linee programmatiche sostenute dalla nostra Presidenza del G7, e anche un significativo sprone agli altri Grandi a continuare e a rafforzare ulteriormente il proprio impegno. È preoccupante osservare che dal 2000 al 2015, in un periodo in cui l’impegno finanziario internazionale nella lotta alla malaria è cresciuto di venti volte e i maggiori Paesi industrializzati europei, quali Gran Bretagna, Olanda, Francia e Germania, hanno continuato a destinare consistenti risorse economiche allo studio di questa malattia, il finanziamento pubblico italiano riservato alla ricerca malariologica è stato praticamente nullo. I pochi gruppi di eccellenza attivi in questo campo hanno vissuto e vivono quasi esclusivamente grazie a fondi ottenuti da agenzie internazionali o fondazioni private”.
 
“I gruppi della malariologia italiana rivolgono dunque a voi questo appello perché ritengono che l’importante e valido impegno del nostro Paese di devolvere ingenti fondi alla comunità internazionale e all’Africa per lo sviluppo della salute globale e il contrasto delle malattie della povertà corra il rischio di essere vanificato se non accompagnato dal complementare impegno a costruire e sostenere in Italia la ricerca scientifica necessaria al raggiungimento di quegli obiettivi. La qualità e ampiezza delle competenze della ricerca malariologica italiana garantiscono che dedicare oggi fondi alla ricerca in questo settore permetterà all’Italia di eccellere nei settori della diagnostica, controllo, prevenzione e terapia della malaria, di essere protagonista nelle future collaborazioni internazionali in questo campo, e di contribuire con una prospettiva solida e di lungo periodo alla scomparsa della malaria dal nostro pianeta”, conclude la lettera.
 

06 Ottobre 2017

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