Numero chiuso. Bernini: “Più ingressi ma senza trascurare la qualità della formazione”

Numero chiuso. Bernini: “Più ingressi ma senza trascurare la qualità della formazione”

Numero chiuso. Bernini: “Più ingressi ma senza trascurare la qualità della formazione”
La Ministra risponde così ad un’interrogazione in Senato sull’accesso programmato alle facoltà universitarie (compresa quindi Medicina): “La previsione di un numero predeterminato di posti disponibili è in alcuni ambiti necessaria, così da mantenere alta la qualità della formazione e ridurre il più possibile il mismatch tra domanda e offerta di professionalità”.

L’accesso programmato ai corsi di studio non è tanto pensato per limitare il numero delle immatricolazioni in sé. Né per ridurre il numero di laureati perché sproporzionato rispetto alla capacità di assorbimento del mercato del lavoro. Si tratta, piuttosto, di mantenere uno standard qualitativo adeguato e costante nei percorsi di formazione, specie per quei profili professionali per i quali si richiede una integrazione tra didattica frontale ed esperienze di tirocinio”. È quanto ha affermato la Ministra dell’Università Annamaria Bernini rispondendo ad un’interrogazione di Alleanza Verdi-Sinistra al Senato.

La Risposta integrale della Ministra dell’Università Annamaria Bernini

Ringrazio il sen. De Cristofaro per aver affrontato il tema dell’accesso programmato ai corsi di laurea con un approccio ampio, coinvolgendo anche profili non sempre oggetto di opportuno approfondimento.

In particolare, ho apprezzato il riferimento alla qualità dei percorsi formativi. Troppo spesso, invece, ci si concentra solo sul livello quantitativo degli accessi ai corsi di studio.

L’accesso programmato ai corsi di studio non è tanto pensato per limitare il numero delle immatricolazioni in sé. Né per ridurre il numero di laureati perché sproporzionato rispetto alla capacità di assorbimento del mercato del lavoro. Si tratta, piuttosto, di mantenere uno standard qualitativo adeguato e costante nei percorsi di formazione, specie per quei profili professionali per i quali si richiede una integrazione tra didattica frontale ed esperienze di tirocinio.

Pertanto, la programmazione degli accessi va analizzata da due punti di vista: da un lato, alla luce delle esigenze del fabbisogno di personale; dall’altro, in relazione alla capacità didattica e formativa che gli atenei sono in grado di assicurare, mediante l’integrazione tra attività didattica e esperienza pratico-applicativa di tirocinio, anche valorizzando il tessuto territoriale di prossimità.

La previsione di un numero predeterminato di posti disponibili è in alcuni ambiti necessaria, così da mantenere alta la qualità della formazione e ridurre il più possibile il mismatch tra domanda e offerta di professionalità, avvicinando il profilo in uscita dal percorso formativo a quello richiesto per l’immissione nel mondo lavorativo o professionale.

Certo, il livello di programmazione non può essere unicamente commisurato alle capacità formative del sistema, sulle quali anzi bisogna agire al fine di rafforzarle. La sfida che ci siamo posti è individuare un “livello sostenibile” di accessi, che assicuri maggiori ingressi legati al fabbisogno reale, senza per questo trascurare la qualità della formazione.

È questo il criterio che sta guidando la riflessione in corso sulla rideterminazione del livello di accessi ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, e che potrà costituire un modello per un ripensamento complessivo della legge del 1999 sull’accesso programmato.

La parola chiave per una sua rivisitazione è quindi “sostenibilità”, per combinare il diritto di scelta dei nostri studenti con la qualità dell’offerta formativa e le esigenze del sistema Paese.

La replica di Peppe De Cristofaro (Misto-AVS). Signora Presidente, ringrazio la signora Ministro per la risposta, della quale mi ritengo parzialmente soddisfatto, nel senso che a mio avviso nel corso di questi anni ci sono stati dei passi in avanti e anche la sua risposta odierna in qualche modo apre a possibili elementi di novità nel prossimo futuro.

Non sono ancora soddisfatto del tutto, perché credo che servirebbe ancora maggiore coraggio per portare avanti una questione che penso essere oggi di pienissima attualità, per l’appunto il superamento pieno del numero chiuso.

Esiste naturalmente il tema della qualità e lei stessa ha riconosciuto che io ne ho voluto parlare nell’interrogazione. Esiste anche un tema che riguarda – l’abbiamo visto anche durante la pandemia – una carenza strutturale di medici e di odontoiatri in questo Paese. Pensiamo che da questo punto di vista sia obiettivamente utile per tutti affrontare la questione il più rapidamente possibile. So che esiste una commissione e spero che possa svolgere un lavoro. So anche che il meccanismo è cambiato rispetto al passato: adesso, come sappiamo, i test si fanno o comunque si faranno più volte nel corso del tempo, già a partire dal penultimo anno delle scuole superiori. Non sono convintissimo, in verità, che questa sia la soluzione e, anzi, temo che questa metodologia possa addirittura aumentare il livello di competitività e finanche lo stress emotivo di chi poi il test lo va a fare.

In ogni caso, voglio chiudere il mio intervento con un tema che penso debba essere quanto più trasversale possibile e spero quanto più condiviso possibile. Credo che per superare il numero chiuso o comunque le difficoltà che ci sono state in questi anni, o anche per esempio per superare il cosiddetto imbuto formativo per la specialistica, che è l’altro grande problema che lei conosce perfettamente, servano investimenti strutturali di lungo periodo. Quindi si torna sempre al principale problema: il nostro Paese in questi anni ha investito poco sulla scuola, sull’università e sulla ricerca. Se si investisse invece molto più di quello che è stato fatto, credo che potremmo trovare anche delle soluzioni, anche e soprattutto per risolvere le questioni di cui abbiamo parlato oggi.

02 Marzo 2023

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