Via il test a Medicina. Intervista a Bianco (Fnomceo): “No al modello francese tout court. Ma siamo pronti a ridiscutere il sistema di selezione”

Via il test a Medicina. Intervista a Bianco (Fnomceo): “No al modello francese tout court. Ma siamo pronti a ridiscutere il sistema di selezione”

Via il test a Medicina. Intervista a Bianco (Fnomceo): “No al modello francese tout court. Ma siamo pronti a ridiscutere il sistema di selezione”
Il presidente dei Medici stoppa la Giannini, ma non chiude la porta a una revisione dell'attuale sistema di ingresso a Medicina. "Ci sono vie alternative al modello francese che da noi non è applicabile. Per esempio inizando prima le selezioni già alle superiori. Ma una griglia agli ingressi va mantenuta" 

Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo e senatore del Pd commenta la proposta della responsabile del Miur, Stefania Giannini, che ieri ha ribadito dalla pagina facebook di Scelta Civica, la volontà di cambiare da subito le regole d'ingresso alla facoltà di medicina. Il primo anno, sul modello francese, sarà ad accesso libero, poi, si avvierà una selezione in base al merito e agli esami sostenuti.
 
Presidente Bianco, la ministra Giannini sta pensando di cambiare le regole d'ingresso alle facoltà di medicina. Il modello a cui sembra ispirarsi è quello francese dove il primo anno sarà ad accesso libero, poi, si avvierà una selezione in base al merito e agli esami sostenuti. Lei che ne pensa?
Non conosco la proposta del ministro Giannini che da quanto ne so si è limitata a dire valutiamo il modello francese e se è applicabile a quello italiano. Credo che il ministro abbia posto una questione. Andiamo a vedere come funziona il modello francese che è basato su un primo anno di accesso unico alle professioni sanitarie che però poi vengono selezionate. Perché anche lì, c’è il numero programmato.
 
Alcuni rappresentanti della Fnomceo però si sono espressi in modo molto duro nei confronti della proposta Giannini.
La Fnomceo si è espressa sull’applicazione pedissequa del modello francese su quello italiano. E su questo condivido. Nel senso che quel modello va contestualizzato in una realtà italiana in cui esiste un gap tra vocazioni e disponibilità. Anche nel modello francese c’è una selezione e il numero programmato di accessi. Da noi quest’anno il rapporto è stato di uno a sette. Un percorso di selezione unico che raccolga tutti i candidati di medicina, odontoiatria, veterinaria, ci porterebbe ad avere più di centomila aspiranti con problemi per seguirli. Ci sono poi altre questioni che dobbiamo porci.
 
Quali ad esempio?
Siamo sicuri che la selezione, che ci deve comunque essere, abbia un profilo di qualificazione diversa da quella degli attuali test? Credo che il ministro Giannini stia cercando di capire questo, valutando la possibile applicabilità del modello francese a quello italiano. Dare per venduto quel sistema in Italia senza una reale valutazione di compatibilità sia complesso. Tante sono le domande chi li segue tutti questi studenti a fronte di una selezione che deve comunque esserci? Come si fa a valutarli? E poi quelli non selezionati cosa fanno?  Vanno a fare altre facoltà? Ma anche lì c’è il numero chiuso.
 
Lei quindi è d’accordo nel dire che il modello francese preso e immesso in Italia pedissequamente non può funzionare?
Il problema di questi modelli è capire come migliorarli. Il nostro sistema di selezione è sempre imperfetto e quindi può essere migliorato. Ma da qui a paventare il modello francese ce ne corre. Prima occorre capirlo, sapere bene come funziona, verificare se anche da loro ci sono questi gap tra accessi e selezioni dei numeri programmati che ci sono in tutta Europa, tranne forse in Austria.
 
Le imperfezioni del modello italiano come potrebbero essere corrette, perché la ministra si sta domandando questo.
Una delle idee potrebbe essere cominciando un po’ prima. Tenga presente che in Francia i giovani che fanno l’ultimo anno di liceo si devono iscrivere in anticipo e spesso sono i rettori delle università a selezionare quando c’è una grossa eccedenza di domanda rispetto ai posti disponibili. Un sistema potrebbe essere quello, ma bisognerebbe ripensare anche le scuole superiori. Ovvero nell’ultimo anno si dovrebbe cominciare a immaginare un profilo di studi post maturità e all’interno di questo, magari riconoscendo dei crediti formativi ai fini del diploma di maturità, cominciare ad individuare quali sono le migliori capacità di studio, le caratteristiche individuali, per quanto è possibile perché stiamo parlando di ragazzi di 17/18 anni che faranno i medici verso i 28/30. Gli studi di medicina hanno bisogno di due cose. una capacità di organizzare il proprio studio, di un grande amore per lo studio continuo e per la ricerca continua del miglioramento di sé oltre ad una grande capacità empatica.
 
Stefano Simoni 

Stefano Simoni

21 Maggio 2014

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