Senato. De Filippo risponde a Mandelli (Fi) su ipercolesterolemia familiare: “Essenziale identificare precocemente i soggetti a rischio”

Senato. De Filippo risponde a Mandelli (Fi) su ipercolesterolemia familiare: “Essenziale identificare precocemente i soggetti a rischio”

Senato. De Filippo risponde a Mandelli (Fi) su ipercolesterolemia familiare: “Essenziale identificare precocemente i soggetti a rischio”
Così il sottosegretario alla Salute è intervenuto ieri in commissione Sanità per rispondere ad un'interrogazione del vicepresidente della commissione Bilancio. Il Documento di valutazione del Piano nazionale prevenzione prevede che tutte le Regioni predispongano entro il 2018 programmi di fattibilità per questo obiettivo e procedano anche alla loro realizzazione. Mandelli: "Puntare su sinergie tra medici di medicina generale e farmacisti".

Il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, è intervenuto ieri in commissione Sanità al Senato per rispondere ad un interrogazione di Andrea Mandelli (Fi) in merito alle misure di sensibilizzazione verso l'ipercolesterolemia familiare. De Filippo ha sottolineato come le malattie cardiovascolari siano ancora oggi tra le principali cause di morbosità, invalidità e mortalità. “E’ essenziale, per la riduzione del rischio di mortalità e di disabilità evitabili nel breve – medio termine, l’identificazione più precoce possibile dei soggetti in condizioni di rischio aumentato per malattie croniche non trasmissibili (comprese le dislipidemie familiari per patologie cardiovascolari) o di quelli che, in assenza di sintomatologia evidente, ne siano già affetti, e la loro conseguente presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale”. A tal proposito, ha ricordato il sottosegretario, il Documento di valutazione del Piano nazionale di prevenzione, adottato in Conferenza Stato Regioni, prevede che tutte le Regioni predispongano entro il 2018 programmi di fattibilità per questo obiettivo e procedano anche alla loro realizzazione.
 
Questa la risposta integrale di De Filippo: “Le malattie cardiovascolari sono ancora oggi tra le principali cause di morbosità, invalidità e mortalità. Il peso delle malattie cardiovascolari sui ricoveri ospedalieri è in aumento; i dati di dimissione indicano che più della metà dei ricoveri per queste malattie sono dovuti ad evoluzione cronica e complicazioni di eventi acuti, nonché a complicanze dell’ipertensione, del diabete e della malattia renale cronica. Oggi sono noti sia i cosiddetti determinanti di salute, cioè le condizioni, legate allo stile di vita, predittive di malattie degenerative tra cui quelle cardiovascolari (alimentazione ricca di grassi prevalentemente saturi, sale e calorie, eccesso di alcool, inattività fisica, fumo di sigaretta), sia i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari arteriosclerotiche: quelle condizioni che, se presenti in individui senza manifestazioni cliniche di patologia, ne favoriscono l’insorgenza (livelli elevati di pressione arteriosa e di colesterolemia, dislipidemie, diabete mellito, sovrappeso e obesità, indicatori di infiammazione, fattori trombogenici).

Tra questi fattori alcuni, come la colesterolemia, la pressione arteriosa, il sovrappeso e l’obesità, sono largamente influenzati dallo stile di vita e quindi potenzialmente modificabili. I fattori di rischio non modificabili sono rappresentati dall’età, dal sesso e dalla familiarietà. Sulla base dell’indagine condotta dall’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare, tra il 2008 e il 2012, e dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Associazione Italiana Medici Cardiologi Ospedalieri, è stato possibile stimare in 20 Regioni, attraverso misure dirette effettuate su campioni rappresentativi della popolazione adulta, la prevalenza standardizzata di queste condizioni, che ha evidenziato come in età adulta (35-79 anni) sono ipertesi il 52 per cento degli uomini (di cui il 37 per cento non consapevoli) e il 40 per cento delle donne (di cui il 32 per cento non consapevoli); l’ipercolesterolemia è presente nel 39 per cento degli uomini (il 34 per cento di questi sono inconsapevoli) e nel 42 per cento delle donne (37 per cento inconsapevoli).

