Manovra. Cimo-Fesmed: “No a emendamento su istituzione farmacologia ospedaliera”

Manovra. Cimo-Fesmed: “No a emendamento su istituzione farmacologia ospedaliera”

Manovra. Cimo-Fesmed: “No a emendamento su istituzione farmacologia ospedaliera”
L’emendamento che prevede l’istituzione della nuova tipologia di unità operativa complessa, di farmacologia ospedaliera rischia di ingenerare conflitti di competenza tra professionisti, oltre a limitare l’autonomia prescrittiva dei medici. Un’iniziativa che nulla hanno a che vedere con il Bilancio dello Stato

“Nel mentre le strutture ospedaliere sono in affanno ed i medici cercano di assicurare la migliore assistenza ospedaliera possibile ai pazienti ricoverati, si continua a ricorrere al solito strumento della Legge di Bilancio per iniziative che riguardano le professioni sanitarie e che nulla hanno a che vedere con il Bilancio dello Stato”.
 
Così la Federazione Cimo-Fesmed che punta il dito verso l’emendamento n. 83031 al Dl della Camera dei Deputati (Legge di Bilancio 2021), con il quale si ipotizza l’istituzione di una nuova tipologia di unità operativa complessa, quella di farmacologia ospedaliera, da allocare all’interno dei dipartimenti dei servizi o delle direzioni sanitarie degli ospedali.

“Tale emendamento – sottolinea il sindacato – oltre a creare un inutile doppione rispetto alle attività istituzionali già garantite della farmacia ospedaliera, rischia di ingenerare conflitti di competenza tra professionisti proprio in una fase emergenziale che, certamente, non giova al nostro Ssn.
Al tempo stesso l’istituzione di una nuova unità complessa determina, per vincoli di legge, la contestuale rimozione di altra unità complessa magari riguardante l’area clinica o chirurgica, magari dotata di ambulatori e posti letto e magari diretta erogatrice di offerta sanitaria rispetto ad un ruolo gestionale di appropriatezza e sicurezza, ruolo peraltro già assicurato da strutture presenti in ospedale.

La Federazione Cimo-Fesmed non condivide tale iniziativa parlamentare soprattutto perché verrebbe gravemente limitata l’autonomia prescrittiva del medico spostando, ancora una volta, l’indirizzo delle strutture sanitarie, verso aspetti gestionali ed economicistici e non certamente clinici nella cura dei pazienti”.

03 Dicembre 2020

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