La salute mentale a scuola. “Non è solo la pandemia, è la nostra società che produce malessere psicologico”. Intervista a Lazzari

La salute mentale a scuola. “Non è solo la pandemia, è la nostra società che produce malessere psicologico”. Intervista a Lazzari

La salute mentale a scuola. “Non è solo la pandemia, è la nostra società che produce malessere psicologico”. Intervista a Lazzari
Dopo la morte di Lorenzo Parelli gli studenti avanzano precise richieste alle Istituzioni che investono anche la salute mentale, tra queste lo psicologo nelle scuole, che la salute mentale diventi un problema politico e collettivo e che l’esame di maturità sia riformulato tenendo conto che non si vive in una situazione “normale”, a causa della pandemia. Ne abbiamo parlato con il presidente degli psicologi italiani David Lazzari

Tra le richieste avanzate dagli studenti nell'ambito delle loro proteste dopo la morte in fabbrica dello studente Lorenzo Parelli, al suo ultimo giorno di stage previsto nel programma di alternanza scuola-lavoro, figura anche quella di far diventare lo psicologo una figura fissa a scuola per curare il benessere psicologico degli stidenti. Ne abbiamo parlato con il presidente del Consiglio nazionale degli psicologi David Lazzari.

Professor Lazzari, a seguito della morte del diciottenne Lorenzo Parelli gli studenti medi si sono mobilitati, facendo precise richieste alle Istituzioni e al Paese che investono anche la salute mentale. Prima di tutto: qual è il suo giudizio sull'alternanza scuola-lavoro?
Le esperienze pratiche sono un aspetto fondamentale nell’iter formativo, vanno salvaguardate e potenziate. Il tema non è l’alternanza ma la sicurezza negli ambienti di lavoro. Che è fatta di norme tecniche ma anche di ergonomia, di educazione alla sicurezza, di prevenzione. Come Ordine abbiamo fatto di recente un protocollo con gli Ingegneri per sviluppare l’integrazione tra aspetti umani e tecnici nella sicurezza, tema poco sviluppato e che invece merita attenzione.

Gli studenti chiedono che la salute mentale diventi un problema politico e collettivo…
Non è solo la pandemia, è la nostra società che produce stress e malessere psicologico. Vanno potenziati gli strumenti pubblici di cura, in particolare i servizi psicologici e di psicoterapia perché oggi sono quasi inesistenti. Ma affrontare il tema solo a valle, con le cure, è del tutto inadeguato. Come Psicologi chiediamo di attivare una rete di prevenzione e promozione delle risorse psicologiche proprio a partire dalla scuola. Lo Psicologo scolastico non fa terapie ma aiuta il sistema scuola, studenti e famiglie, docenti e organizzazione, a fare prevenzione primaria, ad ascoltare ed intercettare il disagio prima che divenga disturbo, a promuovere – a livello individuale e collettivo, le competenze psicologiche, oggi messe in crisi da molti fattori.

Secondo gli studenti la DAD ha apportato danni al loro benessere-psicofisico, è anche il suo parere?
Non è un parere, è il risultato delle indagini. Penso in particolare a quelle che il Centro Studi del CNOP ha effettuato con l’Istituto Piepoli sugli studenti italiani. I risultati sono chiari. Ma sono anni che bambini e adolescenti mostrano sia una aumento dei disturbi dello sviluppo che, soprattutto, un forte malessere psicologico, una fatica adattiva che aumenta da anni, un campanello d’allarme ignorato. Perché finché i giovani non fanno gesti eclatanti, aggressioni di massa o tentativi di suicidio, non trovano attenzione e risposte. Noi che studiamo lo sviluppo psicologico degli individui non veniamo mai consultati. Le nostre evidenze scientifiche e pratiche rimangono inascoltate. La logica che guida le istituzioni è quella binaria: bianco/nero, sano/malato. Una logica perdente, che ignora la complessità del reale e dei fenomeni umani.

Non solo gli studenti, ma anche l’ANP, l’Associazione nazionale presidi, chiedono l'abolizione della seconda prova. Questo esame di maturità è pensato come “normale” in una società “anormale”? Il concetto di normalità è diverso prima, durante e dopo la pandemia e sarà ancora lo stesso?
La normalità è un fatto statistico e culturale. Oggi dovremmo dire che è normale star male, avere una psiche fragile. Avere un collasso psicologico delle società, oppure un collasso climatico e ambientale. La società ci ha messo secoli ad utilizzare la medicina come strumento sociale e non per pochi ricchi, io spero che non ci voglia lo stesso tempo per usare la Psicologia perché questo tempo non l’abbiamo. I problemi corrono più in fretta delle soluzioni.

Gli studenti richiedono lo psicologo nei licei e negli istituti come una figura fissa e costante.
Gli studenti sanno, ce lo dicono, che la Psicologia promuove la consapevolezza di se stessi e del mondo, si occupa di ‘life skills’, quelle abilità che portano a comportamenti positivi e costruttivi, che rendono l’individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide grandi e piccole della vita. Come la capacità di gestire le emozioni, la gestione dello stress, la comunicazione efficace, l’empatia, il pensiero creativo e quello critico, la capacità di prendere decisioni e quella di risolvere problemi. Oggi qualcuno le chiama “competenze non cognitive” ma sono competenze psicologiche fondamentali di cui c’è enorme bisogno, perché abbiamo una società che non le fornisce più in modo naturale con la crescita. Accade con la psiche quello che è successo con il corpo: per star bene, svilupparlo in modo sano non basta la vita quotidiana perché è sedentaria. Per questo i giovani vogliono lo Psicologo nella scuola. Ma, ripeto, gli adulti si voltano solo quando i giovani fanno casino, quando dicono cose intelligenti vengono per lo più ignorati.

Lorenzo Proia

Lorenzo Proia

08 Febbraio 2022

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