Dopo lo stent. Bartorelli (UniMi): “E’ una nuova rivoluzione per il trattamento delle cardiopatie”
Ma una rivoluzione perché? “I vantaggi che porta rispetto alla tecnologia precedente, ovvero lo stent metallico permanente, sono dal punto di vista del recupero funzionale dell’arteria”, ha commentato Bartorelli. “Questa, infatti, a seguito del trattamento è di nuovo in grado di rispondere agli stimoli fisiologici e cioè di restringersi e dilatarsi in relazione a questi stimoli. Inoltre, con BVS evitiamo di causare uno stimolo infiammatorio cronico alla parete dell’arteria coronarica ed il rischio di fratture come quelle osservate negli stent metallici. Infine non dimentichiamo la preoccupazione che alcuni pazienti manifestano al pensiero di avere una protesi impiantata nel loro corpo per il resto della loro vita”.
E il futuro potrebbe riservare ancora nuove sorprese. Il nuovo dispositivo potrà essere usato già da subito per trattare pazienti affetti da coronaropatia ostruttiva con indicazioni anatomiche abbastanza simili a quelle degli stent metallici. Ma non solo. “Se tra i vari infarti miocardici il più grave è quello che interessa l’arteria discendente anteriore, nella quale le casistiche ci dicono che l’occlusione si localizza frequentemente nei primi 2 cm dell’arteria coronarica, la domanda sorge spontanea”, ha continuato il direttore. “Qualora si riscontrasse una placca aterosclerotica in quella zona potremmo impiantare BVS, anche se il restringimento del vaso non ha ancora raggiunto un grado critico? Potremmo in tal modo ridurre il rischio d’infarto senza lasciare una protesi permanente all’interno dell’arteria? Chiaramente per ora questa non resta che una speranza e non c’è ancora nulla di scientificamente dimostrato, ma in futuro questa strategia potrebbe rappresentare un bel passo avanti nell’ambito della prevenzione dell’infarto miocardico”.
26 Settembre 2012
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