Riabilitazione visiva. La relazione del Ministero al Parlamento: “Con riduzione fondi a Regioni a rischio diritti dei disabili visivi”

Riabilitazione visiva. La relazione del Ministero al Parlamento: “Con riduzione fondi a Regioni a rischio diritti dei disabili visivi”

Riabilitazione visiva. La relazione del Ministero al Parlamento: “Con riduzione fondi a Regioni a rischio diritti dei disabili visivi”
"Fintanto che le stesse attività di riabilitazione visiva non saranno ricomprese nei Lea, sicuramente la riduzione dei finanziamenti ai Centri, potrà impattare sulle prestazioni erogate e sui servizi offerti ai disabili visivi". Queste le conclusioni del documento che descrive tutte le attività istituzionali riconducibili alla gestione della prevenzione dell’ipovisione e della cecità in Italia. LA RELAZIONE

Anche quest’anno il Ministero della salute presenta la Relazione annuale al Parlamento ai sensi della Legge 284/97 sulla riabilitazione visiva. Un documento di riferimento che descrive tutte le attività istituzionali riconducibili alla gestione della prevenzione dell’ipovisione e della cecità in Italia, materia importante ed al tempo stesso delicata perché tratta la disabilità visiva e fa riferimento alla tutela di una popolazione fragile.
 
“Considero questo documento molto importante perché ha lo scopo di fornire informazioni utili su una disabilità ancora molto diffusa, in Italia e nel mondo: all’interno della Relazione è possibile trovare non solo i dati sulle attività svolte da questo Dicastero per la prevenzione della cecità e l’ipovisione ma anche dalle Agenzie controllate dallo stesso Ministero, come la IAPB Italia onlus e il Polo Nazionale dei Servizi e Ricerca per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva, affinché ci sia trasparenza e diffusione capillare delle informazioni sui programmi di azione, ma anche sugli obiettivi raggiunti – ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin -. Tutelare un soggetto vulnerabile significa aggiungere alle azioni svolte per l’assistenza e la prevenzione anche un vero e proprio valore etico e sociale per fare del Servizio Sanitario Nazionale una realtà, efficace ed efficiente, anche capace di consentire l’empowerment del disabile visivo, così come ci richiede la Convenzione ONU sui diritti dei disabili. Occorre maggior impegno di tutti per attuare in modo effettivo la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, primo trattato universale in tema di diritti umani ratificato dall’Unione europea”.
 
Nel documento si ricorda che i principi entro i quali la Convenzione si muove sono: il rispetto della persona nelle sue scelte di autodeterminazione; la non discriminazione; l’integrazione sociale; l’accettazione delle condizioni di diversità della persona disabile rispetto delle pari opportunità e dell’uguaglianza tra uomini e donne; l’accessibilità; il rispetto dello sviluppo dei bambini con disabilità.
 
Secondo le stime dell’OMS, nel 2010 in tutto il mondo erano presenti 285 milioni di persone affette da disabilità visive, di cui 39 milioni non vedenti. Secondo i dati disponibili l’80% dei deficit visivi, cecità inclusa, è evitabile. A livello mondiale, le due principali cause dei deficit visivi sono gli errori di rifrazione non corretti (42%) e la cataratta (33%). Sempre nel 2010, l’82% delle persone non vedenti e il 65% di quelle affette da cecità moderata e severa erano ultracinquantenni. Il notevole aumento del numero di soggetti “ipovedenti” ha determinato, in questi ultimi anni, un rinnovato interesse sia scientifico che istituzionale nei riguardi della prevenzione di ipovisione e cecità.
 
Nella relazione viene evidenziato come da una parte quanto la normativa in materia di prevenzione ipovisione e cecità sia una garanzia nel nostro Paese per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, in quanto stabilisce l’esistenza ed il funzionamento di specifici centri che devono erogare prestazioni specialistica in ambito riabilitazione visiva ma evidenzia, nello stesso tempo, che non abbiamo ancora una omogeneità sull’intero territorio nazionale delle prestazioni erogate e dei servizi offerti. Nel contempo la sopracitata criticità si aggiunge anche alla riduzione dei fondi destinati alle Regioni per le prestazioni da erogare in ambito Legge 284/97, mettendo a rischio proprio la garanzia dei diritti del disabile visivo.

“Fintanto che le stesse attività di riabilitazione visiva non saranno ricomprese nei LEA (voce specifica richiesta per la riabilitazione dell’ipovedente), sicuramente la riduzione dei finanziamenti ai Centri, con drastica contrazione dell’erogazione dei fondi negli ultimi anni, sarà un forte elemento di criticità in quanto i Centri di Riabilitazione visiva, come richiesto dalla normativa, programmano tutte le attività sulla base dei finanziamenti che ricevono. Il taglio delle risorse quindi potrà impattare sulle prestazioni erogate e sui servizi offerti ai disabili visivi, in contrasto proprio con quanto richiesto a tutti gli Stati membri dall’OMS e dalla Convenzione ONU sui diritti dei disabili e nello specifico di intensificare gli sforzi per la tutela delle fragilità e nell’ambito della disabilità visiva di riuscire ad incrementare le risorse destinate proprio alla riabilitazione dei soggetti ed al rafforzamento dei sistemi sanitari ai fini del miglioramento dei risultati sanitari, promuovendo l’impegno multisettoriale ed i partenariati efficaci per il miglioramento della salute”, conclude la relazione.  

30 Dicembre 2015

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