Donazioni sangue e carenza personale. De Angelis (Cns): “Specializzandi ed infermieri possibili soluzioni”

Donazioni sangue e carenza personale. De Angelis (Cns): “Specializzandi ed infermieri possibili soluzioni”

Donazioni sangue e carenza personale. De Angelis (Cns): “Specializzandi ed infermieri possibili soluzioni”
Dal Direttore del Centro nazionale sangue arriva una proposta per ovviare all’annosa carenza di personale, che la pandemia ha esacerbato rendendo sempre più difficile avere medici, impegnati ora anche sul fronte Covid, per gestire le donazioni nei centri trasfusionali

La carenza di personale medico è un tema critico ormai da qualche anno e non solo per il sistema trasfusionale. Ma le possibili soluzioni non mancano e il Centro nazionale Sangue sta lavorando, di concerto con il Ministero della Salute, con le Regioni e con le Associazioni di donatori per risolvere il problema.
 
Vincenzo De Angelis, Direttore del Centro nazionale sangue commenta così l’allarme lanciato da Gianpietro Briola Presidente nazionale dell’Avis sulle pagine del Fatto Quotidiano. Il Covid sta mandando in crisi il sistema di raccolta del sangue gestito dall’Avis, e così è sempre più difficile avere medici per effettuare i prelievi di sangue, al punto di dover annullare le sedute per la donazione. “Stiamo lottando contro una crisi indotta dalla grande richiesta di personale sanitario scatenata dal Covid – ha dichiarato Briola – c’è una ‘caccia’ a medici e infermieri, tra hub vaccinali e squadre Usca. E non possiamo competere da un punto di vista retributivo, pur rientrando ovviamente nelle tabelle dell’Ordine dei medici”.

Una penuria di personale peraltro denunciata da tempo dal Cns. “Quello della carenza di personale medico è un tema critico ormai da qualche anno e non solo per il sistema trasfusionale – ha spiegato De Angelis – una survey portata avanti dal Cns nel 2019 ha quantificato un necessario adeguamento di circa il 30% del personale, rispetto all’attuale dotazione. E abbiamo alcuni casi limite che fanno riflettere, come quello della Sicilia, dove nel 2021 circa 400 appuntamenti per la donazione volontaria sono saltati a causa dell’indisponibilità di personale medico”.

Come non mancano i problemi non mancano neanche le possibili soluzioni su cui stiamo lavorando, di concerto con il Ministero della Salute, con le Regioni e con le Associazioni di donatori, ha aggiunto il Direttore del Cns. “Una potrebbe essere quella di coinvolgere il personale medico abilitato, iscritto all’Ordine dei medici e alle Scuole di specializzazione – prosegue – ma per farlo servirebbe una deroga al regime di incompatibilità previsto dalla legge 368 del 1999, come già fatto a suo tempo con la legge 178 del 2020 per le finalità connesse alla campagna vaccinale Covid-19”.
 
Un’altra strada è la reingegnerizzazione del sistema, per ottenere un risultato qualitativamente adeguato usando al meglio le risorse disponibili. “Penso alla valorizzazione di figure professionali come quelle degli infermieri, che nei pronto soccorso, per esempio, hanno maggiori responsabilità e che potrebbero avere funzioni più articolate anche nei centri trasfusionali – ha spiegato – dopo un’opportuna formazione potrebbero essere impiegati nelle attività di raccolta del sangue e degli emocomponenti e per tutto quello che non implica decisioni diagnostiche o terapeutiche. Una buona prassi che peraltro è giù realtà da molti anni in altri Paesi europei”.
 
Ester Maragò

E.M.

16 Dicembre 2021

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