Osservatorio giovani e alcol. Resta attenzione su ‘under 18’: “Lo assumono spesso fuori pasto”
“L’Italia è il Paese che, a livello globale, segnala una diminuzione del 65% dei consumi di bevande alcoliche negli ultimi 30 anni. In graduatoria OMS, i consumi medi di bevande alcoliche nella Penisola sono poco sopra i 6 litri di alcool puro (in linea con la media globale dei paesi aderenti all’OMS) e rappresentano circa la metà dei consumi medi Europei (l’area del mondo a maggiore quantità dei consumi)”. Lo afferma Enrico Tempesta, commentando la Relazione del Ministero della Salute sull’alcol. Questa Relazione “conferma però la tendenza, sempre più diffusa nel nostro Paese, al consumo fuori pasto che coinvolge in particolare i giovani tra cui gli ‘under 18’.
Indagini recenti dell’Osservatorio Permanente Giovani e Alcool mostrano che già prima dei 10 anni (con percentuali vicine al 30%) i ragazzi conoscono le bevande alcoliche, sotto forma di assaggio mediata quasi esclusivamente dal contesto familiare e senza apprezzabili derive di consumo illegale. Dopo i 14 entrano in gioco i consumi veri e propri, che, benchè sconsigliabili, restano nella maggioranza dei casi limitati entro curve di consumo basso e reversibile (anche relativamente ad alcuni comportamenti a rischio come il binge drinking, oggi in diminuzione). Del resto la principale indagine europea sui comportamenti giovanili (ESPAD) mostra con chiarezza che i 16-19enni italiani hanno consumato bevande alcoliche nell’ultimo mese nel 63% dei casi contro più del 70% dei ragazzi tedeschi, cechi e danesi; mentre l’ubriachezza nell’ultimo mese tocca i giovani italiani per il 13% delle risposte, contro una media europea del 17% e picchi dei Paesi nordici (come la Danimarca) al 37%.
La pericolosità dell’alcol in età giovanile – continua Tempesta – va commisurata però agli andamenti dominanti nei vari paesi e contestualizzata alle specifiche cause incentivanti o ritardanti delle abitudini locali. Rigorose indagini pubblicate su riviste scientifiche peer reviewed mostrano, con un alto grado di affidabilità, che non è tanto l’esordio precoce il fattore di maggior rischio rispetto all’alcool dipendenza, quanto l’ubriachezza precoce e il mancato controllo dei genitori unitamente all’influenza di compagnie e gruppi di pari già stabilmente inseriti nei comportamenti a rischio. Da qui la raccomandazione di “insistere su forme di controllo del bere giovanile – conclude Tempesta – che evitino una stigmatizzazione precoce, e un allarme mediatico non credibile al mondo giovanile e che finisce per consolidare un’opinione preconcetta e semplificante delle abitudini giovanili costruita sulla prospettiva degli adulti. Pertanto un controllo efficace del bere giovanile deve essere accompagnato da un coinvolgimento del mondo adulto che punti alla responsabilizzazione dei comportamenti e al rispetto delle norme”.
12 Marzo 2014
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