Competenze infermieristiche. Troise (Anaao): “Dalle Regioni disponibilità e prontezza sospette”

Competenze infermieristiche. Troise (Anaao): “Dalle Regioni disponibilità e prontezza sospette”

Competenze infermieristiche. Troise (Anaao): “Dalle Regioni disponibilità e prontezza sospette”
"Non si sono comportate così con i medici. Sono due anni che aspettiamo di discutere con loro il nostro futuro". Il leader del maggiore sindacato medico ospedaliero torna sulla sua presa di posizione che criticava il sì degli Assessori regionali all'accordo e dice: "Sbaglia chi considera irrilevante il giudizio dei medici".

“Non comprendo questo scalpore sulle nostre affermazioni. Mi chiedo invece se quanto abbiamo sottolineato sia stato letto con attenzione da quanti polemizzano”. Il segretario nazionale dell’Anaao Assomed rispedisce al mittente gli attacchi seguiti alla nota sulla bozza di accordo che punta a cambiare le competenze infermieristiche.  


 


Non ci sono pregiudizi verso le professioni sanitarie non mediche, ha ricordato Costantino Troise. Quella contestata è una questione sul metodo con il quale le Regioni hanno condotto la partita: un’apertura, una disponibilità e una prontezza che appaiono “singolari”. Soprattutto se si tiene conto dell’immobilismo della Salute e delle Regioni alle mancate richieste di un confronto che la categoria medica ha più e più volte chiesto. E così si continua un gioco di ruoli che considera irrilevante il consenso dei medici dipendenti lasciandoli soli a pagare i costi della crisi.
 
Dottor Troise, le sue affermazioni in merito al via libera alla bozza di accordo sull’implementazione e lo sviluppo delle competenze infermieristiche hanno scatenato una tempesta sul web. Cerchiamo di capire meglio i perché della sua opposizione sul provvedimento. È una critica di metodo o di sostanza?
Se si leggesse con attenzione e senza intenti manipolatori quanto abbiamo scritto non ci sarebbero dubbi. Non siamo affatto entrati nella sostanza dei contenuti del provvedimento anche perché, come abbiamo sottolineato a chiare note, nessuno ha chiesto il nostro parere, ma abbiamo voluto richiamare l’attenzione su alcuni aspetti di questa vicenda che appaiono paradigmatici.
 
Ossia?
Da due anni i medici aspettano, come promesso più volte dalle Regioni, l’apertura di tavoli tecnici per discutere questioni di interesse del sistema sanitario e della professione. Un anno fa hanno scritto al Ministero e alla Conferenza dei presidenti chiedendo, inutilmente, di essere ascoltati su quello che si stava preparando in tema di Professioni non mediche.Ora, invece, tutto si accelera, al punto che la Commissione salute delle Regioni ha approvato un documento ricevuto il giorno prima dal Ministero, con tempi talmente ristretti da far dubitare che tutti gli assessori lo abbiano veramente letto. Insomma, gli stessi Assessori che continuano a negare a casa propria gli aumenti contrattuali dovuti ai medici al superamento dei 5 e 15 anni di servizio, che pure hanno riconosciuto in sede di Conferenza, mostrano in questo caso, singolare apertura, disponibilità e prontezza. Tra l’altro non è chiaro fino a che punto la conferenza Stato Regioni possa configurarsi come ‘Terza Camera’ legislativa.
 
Quindi qual è la sua lettura?
Ritengo ci sia un filo nemmeno troppo sottile che lega il sistema pubblico di erogazione delle cure a chi quelle cure è chiamato ad erogare. Continuare in un gioco di ruoli, che considera irrilevante il consenso dei medici dipendenti lasciandoli soli a pagare i costi della crisi, rischia di far collassare il ruolo e la professionalità di chi è chiamato a tutelare il diritto alla salute ma anche il sistema stesso nel quale questo diritto diventa esigibile.
 
Eppure molti hanno letto nelle vostre affermazioni un'alzata di scudi verso le professioni non mediche. Tant’è che dai sindacati confederali è arrivato un invito ad evitare il muro contro muro tra medici e infermieri.
Non sono così cieco da non vedere che il mondo della sanita cambia, e che quindi sono destinate a mutare anche le professioni sanitarie. Non riesco quindi a capire lo scalpore suscitato da sottolineature che criticano modalità figlie di un federalismo da ripensare con urgenza e in profondità, e di tavoli ministeriali a lungo orfani di paternità. Forse è il caso di andare a rileggere quanto abbiamo affermato.
 
Quali soluzioni propone per arrivare ad una definizione delle competenze tra mondo medico e professioni sanitarie?
Non spetta a me indicarle. È da auspicare che se di formazione ci fosse bisogno, la stessa avvenga all’interno del servizio sanitario senza alimentare un monopolio formativo universitario già fallito per la formazione medica. È compito comunque del ministero e delle Regioni garantire che ogni proposta vada nella direzione dell’efficacia e della sicurezza dei percorsi assistenziali a tutela della salute dei cittadini e delle competenze della professione medica.

15 Febbraio 2013

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