Il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP), già nel 2005, ha incluso tra le aree prioritarie di intervento le malattie cardiovascolari attraverso un strategia complessiva di prevenzione, che comprende la promozione della salute e dei corretti stili di vita della popolazione e l’identificazione precoce dei soggetti in condizione di rischio. Il nuovo PNP 2014-2018, adottato nella Conferenza Stato – Regioni con l’Intesa 13 novembre 2014, al fine di ridurre la morbosità, la mortalità e le disabilità premature delle malattie croniche non trasmissibili, tra cui le malattie cardiovascolari, ha per la prima volta individuato per tutte le Regioni l’obiettivo dell’identificazione precoce (popolazione target: soggetti di età 45-60 anni) delle persone in condizioni di rischio aumentato per tali malattie. Per le malattie cardiovascolari, l’obiettivo citato trae origine da una ‘best practice’ valorizzata nell’ambito del Programma del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) 2009: "Attivazione di un progetto di prevenzione cardiovascolare primaria sul modello dei programmi di screening oncologico (IV screening)" e 2013 "Programma organizzato di screening del rischio cardiovascolare finalizzato alla prevenzione attiva nei soggetti cinquantenni" (Cardio 50) che, partendo dalla Regione Veneto, oggi coinvolge 22 Aziende Sanitarie Locali in 12 Regioni italiane. I progetti hanno utilizzato il modello organizzativo degli ‘screening’ oncologici di popolazione per intervenire sui fattori di rischio modificabili attraverso un approccio coordinato, multidisciplinare e integrato, orientato ad offrire una risposta sistemica e strutturata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Il PNP prevede, una volta individuata una o più condizioni a rischio (soggetto in sovrappeso, iperteso, dislipidemico, iperglicemico, fumatore, sedentario, consumatore di bevande alcoliche) che il soggetto sia indirizzato, se necessario, verso una adeguata presa in carico sistemica, in grado di potenziare le risorse personali (‘empowerment’ individuale) per l’adozione consapevole degli stili di vita corretti o, quando necessario, verso idonei percorsi terapeutico-assistenziali multidisciplinari. Le azioni del PNP, perciò, si attuano sia attraverso strategie di popolazione (di comunità) che strategie sull’individuo.
Le strategie di comunità prevedono programmi di promozione della salute e, in particolare, di stili di vita e ambienti favorevoli alla salute della popolazione. Tali programmi sono finalizzati a creare le condizioni per rendere agevole l’adozione di comportamenti salutari, attraverso l’impiego di diverse componenti: ciclo di vita, ‘setting’ (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizio sanitario), e intersettoriale (politiche educative, sociali, di pianificazione urbana, dei trasporti, dell’agricoltura, eccetera), con il coinvolgimento (‘empowerment’ di comunità) di tutti i livelli interessati, dai responsabili politici alle comunità locali. Dette strategie fanno riferimento al Programma "Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari", approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 maggio 2007, che ha avviato tale processo ‘intersettoriale’ per interventi volti sia a modificare i comportamenti individuali non salutari (alimentazione non corretta, sedentarietà, tabagismo, uso dannoso di alcool) sia a creare condizioni ambientali atte a favorire l’adozione di corretti stili di vita, e quindi ridefinire l’assetto urbanistico per favorire gli spostamenti a piedi o in bicicletta, migliorare l’offerta di alimenti sani, migliorare la qualità dell’aria, garantire ambienti di lavoro sicuri e sani, seguendo l’idea di diffondere salute in tutte le politiche.

Il programma "Guadagnare salute" ha dato luogo alla collaborazione tra diversi settori, mediante lo sviluppo di intese e accordi nazionali con soggetti non sanitari, che hanno trovato ulteriore declinazione e rinforzo su scala regionale nei Piani Regionali di Prevenzione (PRP). Le strategie individuali sono basate sulla prevenzione dei fattori di rischio, comportamentali e intermedi, attraverso la loro identificazione precoce, la conseguente auspicabile modificazione delle condizioni di rischio individuate e l’applicazione di interventi trasversali, integrati con i percorsi terapeutico – assistenziali di presa in carico, allo scopo di prevenire o ritardare l’insorgenza delle complicanze più gravi. E’ essenziale, per la riduzione del rischio di mortalità e di disabilità evitabili nel breve – medio termine, l’identificazione più precoce possibile dei soggetti in condizioni di rischio aumentato per malattie croniche non trasmissibili (comprese le dislipidemie familiari per patologie cardiovascolari) o di quelli che, in assenza di sintomatologia evidente, ne siano già affetti, e la loro conseguente presa in carico da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Il Documento di valutazione del PNP, adottato in Conferenza Stato – Regioni con l’Accordo del 25 marzo 2015, prevede che tutte le Regioni predispongano entro il 2018 programmi di fattibilità per questo obiettivo e procedano anche alla loro realizzazione”.

In sede di replica, Mandelli si è dichiarato soddisfatto della risposta, sottolineando che i dati forniti “rendono evidente la necessità di una presa di coscienza circa i rischi connessi agli errati stili di vita; e, al contempo, fanno emergere l'opportunità di un rafforzamento delle politiche sanitarie volte alla prevenzione”. Mandelli ha segnalato, a tale proposito, l'utilità delle sinergie tra i medici di medicina generale e i farmacisti.

04 Febbraio 2016

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