Aggressioni al personale sanitario. Come reagire alla violenza

Aggressioni al personale sanitario. Come reagire alla violenza

Aggressioni al personale sanitario. Come reagire alla violenza
E' una delle cose che si insegnano al Centro per l’Educazione all’Autoprotezione e al Soccorso (Ceas) di Brescia. Il Centro racccoglie le esperienze maturate negli anni da volontari e professionisti della sicurezza e della Protezione Civile. Autoprotezione significa per Ceas: Prevenzione nei diversi contesti, Definizione protocolli operativi in risposta agli eventi, Gestione delle criticità, Mitigazione delle conseguenze materiali e psicologiche.

Con una mossa fulminea e decisa il Dirigente responsabile del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Eboli in provincia di Salerno, Rino Pauciulo è riuscito ad avere la meglio, per la prima volta nella cronaca delle aggressioni in sanità, sull’uomo, disarmandolo prontamente del bastone con il quale ha tentato di colpirlo, provocandogli fortunatamente soltanto una lieve ferita alla mano.
 
L'episodio merita di essere raccontato proprio per dimostrare che ormai gli operatori sanitari stanchi di essere presi di mira, reagiscono alle violenze e come in questo caso, mettono addirittura in fuga l’aggressore. Eppure nella struttura eburina esiste un impianto di videosorveglianza, è presente un operatore di guardia giurata per turno, oltre al personale infermieristico e ausiliario, ma nonostante tutto non mancano tentativi di aggressioni che in questo specifico caso sarebbe stata provocata da una non soddisfacente prestazione erogata alcune ore prima. Non sempre però si trova una sanitario disposto a difendersi fisicamente come il dottore Pauciulo, già in servizio il giorno dopo l’accaduto.
 
La sua pluriennale attività anche di medico volontario in missioni all’estero, anche in teatri di guerra (ha scritto un libro “Diario di un medico in Afganistan”), di ritorno recentemente dalla Tunisia per un progetto con l’Università “La Sapienza” di Roma per una ricerca sui nomadi di R’Baija, oltre alla sua preparazione ad affrontare situazioni estreme, ha sicuramente favorito la reazione del sanitario. Ecco perché ci sembra giusto citare quanto ha previsto Agenas nel percorso formativo proposto per i corsi ECM finalizzati alla prevenzione delle violenze e aggressioni in sanità l’inserimento anche di nozioni relative ai processi e sistemi presenti in una organizzazione lavorativa complessa come quella sanitaria. Non sarebbe male tenere presenti pregresse esperienze.
 
In questo contesto si muove già il CEAS – Centro per l’Educazione all’Autoprotezione e al Soccorso, nato a Brescia sul finire del 2015 con lo scopo di svolgere attività di utilità sociale, senza finalità di lucro. In particolare per: promuovere la conoscenza dei rischi legati all’ambiente naturale e antropico; diffondere la cultura della sicurezza nei diversi contesti di vita; educare all’autoprotezione individuale, famigliare e comunitaria quale misura di mitigazione dei disastri; educare la popolazione al primo soccorso; promuovere e organizzare localmente gruppi, anche informali, di soccorso; promuovere e sviluppare progetti di cooperazione internazionale in materia di tutela della sicurezza e della salute delle popolazioni; promuovere la resilienza nella comunità per fronteggiare con maggiore efficacia eventi che generano situazioni di pericolo, sia in tempi ordinari sia in occasione di emergenze di massa; favorire il dialogo e la collaborazione con le istituzioni civili, gli enti locali, le organizzazioni sociali, le scuole di ogni grado per promuovere iniziative di solidarietà e di utilità sociale; realizzare esperienze di servizio sociale, di formazioni e di animazione culturale.
 
Il Centro racccoglie le esperienze maturate negli anni da volontari e professionisti della sicurezza e della Protezione Civile. Autoprotezione significa per Ceas: Prevenzione nei diversi contesti, Definizione protocolli operativi in risposta agli eventi, Gestione delle criticità, Mitigazione delle conseguenze materiali e psicologiche.

15 Aprile 2018

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