Autismo: cos’è, cause e numeri
I disturbi dello spettro autistico (DSA) e l’autismo indicano un gruppo complesso di patologie relative allo sviluppo cerebrale, caratterizzati, a vari livelli, da difficoltà nelle interazioni sociali e nella comunicazione verbale e non-verbale. Tutti questi disturbi sono stati classificati all’interno del gruppo DSA nel Manuale Diagnostico DSM-5, mentre prima erano riconosciuti come afferenti a diversi sottotipi, tra cui il disturbo autistico, la sindrome di Asperger, il ‘disturbo generalizzato dello sviluppo non altrimenti specificato’ (PDD-NOS) e il ‘disturbo disintegrativo dell’infanzia’. Tipici dell’infanzia, i segnali e i sintomi di questi disturbi si manifestano in maniera chiara tra i due e i tre anni di età. Autism Speaks si impegna nella ricerca di fondi per sviluppare metodi efficaci per una diagnosi e un intervento precoce, con terapie comportamentali che possono migliorare i risultati.
Questi disturbi, dunque, non sono uniformi e possono presentare diversi livelli di intensità. Alcuni hanno una disabilità significativa e non riescono a vivere autonomamente, circa il 25% di chi è affetto da autismo non comunica verbalmente, ma può imparare a farlo attraverso altri canali.
In generale, questi disturbi conferiscono caratteristiche uniche alla persona: circa il 40% di chi ne soffre presenta capacità intellettive superiori alla media degli individui e molte persone vedono il mondo in maniera “atipica” e del tutto particolare.
Ma quali sono le cause? Come spiega ‘Autism Speaks’ “negli ultimi cinque anni, gli scienziati hanno individuato una serie di mutazioni genetiche rare, associate all’autismo. Un piccolo numero di queste sono sufficienti a causare l’autismo da sole. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, l’autismo sembra essere determinato da una combinazione di geni legati al rischio di autismo e fattori ambientali che influenzano il primo sviluppo cerebrale”. Inoltre, un recente studio statunitense, condotto su 22 bambini di cui la metà affetti da autismo, ha mostrato evidenze di un possibile sviluppo del disturbo nella fase prenatale.
Viola Rita
02 Aprile 2014
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