Terzo settore. Il Senato approva la riforma. Il testo torna alla Camera

Terzo settore. Il Senato approva la riforma. Il testo torna alla Camera

Terzo settore. Il Senato approva la riforma. Il testo torna alla Camera
Con un emendamento del Governo viene istituita la Fondazione Italia sociale con lo scopo di sostenere interventi innovativi. Tra i punti qualificanti del ddl: la previsione di un codice del terzo settore, con esclusione delle fondazioni bancarie, la disciplina unitaria del volontariato, che dà un contributo fondamentale all'inclusione sociale, la valorizzazione delle reti di secondo livello, la revisione della fiscalità di vantaggio.

L'Assemblea di Palazzo Madama haoggi  approvato con modifiche il ddl n. 1870, recante delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. Il testo torna alla Camera dei deputati.
 
Nella seduta antimeridiana sono stati approvati, con emendamenti, gli articoli 6, 7 e 8. Nella seduta pomeridiana è stato approvato, senza modifiche, l'articolo 9, che prevede la ridefinizione e la semplificazione delle misure agevolative e di sostegno del Terzo settore. L'emendamento del Governo 9.0.100, che istituisce la Fondazione Italia sociale con lo scopo di sostenere interventi innovativi, è stato approvato con il subemendamento 9.0.100/36 dei senatori Anna Bonfrisco e Francesco Bruni (CoR): lo statuto della fondazione prevede, oltre a modalità d'investimento, diretto o in partenariato, anche con riferimento a modelli di welfare integrativi e allo sviluppo del microcredito, "altri strumenti di finanza sociale". Hanno annunciato voto contrario all'emendamento governativo i senatori Lucio Malan (FI) e Nunziante Consiglio (LN), che considerano la fondazione un "carrozzone con modalità non trasparenti di gestione dei fondi", il senatore Giovanni Endrizzi (M5S), che considera la fondazione uno "strumento elettorale e clientelare", la senatrice Alessia Petraglia (SI), la quale considera la fondazione "estranea al ddl" in quanto elemento distintivo del terzo settore è "la partecipazione attiva dei cittadini". Anche la senatrice Maria Cecilia Guerra (PD) ha votato contro l'emendamento, disapprovando la commistione tra risorse pubbliche e private. L'articolo 10, che reca disposizioni finanziarie e finali, e l'articolo 11, che prevede una relazione annuale alle Camere, sono stati approvati senza modifiche.
 
Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto contrario CoR, LN, GAL, M5S e FI. Hanno invece annunciato voto favorevole AL-A, Aut, AP e PD. Sinistra Italiana si è astenuta.
 
Pur apprezzando gli sforzi del relatore, Conservatori e Riformisti hanno lamentato il mancato recepimento delle proposte delle associazioni di volontari. Per loro il ddl non prevede forme di controllo per proteggere il terzo settore da abusi, cattive prassi e infiltrazioni criminali. "La delega non traccia un confine chiaro tra profit e no profit e non garantisce che le agevolazioni siano fruite soltanto da organizzazioni solidaristiche operanti senza scopo di lucro".
 
La Lega Nord ha criticato in particolare la genericità della delega, l'introduzione delle norme sul servizio civile, l'istituzione del registro nazionale del Terzo settore, la mancanza di forme vigilanza per evitare sprechi. Secondo Grandi Autonomie e Libertà il ddl è generico e ipocrita: "Anziché valorizzare l'elemento distintivo del volontariato, l'assenza di profitto, la delega allarga la zona grigia tra economia sociale ed economia di mercato e altera il principio della libera concorrenza".
 
Secondoil  Movimento 5 Stelle la delega è fumosa e ambigua: pur contenendo elementi positivi, "è inficiata da interessi clientelari ed elettorali e rischia di indebolire le attività solidaristiche. La fondazione pubblico-privata è un centro di potere per gestire in modo discrezionale i finanziamenti a danno delle piccole associazioni". Secondo Forza Italia, alla luce delle recenti inchieste giudiziarie, sarebbe stato necessario un intervento regolatorio per semplificare e fare chiarezza sul no profit. "Il Governo, invece, crea un modello ibrido di impresa sociale, non prevede forme di controllo indipendente, istituisce una nuova Iri del terzo settore per gestire finanziamenti senza bandi di gara".
 
Sinistra Italiana ha espresso forti perplessità sull'articolo 6, che non distingue chiaramente l'impresa sociale prevedendo che gli utili siano destinati esclusivamente a finalità sociali, e sulla fondazione Italia sociale, che rischia di drenare risorse a danno delle piccole e medie associazioni e di attribuire al terzo settore un ruolo sostitutivo del welfare statale. Il Gruppo ha espresso invece apprezzamento per le norme sul servizio civile e per il lavoro svolto in Commissione che ha consentito di evidenziare il carattere associativo e partecipativo del terzo settore. Secondo Alleanza Liberalpopolare il ddl va nella giusta direzione: "Con una spesa pubblica decrescente e uno Stato inefficiente, si punta a costruire un nuovo welfare partecipativo ed ad aumentare il potenziale di crescita e di occupazione del terzo settore. La possibilità di distribuire utili e di godere di agevolazioni consente di superare i limiti della legge sull'impresa sociale varata dal Governo Berlusconi". Il Gruppo ha tuttavia espresso riserve sulla mancata attribuzione di funzioni di monitoraggio ad un'autorità garante e sull'impostazione dirigista della fondazione Italia sociale.
 
I Gruppi di maggioranza hanno evidenziato i punti qualificanti del ddl: la previsione di un codice del terzo settore, con esclusione delle fondazioni bancarie, la disciplina unitaria del volontariato, che dà un contributo fondamentale all'inclusione sociale, la valorizzazione delle reti di secondo livello, la revisione della fiscalità di vantaggio.

30 Marzo 2016

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