Dm 77. “Manca un piano di assunzione, così riforma rischia di rimanere solo sulla carta”. Le osservazioni di Cgil e Cisl

Dm 77. “Manca un piano di assunzione, così riforma rischia di rimanere solo sulla carta”. Le osservazioni di Cgil e Cisl

Dm 77. “Manca un piano di assunzione, così riforma rischia di rimanere solo sulla carta”. Le osservazioni di Cgil e Cisl
Per la Cgil il Fondo sanitario è "inadeguato" per assicurare la riorganizzazione e lo sviluppo dell’assistenza sociosanitaria integrata territoriale. Inoltre, per entrambe le sigle sindacali, senza "un robusto piano di assunzioni e di stabilizzazioni tese all’abbattimento di un precariato oramai diffusissimo, tutto il processo di riorganizzazione rischia di entrare crisi ancor prima dell’avvio, mettendo così in discussione il raggiungimento degli obiettivi prefissati". Queste alcune delle osservazioni sul Dm 77 mosse in due documenti da Cgil e Cisl.

I fondi stanziati potrebbero non risultare sufficienti e, soprattutto, senza un vero piano di stabilizzazione del persona potrebbe restare solo sulla carta quel processo di riforma del territorio delineato dal DM 77. Questo in estrema sintesi l’allarme lanciato da Cgil e Cisl in due diversi documenti nei quali sollevano alcune osservazioni sulla proposta di riforma della sanità territoriale.

Queste le osservazioni della Cgil:

“Positiva l’intenzione di spingere le regioni ad adottare in modo uniforme il nuovo modello per assicurare i Livelli Essenziali dell’Assistenza territoriale, indispensabile sia per superare l’attuale frammentazione che per organizzare percorsi di convergenza nelle regioni in difficoltà. Tuttavia, la spinta per l’uniformità dei Lea è indebolita già dall’art. 1 del DM che attribuisce solo valore descrittivo al più completo impianto dei ‘Modelli e standard per lo sviluppo dell’Assistenza Territoriale nel Ssn’ – Allegato – 1 rispetto all’Allegato 2 dal valore prescrittivo. Si lasciano così margini di interpretazione, e libertà di azioni disomogenee, alle singole regioni ben oltre i confini della legittima e necessaria autonomia organizzativa.

L’Allegato 2 presenta una grave carenza non prevedendo alcuni degli elementi fondamentali per la concreta realizzazione della riforma e tra loro funzionali: non vengono previste come prescrittive le indicazioni per i Distretti, l’Infermiere di Famiglia o Comunità e i Sistemi Informativi e Qualità. E ancora, non sono previsti standard riferiti a tutte le figure componenti l’equipe multiprofessionale (pur essendo richiamata in più parti, ad es. Tabella 1 capitolo 3, Capitolo Casa della Comunità, ecc).

Inoltre, si ribadisce che il livello del finanziamento, sia per il Fondo Sanitario Nazionale che per i diversi fondi Sociali, è inadeguato per assicurare la riorganizzazione e lo sviluppo dell’assistenza sociosanitaria integrata territoriale.  In particolare, resta da rimuovere il tetto di spesa per il personale imposto dalla vigente normativa, per consentire un’adeguata definizione dei fabbisogni formativi e dei relativi piani di assunzione compresa la stabilizzazione del personale precario anche in ragione dei processi di reinternalizzazione (ex art.1 c.268 c) L.234/2021). Infatti, la deroga al tetto di spesa per il personale, risultante dai nuovi standard dell’assistenza territoriale, stabilita con la legge di bilancio 2022 (L. 234/2021), richiamata nella premessa del documento, non è finanziata con un incremento del Fsn. Si tratta di un’autorizzazione di spesa vincolata, utile ma che deve essere accompagnata da un corrispondente incremento del Fsn. Inoltre, particolare attenzione deve essere rivolta al DM (DM ex comma 274 della sopracitata legge di bilancio) che dovrà ripartire tra le regioni tali autorizzazioni di spesa in deroga ai tetti vigenti, per evitare di penalizzare le regioni che dovessero aver già provveduto ad assicurare standard maggiori con risorse ordinarie del Fsr.

Senza l’assunzione stabile dei professionisti sanitari e sociali le stesse misure per il potenziamento della rete dei servizi territoriali sono inefficaci, e si prelude ad una inaccettabile privatizzazione dell’assistenza. … Sui fabbisogni di personale il confronto tra Cgil, Cisl, Uil e Ministero della Salute finora non ha prodotto risultati apprezzabili.” (Leggi qui il documento integrale).

Queste le osservazioni della Cisl:
“Nel corso degli incontri avuti in occasione dei tavoli di partenariato, insieme alle Categorie maggiormente coinvolte nei processi di riforma (FP Cisl, Cisl Medici e FNP), pur avendo espresso condivisione per il percorso, non abbiamo mancato di evidenziare le nostre preoccupazioni su alcun importanti punti, ed in primis sulla delicata questione del personale.

I lavoratori e le lavoratrici rappresentano la colonna portante della riorganizzazione del sistema socio-sanitario in quanto solo attraverso dotazioni organiche adeguate potranno essere raggiunti gli obiettivi prefissati.

E’ indubbio che su questo punto la riforma inizia il suo percorso in affanno dal momento che oltre un decennio di tagli e blocco del turn over hanno ingenerato ad oggi situazioni al limite della sostenibilità con carenze importanti nell’ordine di circa 60.000 infermieri e 18.000 medici, numeri destinati ad aumentare a causa dei futuri pensionamenti, tutto questo senza tener conto delle necessità di personale medico e del comparto da destinare alla sanità territoriale.

Senza un intervento rapido e risolutivo che vada a superare il problema attraverso un robusto piano di assunzioni e di stabilizzazioni tese all’abbattimento di un precariato oramai diffusissimo, tutto il processo di riorganizzazione rischia di entrare crisi ancor prima dell’avvio, mettendo così in discussione il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Siamo all’inizio di un percorso nel quale si sta definendo un nuovo sistema di welfare socio-sanitario integrato, capace ancora di rispondere in modo universale ai bisogni di cura promuovendo un modello di sanità di prossimità per essere più vicini alle persone, costruendo modelli di assistenza territoriale fondati sul “cure” e sul “care” (curare e prendersi cura).

Come CISL siamo convinti della necessità di questo processo di riforma e continueremo a vigilare affinché venga effettivamente realizzato un Servizio Sanitario nazionale, pubblico ed universale,efficace ed efficiente, sia sul versante ospedaliero sia su quello territoriale, capace di recuperare i principi fondanti del SSN a noi particolarmente cari: Universalità, Uguaglianza ed Equità”. (leggi qui il documento integrale).

01 Luglio 2022

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