Coronavirus. Casse previdenza private: “Ancora troppi professionisti esclusi da aiuti”

Coronavirus. Casse previdenza private: “Ancora troppi professionisti esclusi da aiuti”

Coronavirus. Casse previdenza private: “Ancora troppi professionisti esclusi da aiuti”
A finire sotto accusa è il Decreto Liquidità che ha escluso dall’indennizzo statale di 600 euro chi ha già un piccolo trattamento pensionistico o è semplicemente iscritto a più di un ente di previdenza obbligatoria. Il presidente Oliveti: "La norma genera diseguaglianze. Mentre a un figlio sostenuto dai genitori vengono dati 600 euro, a un orfano o una vedova vengono invece negati per il semplice fatto di percepire una pensione indiretta o di reversibilità di poche centinaia di euro". 

Paletti irragionevoli, tasse sugli aiuti e incertezze sull’arrivo dei fondi. Sono questi gli ostacoli che stanno tagliando fuori dagli aiuti per Covid-19 decine di migliaia di professionisti. L’allarme è lanciato dall’Adepp, l’associazione degli enti di previdenza privati italiani.
 
"Un pasticcio normativo contenuto in uno degli ultimi decreti legge sull’emergenza coronavirus (n. 23/2020, articolo 34) ha portato ad escludere dall’indennizzo statale di 600 euro chi ha già un piccolo trattamento pensionistico o è semplicemente iscritto a più di un ente di previdenza obbligatoria", denuncia l'Adepp.
 
“La norma genera ulteriori disagi e diseguaglianze – dice il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti –. Mentre a un figlio sostenuto dai genitori vengono dati 600 euro, a un orfano o una vedova vengono invece negati per il semplice fatto di percepire una pensione indiretta o di reversibilità di poche centinaia di euro. Analogamente chi riesce a vivere della propria professione è tutelato, mentre chi per arrivare a fine mese è costretto a fare due lavori, con due posizioni previdenziali diverse, non può ricevere i 600 euro.”
 
“Ringraziamo invece il ministero del Lavoro per aver preso posizione a favore dei giovani chiarendo che chi ha cominciato l’attività nel 2019 e nel 2020 può comunque ricevere l’indennizzo statale, anche se nel 2018 non aveva ancora un reddito professionale”, continua Oliveti.
 
Le Casse dei professionisti si stanno attivando per versare ulteriori aiuti ai loro iscritti in difficoltà ma, se le norme fiscali non cambieranno, saranno tassati. “Per ogni mille euro che potremmo destinare ai professionisti, saremmo costretti a trattenerne almeno 200 da rigirare allo Stato – spiega Oliveti –. Siamo al paradosso di uno Stato che chiede una percentuale sugli aiuti che dovrebbe erogare lui stesso”.
 
Le Casse chiedono invece parità di trattamento con gli indennizzi statali erogati durante l’emergenza coronavirus, che sono esentasse come gli assegni sociali e altre prestazioni assistenziali veicolate dall’Inps.
 
“Oltretutto le risorse delle Casse dei professionisti sono frutto del risparmio previdenziale degli iscritti, che è già tassato. Siamo arrivati a una sorta di anatocismo fiscale, con la pretesa di tasse sulle tasse, per giunta in un momento in cui siamo tutti richiamati alla solidarietà”, dice il presidente dell’Adepp.
 
Gli enti di previdenza dei professionisti attendono inoltre il rimborso di 200 milioni di euro per gli indennizzi relativi al mese di marzo che hanno già anticipato per conto dello Stato e lo stanziamento degli ulteriori fondi necessari per pagare i 600 euro a chi è rimasto fuori in prima battuta a causa dell’esaurimento del budget.
 
“Le Casse sono anche pronte a versare gli ulteriori indennizzi che lo Stato vorrà prevedere per il mese di aprile, ma è necessario che le somme già liquidate vengano rimborsate – aggiunge Oliveti –-. Noi siamo disponibili ma lo Stato ha la responsabilità di ripristinare la liquidità”.

22 Aprile 2020

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