Responsabilità professionale. Intervista a Chiantera (Aogoi): “Con approvazione ddl è stato fatto un primo passo. Ora bisogna però resistere all’attacco delle lobby”

Responsabilità professionale. Intervista a Chiantera (Aogoi): “Con approvazione ddl è stato fatto un primo passo. Ora bisogna però resistere all’attacco delle lobby”

Responsabilità professionale. Intervista a Chiantera (Aogoi): “Con approvazione ddl è stato fatto un primo passo. Ora bisogna però resistere all’attacco delle lobby”
Così il segretario nazionale dell’Associazione ostetrici e ginecologi italiani interviene sul disegno di legge approvato la scorsa settimana in commissione Affari Sociali alla Camera. Quanto al possibile inserimento di una parte del testo nella prossima legge di stabilità: "L’immediata necessità di dover assumere 4mila medici, e dunque la necessità di reperire nell'immediato nuove risorse, potrebbe spingere il Governo ad accelerare i tempi"

"Non bisogna ancora illudersi, l'approvazione del ddl sulla responsabilità professionale da parte della commissione Affari Sociali è un primo passo importante ma non decisivo. La parte più difficile deve ancora arrivare: si dovrà resistere agli attacchi delle lobby". Così in quest'intervista rilasciata a Quotidiano Sanità, il segretario nazionale dell'Associazione ostetrici e ginecologi italiani (Aogoi), Antonio Chiantera, interviene sul dibattito intorno al disegno di legge sulla responsabilità professionale approvato la scorsa settimana in commissione Affari Sociali alla Camera.
 
Dottor Chiantera, ieri il responsabile sanità del Pd, Federico Gelli, ha anticipato la volontà del Governo di inserire una parte del testo del ddl sulla responsabilità professionale all'interno della prossima legge di stabilità. Dopo un decennio di attesa siamo ad un passo dalla nuova legge, che ne pensa?
Mi auguro che una parte del testo venga inserita all’interno della legge di stabilità e che sia dunque immediatamente approvato, ma non bisogna pensare che la soluzione sia così semplice. Chi oggi pensa che con l’approvazione del testo da parte della commissione Affari Sociali il più sia fatto si illude. È adesso che arriverà la parte più difficile, si dovrà resistere all’attacco di quelle lobby che, al momento, non si sono ancora scatenate.

Quanto al contenuto del testo, che idea si è fatto?
Si deve riportare serenità nel rapporto tra medico e paziente. È nell’interesse di tutti combattere la medicina difensiva e non solo quella attiva, ma anche quella passiva, ossia quelle procedure che potrebbero essere utili al malato ma considerate rischiose. Questa è una partita fondamentale per il futuro del nostro sistema sanitario. Noi, come Aogoi, portiamo avanti da lunghi anni questa battaglia. Già ai tempi in cui Giovanni Maria Flick era ministro della Giustizia riuscimmo ad arrivare alla stesura di un testo condiviso che non trovò, però, mai applicazione a causa della caduta del Governo guidato allora da Romano Prodi. Come dicevo, è dunque necessario recuperare un rapporto di tranquillità con il paziente. Oggi medico e paziente si approcciano con reciproco sospetto, va rifondata un’alleanza.

Nei giorni scorsi, però, proprio Cittadinanzattiva ha bocciato il testo di questo disegno di legge puntando in particolare il dito contro l'inversione dell'onere della prova. Ieri, poi, lo stesso Collegio italiano dei chirurghi ha detto di non volere una legge ‘salva medici’, spiegando che ormai il fenomeno della medicina difensiva è radicato nella prassi medica e dunque difficilmente si riuscirà a contrastarlo.
Cittadinanzattiva forse si esprime in questo modo per tentare di darsi un ruolo in questo contesto. Ovunque e in ogni circostanza, se io muovo un accusa devo al contempo avere l’onere di portare le prove. Funziona così in ogni contesto. Solo nel campo medico, ormai 30-40 anni fa, si arrivò ad un’inversione dell’onere della prova da parte della magistratura che decise di andare contro l’allora classe medica ‘dominante’. Anche il Cic, se avesse riflettuto più a lungo, non avrebbe usato quelle parole. È ovvio che la medicina difensiva non si potrà eliminare da un giorno all’altro. Non è come un interruttore che si può spegnere con un solo gesto. Ma dando più tranquillità ai medici ed eliminando le cause alla base, si potrà nel tempo, lentamente e progressivamente, limitare il fenomeno della medicina difensiva.

Le misure contenute nel ddl in tema di assicurazioni la soddisfano?
Quello delle assicurazioni è un problema fondamentale. I giovani oggi sono costretti a pagare spese assicurative che possono arrivare fino a 15mila euro l’anno. Tutto ciò contribuisce a far sì che scelgano specializzazioni a ‘basso rischio’. E così accade che le nostre scuole di chirurgia restano deserte e la ginecologia va morendo. Se non si risolve il problema, in Italia, arriveremo a non avere più medici.

Insomma, non crede che il Governo voglia davvero inserire questo provvedimento nella stabilità? Eppure avrebbe tutto l’interesse visto che in questo modo si potrebbe trovare soluzione anche al problema legato alle nuove necessarie assunzioni dovute all’entrata in vigore della direttiva Ue sugli orari di lavoro.
Poiché la coperta è corta, Renzi sarà costretto alla fine a decidere se tirarla da un lato o dall’altro. L’immediata necessità di dover assumere 4mila medici, e dunque la necessità di reperire nell'immediato nuove risorse, potrebbe spingere il Governo ad accelerare i tempi e a non farsi condizionare dalle lobby. 


 


Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

26 Novembre 2015

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