Oncologi ospedalieri con Lorenzin: “Decreto appropriatezza va nella giusta direzione”

Oncologi ospedalieri con Lorenzin: “Decreto appropriatezza va nella giusta direzione”

Oncologi ospedalieri con Lorenzin: “Decreto appropriatezza va nella giusta direzione”
“L’appropriatezza diagnostica e terapeutica è una condizione irrinunciabile di un’assistenza medica di qualità volta a garantire ai pazienti il miglior approccio diagnostico e terapeutico e l’eventuale risparmio di risorse che ne può derivare”. E gli esempi di sprechi in oncologia non mancano a partire dai marcatori tumorali.

“Il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) vede con grande favore e condivide i contenuti del decreto del Ministro Lorenzin là dove regola, sulla base di ben note evidenze scientifiche, l’uso appropriato delle indagini diagnostiche in ambito oncologico”.
 
Dopo tutte le bordate ricevute il ministro della Salute trova nuovi alleati  negli oncologi ospedalieri del Ssn che, in una nota diffusa questa mattina, sottolineano come “l’appropriatezza diagnostica e terapeutica è una condizione irrinunciabile di un’assistenza medica di qualità volta a garantire ai pazienti il miglior approccio diagnostico e terapeutico e l’eventuale risparmio di risorse che ne può derivare, sia in termini di riduzione delle liste d’attesa sia in termini di migliore utilizzo di risorse, va ancora nella direzione di un miglioramento globale dell’assistenza”.
 
Insomma un sì senza riserve al provvedimento che limiterà la prescrivibilità di 208 prestazioni specialistiche a precise situazioni e condizioni del paziente.
 
“Lo sforzo mirato al miglioramento dell’appropriatezza di cura – scrivono ancora gli oncologi ospedalieri – è il rovescio positivo della medaglia durante una crisi economica: risorse limitate pongono doverosi quesiti su quanto è davvero utile al paziente e su quanto è frutto di una routine, spesso superflua se non addirittura dannosa”.
  
“L’esempio dei marcatori tumorali è lampante: il loro uso improprio – sottolinea Cipomo – è largamente diffuso nel nostro Paese nell’errata convinzione della loro capacità di screenare tumori in fase iniziale. A causa della bassa specificità della maggior parte degli stessi, il 20% della popolazione sana presenta un’alterazione del tutto priva di significato clinico di uno o più marcatori impropriamente richiesti, con conseguenze fortemente negative per induzione di accanimenti diagnostici anche invasivi, ingiustificati e non scevri da rischi. Il loro impiego appropriato è invece assolutamente prezioso nel monitoraggio dell’efficacia delle cure oncologiche o nel caso di valutazione di neoplasie già diagnosticate”.
 
E il prossimo novembre a Terni il Cipomo ha organizzato una vera e propria conferenza nazionale sul tema dell’appropriatezza prescrittiva che si intitolerà “Cosa non fare in oncologia dal 2016: scegliere con saggezza per fare spazio alla innovazione di valore”.
 
“Il rigore scientifico dell’Oncologia Medica italiana all’interno di un Servizio Sanitario tra i migliori del mondo – dicono ancora gli oncologi del Cipomo – ha finora portato a risultati eccellenti: in termini di numero di guarigioni e di lungo-sopravvivenze per i cinque tumori più diffusi, l’Italia è al primo posto nel mondo, a pari merito con la Germania”.
 
“Questo patrimonio di cultura scientifica e di efficacia di cura deve essere difeso e incrementato anche facendo spazio all’innovazione diagnostico terapeutica di valore della quale i nostri pazienti potranno giovarsi molto di più di quanto otterrebbero da prescrizioni superflue”, proseguono i medici oncologi per concludere che sottolineano tuttavia come si debba “meglio sviluppare la collaborazione con la classe medica italiana favorendo la diffusione di un reale aggiornamento scientifico”. Ricordando infine come “una migliore appropriatezza diagnostica e terapeutica sia più efficace se perseguita attraverso un dialogo costruttivo e non mediante interventi sanzionatori di dubbia equità”.

24 Settembre 2015

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