Orario di lavoro. Cimo: “Se gli Assessori ed i Direttori Generali fossero amministratori privati verrebbero licenziati”

Orario di lavoro. Cimo: “Se gli Assessori ed i Direttori Generali fossero amministratori privati verrebbero licenziati”

Orario di lavoro. Cimo: “Se gli Assessori ed i Direttori Generali fossero amministratori privati verrebbero licenziati”
Il sindacato attacca le richieste di proroga fatte dalle Regioni e dai Direttori generali. “Si rifugiano dietro la scusa del blocco del turn over e dei piani di rientro, questioni reali, ma che fine ha fatto la riorganizzazione delle rete ospedaliera e territoriale che avrebbe consentito un migliore utilizzo di risorse e personale?”. E poi si chiede di “togliere la gestione della sanità alle Regioni”.

“E’ sorprendente come Regioni e Direttori Generali si sveglino improvvisamente a deroga scaduta, scoprendo che non sono in grado di garantire i servizi. Si svegliano improvvisamente e invocano una proroga impossibile che giustamente il Ministro Lorenzin rifiuta, perché sarebbe oggetto di sanzione da parte dell’UE”. È quanto evidenzia in una nota la Cimo.ù

“Ma loro – prosegue il comunicato – cosa hanno fatto nell’anno di proroga concesso, per consentire di approntare le misure necessarie? Nulla, forse illudendosi che si riperpetuasse l’andazzo italiano delle proroghe infinite. Si rifugiano dietro la scusa del blocco del turn over e dei piani di rientro, questioni reali, ma che fine ha fatto la riorganizzazione delle rete ospedaliera e territoriale che avrebbe consentito un migliore utilizzo di risorse e personale? Chi è che continua a tenere aperti Ospedali insicuri per esclusivi motivi elettorali?”

“L’art. 22 del Patto per la Salute – continua – che avrebbe dovuto dare risposte in termini di accesso al SSN e dotazioni organiche é fermo da un anno in Conferenza Stato Regioni; sono stati tagliati i  posti medici di direzione lasciando inalterata la dispersione dei professionisti nei vari presidi preesistenti, ignorando i principi del DM sugli standard qualitativi ed organizzativi”.

“Il contratto di lavoro – sottolinea il comunicato –  conteneva norme per garantire adeguati riposi ai medici anche al fine di garantire la sicurezza delle cure prestate ai cittadini, ma non contenendo sanzioni sono state sistematicamente ignorate da chi amministra la salute. Adesso che rischiano di dover pagare di persona la loro incapacità gestionale ed organizzativa si ribellano, si inventano leggi illegittime come la Regione Basilicata oppure essendo impotenti nel mettere in piedi idonei strumenti organizzativi, scaricano sui direttori di unità complessa, dirigenti solo sulla carta, la responsabilità di adeguarsi alle norme”.

“Ci appelliamo al Parlamento – conclude – che ha all’esame la riforma del titolo V: togliete la gestione della salute degli italiani a chi ha dimostrato di non essere in grado di farlo od almeno introducete meccanismi forti di garanzia e di intervento centrale”. 

27 Novembre 2015

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