Cure primarie. Smi: “No a modelli rigidi, sì ad aggregazioni funzionali”

Cure primarie. Smi: “No a modelli rigidi, sì ad aggregazioni funzionali”

Cure primarie. Smi: “No a modelli rigidi, sì ad aggregazioni funzionali”
Ed anche centralità dell’integrazione con pediatri e specialisti ambulatoriali, contratto e accesso unico, ristrutturazione del compenso, intervento sugli oneri burocratici a carico dei medici. Queste le proposte del Sindacato dei medici italiani inviate al tavolo tecnico del ministero della Salute.

Aggregazioni funzionali che valorizzino l’offerta di servizi presenti nel territorio e le figure professionali a partire dalla guardia medica. Integrazione con pediatri e specialisti ambulatoriali. Contratto e accesso unico, ristrutturazione del compenso, intervento sugli oneri burocratici che gravano sui camici bianchi. E ancora, impegno sulla formazione specialistica e sull’applicazione dei principi della medicina di famiglia del Wonca. Sono queste le proposte per il riordino delle cure primarie che il Sindacato dei medici italiani (Smi) ha inviato al ministero della Salute.
 
“Fino ad oggi si è parlato molto di nuovi modelli organizzativi sul territorio – ha dichiarato Maria Paola Volponi, responsabile nazionale per la Convenzionata dello Smi – e in particolare di forme associative territoriali, più o meno complesse, come la soluzione delle problematiche emergenti. Sempre partendo da una modellistica rigida e calata dall’alto. Non è così: a nostro parere la riorganizzazione delle cure primarie deve essere decisa e condivisa a livello periferico (regioni, Asl) e garantire alcuni criteri declinati a livello centrale: equità, efficienza, efficacia, integrazione”.

Per quanto riguarda gli aspetti normativi, sulla ristrutturazione del compenso, sull’accesso e il contratto unico, ha aggiunto Maria Paola Volponi: “è ormai evidente a tutti che deve esistere un’unica area della medicina generale e del territorio, con accesso unico, formazione specifica, possibilità di carriera, con uguali tutele e diritti per tutte le figure professionali che vi operano. Magari nella prospettiva, un giorno, di un’unica area contrattuale di tutti i medici della dirigenza e della convenzionata. La parola d’ordine è integrazione con i servizi ospedalieri (ospedale forte – territorio forte), valorizzando la guardia medica e il 118 (aree senza tutele adeguate) e l’interrelazione con gli specialisti ambulatoriali. Siamo certi che si superassero alcuni particolarismi potremmo costruire su queste basi una piattaforma di proposta forte, come avviene tra le sigle della dirigenza medica. Purtroppo così non è, ma lo Smi continuerà in questa direzione con questo spirito unitario e propositivo, anche se certo non mancano anche gli elementi di contrasto”.
 
Lo Smi, ha poi spiegato Volpoli, ha ispirato la proposta inviata al tavolo tecnico del ministero della salute ai principi che lo legano alla Società scientifica Assimefac, riconosciuti a livello internazionale da Wonca: “A tal fine è necessaria una politica sanitaria basata non solo su criteri gestionali ed economici, ma che punti anche alla formazione di tutte le professioni mediche sanitarie e sociali, basata sul modello long life learning (pre-laurea, post-laurea, e continua), gestita in collaborazione tra le varie istituzioni competenti, università, aziende sanitarie, regioni, associazioni scientifiche e professionali”.

23 Marzo 2012

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