Le strategie dei due partiti e l’irritazione del Quirinale
Diverse le contestazioni che il Quirinale avanzerebbe nei confronti dei due partiti. Innanzitutto, le due forze politiche hanno presentato e fatto votare il contratto di governo prima ancora di presentarlo ufficialmente al Capo dello Stato. Oggi, poi, mentre erano ancora in corso le consultazioni con la Lega, il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, ha palesato il nome del premier indicato durante il colloquio con Mattarella, scrivendolo anche sulle sue pagine social. Come se non bastasse, nelle sue dichiarazioni alla stampa Di Maio ha sottolineato a più riprese che "il vero premier è il contratto di governo". Per finire, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha successivamente dichiarato che "la squadra di governo è già pronta".
Tutto questo non è solo irrutuale ma, di fatto, aggira alcune precise norme costituzionali che tracciano la via da seguire per la nascita di un Esecutivo. Innanzitutto l'articolo 92 che affida al presidente della Repubblica il potere di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.
È dunque compito di Mattarella quello di nominare ed ufficializzare il premier. Si passa poi all'articolo 95, dove si spiega che il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei Ministri. Il premier non è quindi, né può esserlo, il contratto di governo. Frase che lascia presupporre il rischio di una presidenza del consiglio quasi 'eterodiretta' dalla volontà dei due leader di partito, in totale contrasto con il dettato costituzionale. Conte finirebbe così per diventare il premier tecnico di un governo politico, chiamato a fare l’esecutore di un programma che non ha scritto insieme ad una squadra di governo che non ha scelto.
Insomma elementi suscetibili di creare disappunto, se non proprio irritazione, al Colle ci sarebbero e una conferma indiretta starebbe anche nella decisione a sorpresa di convocare domattina, non il professor Conte, ma i due presidenti di Camera e Senato per un ulteriore giro di consultazioni.
Giovanni Rodriquez
21 Maggio 2018
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