Presidio Pro-Choice. Consegnate al sottosegretario Zampa 80mila firme per contraccezione gratuita e aborto farmacologico fino a 9 settimane senza ricovero

Presidio Pro-Choice. Consegnate al sottosegretario Zampa 80mila firme per contraccezione gratuita e aborto farmacologico fino a 9 settimane senza ricovero

Presidio Pro-Choice. Consegnate al sottosegretario Zampa 80mila firme per contraccezione gratuita e aborto farmacologico fino a 9 settimane senza ricovero
Le firme sono state consegnate dalle donne questa mattina nel corso di una manifestazione davanti al ministero della Salute. Chiesta la piena attuazione della legge 194, il suo aggiornamento con l’introduzione della prescrizione domiciliare della Ru486 e il rafforzamento della rete consultoriale

“Mattina e sera staremo qua a ricordarvi la nostra libertà, oggi e domani Speranza lo sa noi non molliamo finché a 9 arriverà”.
Queste le parole del canto intonato dalle attiviste della rete Pro-Choice, Rete Italiana contraccezione e aborto che stamattina si sono date appuntamento vestite di rosso, con fiori, striscioni e palloncini, in piazza Castellani a Roma, davanti al ministero della Salute, per chiedere l’estensione dell’aborto farmacologico da 7 a 9 settimane in consultorio o ambulatorio e la contraccezione gratuita per tutte.
 
Rivendicazioni tornate alla ribalta con la manifestazione femminista dello scorso 21 giugno a Perugia contro la decisione della governatrice dell’Umbria, Donatella Tesei, di obbligare al ricovero ospedaliero di tre giorni le donne che scelgono la pillola abortiva.

Una decisione che ha fatto da detonatore alla mobilitazione delle donne, culminata oggi con la consegna alla sottosegretaria della Salute, Sandra Zampa e a una rappresentante dell’Aifa, delle 80mila firme raccolte dalla petizione per la contraccezione gratuita e responsabile e delle sottoscrizioni ricevute dal mondo della politica, dell’associazionismo, della cultura e delle professioni mediche, all’appello sull’aborto farmacologico promosso dalla rete Pro-Choice durante l’emergenza coronavirus.

RU2020 Rete Umbra per l’autodeterminazione, Amica (Associazione medici italiani contraccezione e aborto), Non Una Di Meno, Casa Internazionale delle Donne, Laiga, Amnesty International, Unar, Vita di Donna, Coordinamento delle assemblee delle donne dei consultori di Roma e del Lazio solo alcune delle realtà presenti in piazza a manifestare per la piena attuazione della legge 194, per il suo aggiornamento con l’introduzione della prescrizione domiciliare della Ru486, resa ancora più urgente dalla pandemia, e il rafforzamento della rete consultoriale.

“Siamo qui davanti al ministero della Salute perché vogliamo mettere un po’ fretta, perché la percezione è che per loro l’estate non sia un problema – ha dichiarato alla Dire Marina Toschi, ginecologa della Rete umbra per l’autodeterminazione e della Rete italiana per la contraccezione e l’aborto – Noi che vediamo le donne che rimangono senza servizi Ivg aperti durante l’estate, sappiamo quanto sarebbe importante cominciare subito a utilizzare l’aborto farmacologico in maniera più semplice e diffusa. In Italia si può usare solo fino a 7 settimane, nel resto del mondo fino a 9”.

Stop all’obbligo del farmacologico in ospedale, quindi, “perché si può fare benissimo all’interno di un consultorio o un poliambulatorio – aggiunge Toschi – In Portogallo si fa, in Irlanda lo fanno i medici di famiglia, in Francia le ostetriche, perché non è possibile da noi? Chiediamo questo: accorgersi che è tanto tempo che aspettiamo, anche per la contraccezione, per cui chiediamo il rispetto dell’articolo 2 della 194 che lo prevede”.

“Ascoltiamo donne di tutta Italia che ci dicono che non danno la pillola del giorno dopo, tolta da Beatrice Lorenzin dalla lista dei farmaci obbligatori che bisogna avere in farmacia” ha sottolineato Elisabetta Canitano, ginecologa dell’associazione Vita di Donna, mentre Serena Fredda, attivista di Non Una Di Meno-Roma punta il dito contro il sistema sanitario che durante l’emergenza coronavirus “ha messo sostanzialmente ai margini i servizi Ivg e per la salute sessuale e riproduttiva delle donne, che hanno funzionato a scartamento ridotto producendo un enorme disagio per le donne che si sono ritrovate a vivere in quel momento una gravidanza non desiderata. Introdurre la Ru486 a pieno regime senza ricovero ospedaliero – aggiunge Fredda – alleggerisce ospedali e spesa sanitaria e consente alle donne un approccio più sereno a questo intervento”.

E proprio dal ministero, dopo l’incontro con le attiviste, arriva un impegno: “Abbiamo presentato le 80mila firme che chiedono che i contraccettivi siano resi gratuiti e le firme raccolte per facilitare l’accesso all’aborto farmacologico ostacolato dalle linee guida ferme a dieci anni fa e dalle indicazioni dell’Aifa nel 2010 quando autorizzò l’immissione in commercio – ha affermato Eleonora Cirant, della rete Pro-Choice – le rappresentanti delle istituzioni ci hanno garantito che entro il mese il Consiglio superiore di sanità a cui il ministro ha fatto richiesta di un parere per la modifica delle linee di indirizzo risponderà e che Aifa sta collaborando per dare una risposta. La dichiarazione è che le linee di indirizzo verranno aggiornate sulla base delle nostre richieste”.

Sollevato nel corso dell’incontro “anche il problema degli aborti clandestini che sono 11-14mila. A 41 anni dall’introduzione di una legge che legalizza l’aborto nel nostro Paese – conclude Cirant – riteniamo che sia molto grave”.
 

02 Luglio 2020

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