Allarme ortopedici: “Reparti al collasso, rivedere modello organizzativo territoriale”

Allarme ortopedici: “Reparti al collasso, rivedere modello organizzativo territoriale”

Allarme ortopedici: “Reparti al collasso, rivedere modello organizzativo territoriale”
Per Nuova Ascoti ha principale criticità risiede nella carenza di medici, ma "non è sufficiente la chiamata alle armi degli specializzandi. Serve un radicale cambio di rotta”. La proposta è di rivedere “il modello organizzativo ospedaliero sul territorio” e “istituendo negli ospedali “equipes di reparto e di sala operatoria per una collegialità che ‘realizzi’ salute”.

“I reparti di ortopedia degli ospedali italiani, da nord a sud, sono al collasso. Ormai non si contano più le chiusure o le sospensioni del servizio per la mancanza di medici. Il personale non è un optional rispetto all’appropriatezza e alla qualità delle prestazioni. I numeri insufficienti distruggono anche la professionalità e non consentono di curare come potremmo e dovremmo. Non è sufficiente la chiamata alle armi degli specializzandi. Serve un radicale cambio di rotta”. Ad affermarlo, in una nota, è Michele Saccomanno, presidente del sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti che aderisce alla federazione Cimo Fesmed con il dipartimento Anpo Ascoti.

“Non siamo ciechi, anche in altri settori vi sono carenze che sentiamo denunciare. Siamo solidali con loro. Ma non possiamo tacere per il traumatizzato che va adeguatamente trattato, al di là delle statistiche orgogliose per i femori operati in 48 ore”, aggiunge Saccomanno.

“L’estate è iniziata e i pronto soccorso ci chiameranno senza sosta, con le liste di attesa degli interventi di elezione che rinvieremo ancora dopo i già lunghi ritardi dovuti alla pandemia”. Per Saccomanno “c’è un modello organizzativo ospedaliero sul territorio da rivedere, occorre istituire negli ospedali equipes di reparto e di sala operatoria per una collegialità che ‘realizzi’ salute”. 

Dal presidente del sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti, infine, un richiamo al Governo, che “ha il dovere di non voltarsi dall’altra parte. Si abbia il coraggio di organizzare il lavoro non per presidi politici sul territorio, ma per risposte funzionali ai bisogni dei pazienti”.

19 Maggio 2022

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